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Guida pratica al codice POD: dove si trova sulla bolletta, come è composto il Point of Delivery, come recuperarlo senza bolletta e perché serve per attivazioni, volture e cambio fornitore.

💡 Partiamo da quello che conta per te: il POD identifica il punto fisico in cui l'energia elettrica entra in casa tua, non identifica te e nemmeno il tuo contratto. La sigla sta per Point of Delivery, cioè punto di consegna. È un'etichetta che appartiene al luogo, non alla persona che lo abita, e resta lì qualunque cosa succeda all'intestazione.
Nel mercato elettrico italiano è l'identificativo con cui venditori, distributori e gestori di rete riconoscono la tua utenza. In bolletta a volte lo trovi etichettato come "codice univoco". Il paragone che gira più spesso è quello con il codice fiscale del punto di prelievo: non è una definizione ufficiale, ma rende bene l'idea del ruolo che svolge.
Il codice ti viene assegnato quando l'impianto viene connesso alla rete. Da lì in poi resta lo stesso, anche se cambi venditore dieci volte in dieci anni. Si muove soltanto se cambia qualcosa nella struttura fisica dell'allacciamento, ed è proprio questa stabilità a garantirti continuità mentre ti muovi nel mercato libero.
⚠️ Attenzione a un equivoco molto frequente. Il POD riguarda soltanto l'elettricità: il PDR del gas e la matricola del contatore elettronico sono tre dati con funzioni diverse tra loro. Il PDR appartiene a un'altra utility, con un'altra rete e un altro misuratore; la matricola identifica il singolo dispositivo appeso al muro. Confonderli è la causa più comune di errori in fattura e di pratiche che si piantano a metà.
Il codice ha 14 o 15 caratteri e segue una struttura fissa, identica in tutta Italia. Parte dalla sigla del paese e si chiude con il riferimento al punto di prelievo, così riesci a leggerlo a colpo d'occhio senza bisogno di decifrare nulla. Ecco gli elementi, nell'ordine in cui li incontri:
Prima di allarmarti, una precisazione che evita generalizzazioni sbagliate: questa novità non tocca tutti i POD italiani. Dal 1° gennaio 2025 il prefisso IT253E vale solo per i punti di prelievo passati sotto Duereti, la società del gruppo A2A che ha rilevato da e-distribuzione la rete della cinta est-sud-ovest di Milano e della Val Trompia, in provincia di Brescia. Fuori da quelle aree il prefisso resta quello del distributore locale, che nella maggior parte dei casi è ancora IT001E.
Anche dove il passaggio è avvenuto, le otto cifre finali non si toccano. Cambia soltanto la testa del codice, quindi il punto di prelievo resta riconoscibile esattamente come prima. In pratica funziona così: un codice che era IT001E12345678 diventa IT253E12345678.
Il prefisso a tre cifre dopo il codice IT ti dice subito chi gestisce la rete nella tua zona. Ecco i principali distributori e il relativo codice:
Fuori da queste aree, verifica sempre il prefisso corretto prima di usarlo in una pratica: il distributore locale cambia da comune a comune, e un codice sbagliato blocca gran parte delle richieste online.
Il posto più rapido dove cercarlo è la bolletta, ma non nella parte dei consumi. Punta dritto alle sezioni con i dati identificativi dell'utenza: intestatario, indirizzo, numero cliente. È lì che compare, lontano dalle cifre che rischi di scambiare per il codice giusto.
Un consiglio che vale sempre: fidati delle fonti ufficiali. ARERA, Enel Energia ed e-distribuzione pubblicano indicazioni aggiornate su tutti e tre i canali di ricerca, dalla bolletta al contratto al misuratore. Sono le stesse che ti evitano di inseguire istruzioni obsolete raccolte su forum e gruppi social.
Nella sezione "Dati della fornitura", quasi sempre entro le prime due pagine. Compare accanto a intestatario, indirizzo e codice cliente. A volte è scritto per esteso come "Point of Delivery", a volte solo con la sigla, a volte come "codice univoco": cerca la sigla POD, non l'etichetta: il codice sotto resta identico da una bolletta all'altra.
Il dato è stampato sulla targhetta del dispositivo oppure compare sul display. Per farlo apparire di solito basta premere il pulsante accanto allo schermo, anche se il numero di pressioni cambia da modello a modello: su alcuni apparecchi ne servono due. Non è una procedura standardizzata, dipende dal distributore e dal modello installato.
⚠️ C'è un limite che conviene conoscere in anticipo. Diversi apparecchi mostrano soltanto le ultime 8 cifre, non la stringa intera. In quel caso ricostruisci il resto aggiungendo il prefisso corretto, e se la tua zona è passata a Duereti usa la codifica aggiornata al posto di quella storica.
Se non hai una bolletta recente, il contratto di fornitura è la fonte più affidabile che hai in casa. Il codice è riportato anche nei documenti di attivazione o di voltura, insieme agli altri dettagli tecnici del punto. È il percorso più lento ma anche il più solido, perché quei documenti non scadono.
Poi c'è la via digitale, che di solito è la più veloce di tutte. Entri nell'area clienti con le credenziali del contratto attivo e il dato è lì, a portata di schermo, senza dover rovistare tra i documenti cartacei di casa.
Hai perso la bolletta? Il codice si recupera lo stesso, e serve proprio quando hai una pratica aperta e poco tempo davanti. Vale la pena sapere come rintracciarlo in ogni situazione, perché prima o poi capita a tutti.
✅ Prima cosa da sapere: la richiesta è sempre gratuita, sia che tu la faccia al venditore sia al distributore locale. Quello che cambia sono i tempi. Su telefono, email o area riservata la risposta arriva entro pochi giorni lavorativi; per le richieste formali il distributore ha fino a 30 giorni per rispondere. Se hai fretta, parti dal canale più rapido e tieni quello formale come riserva.
In qualche caso il recupero si complica. Succede negli immobili frazionati dopo l'allacciamento originario: la corrispondenza tra utenza registrata e punto fisico può saltare, e servono verifiche in più per riallineare i dati prima di procedere.
Un chiarimento prima di partire: il codice cliente non è il POD. Il codice cliente ha 9 cifre e serve all'assistenza del venditore; il POD identifica il punto di prelievo. Confonderli allunga una richiesta di assistenza, perché il codice cliente non risale al punto di prelievo.
Se la fornitura è attiva, il canale più diretto è il tuo venditore: servizio clienti o area riservata. Ti chiederanno di identificarti con i dati del titolare del contratto, non con quelli di chi telefona. In genere bastano quattro informazioni di base:
Il distributore locale è l'interlocutore giusto quando il venditore non basta: risale all'utenza collegata a un codice e individua chi è il fornitore attivo su quel punto. Puoi contattare e-distribuzione al numero verde 803.500 oppure tramite i canali social dedicati. Aiuta anche sulla lettura del misuratore, non solo sul recupero del dato.
Se sei il titolare della fornitura, compila il modulo "Dichiarazione per richiesta POD" e invialo a servizioclienti@e-distribuzione.com, allegando un documento d'identità valido. Una foto del contatore velocizza parecchio il riconoscimento del punto.
La pratica può partire anche da qualcun altro. In quel caso serve il modulo "Dichiarazione e delega a terzo per richiesta POD", con i documenti d'identità di delegante e delegato. Segui alla lettera le istruzioni riportate sul modulo: è lì che si perdono i giorni.
Con un misuratore elettronico leggi il codice dal display, senza cercare carte in giro per casa. Se la fornitura è disattivata il display mostra un codice cliente alfanumerico: annotalo, perché basta quello per farti dare il POD dal distributore anche a contatore spento.
Per le forniture disattivate esistono anche piattaforme di ricerca avanzata. Inserisci indirizzo e numero civico e ottieni l'elenco dei codici associati a quell'immobile. Confronta poi la matricola mostrata a schermo con quella leggibile sul dispositivo; se la fornitura risulta attiva o la matricola non compare, il sistema ti manda da un operatore.
In pratica, senza POD non parte quasi nulla sulla luce: lo comunichi ogni volta che una pratica tocca insieme il piano contrattuale e quello tecnico, dalle attivazioni ai cambi di intestazione, dalle disattivazioni alle semplici richieste di informazioni.
Un dettaglio operativo che ti evita grattacapi: nelle procedure va inserito in formato completo e in maiuscolo. Sembra una pignoleria burocratica, ma una stringa scritta male blocca la pratica nei gestionali del venditore, spesso senza dirti perché.
In tutte le situazioni in cui bisogna dire al sistema su quale punto fisico operare. Sono tre i casi che incontri più spesso: l'attivazione di una nuova fornitura, dove senza il codice l'allaccio non può nemmeno partire; il cambio fornitore, o switching, che aggancia la fornitura esistente al nuovo venditore senza interruzioni di servizio; e la voltura o il subentro, che tengono attiva la fornitura quando cambia l'intestatario, evitando distacco e riconnessione.
Legando in modo stabile un'utenza al suo punto di prelievo. Funziona come il codice fiscale del punto di consegna: ogni operazione finisce dove deve finire, senza ambiguità di indirizzo o di nome.
✅ Il vantaggio si vede soprattutto nei casi ambigui. Quando ci sono più utenze allo stesso civico, oppure intestatari con nomi simili, il codice toglie ogni margine di interpretazione e rende accurate sia le operazioni tecniche sia quelle amministrative.
💡 La riforma cambia le carte in tavola. Dal 1° dicembre 2026 la delibera ARERA 58/2026, approvata il 3 marzo 2026, porta i tempi tecnici dello switching a un solo giorno lavorativo per i clienti in regola con i pagamenti, contro le settimane — spesso fino a 60 giorni — richieste finora. Resta comunque un tetto complessivo di tre settimane per chiudere l'intero iter.
Alla base c'è la direttiva UE 2019/944, che chiede agli Stati membri di favorire la mobilità dei clienti sul mercato dell'energia. Il nuovo venditore comunica il POD al sistema per agganciare la fornitura al punto esistente, senza passare da una disattivazione e una nuova attivazione.
La velocità però premia chi è in regola. Se con il vecchio venditore risultano bollette non pagate, scattano verifiche supplementari e l'attivazione può slittare fino a 10 giorni lavorativi.
Uno scenario tipo, dichiarato come ipotesi: ti trasferisci in un appartamento già allacciato e vuoi la voltura. Comunichi il POD al venditore insieme ai dati anagrafici, e di solito bastano pochi giorni lavorativi perché il contratto si agganci al punto esistente. Nessuna attivazione da zero, nessun distacco: il codice resta lo stesso di prima, e con lui anche il numero cliente stampato in bolletta.
💡 La regola è secca: il POD vale per l'elettricità, il PDR per il gas. Entrambi compaiono in bolletta, di solito nella stessa sezione "Dati della fornitura". Se hai un'offerta che unisce le due utenze, li trovi tutti e due sullo stesso foglio.
Non sono mai intercambiabili. POD e PDR si riferiscono a utility, reti e misuratori diversi: scrivere il PDR in una pratica elettrica, o viceversa, fa rifiutare la richiesta al primo controllo del sistema.
Una cosa però la condividono: restano stabili anche quando cambi venditore, perché identificano il punto fisico di consegna e non il rapporto commerciale. Il contratto può cambiare: POD e PDR restano gli stessi.
È il POD, 14 o 15 caratteri alfanumerici che individuano il punto di prelievo dell'energia. Distingue in modo univoco un preciso punto sulla rete e apre ogni pratica sul contatore della luce: attivazioni, volture, subentri, disattivazioni.
Il PDR, cioè Punto di Riconsegna, identifica la fornitura di gas naturale. I primi quattro numeri indicano la società di distribuzione competente, così capisci subito chi consegna nella tua zona.
Seguono poi dieci cifre dedicate alla singola utenza. La combinazione è unica per ogni fornitura e rende rintracciabile il punto in ogni pratica, dalle attivazioni alle modifiche contrattuali.
Qui si concentra l'errore più comune di tutti. POD, codice cliente e matricola non sono sinonimi, anche se capita spesso di usarli come se lo fossero. Scambiarli fa ripartire da capo l'identificazione del punto.
La linea di demarcazione è una sola: dato tecnico contro dato amministrativo. Il POD è il dato tecnico del punto, il codice cliente è quello commerciale legato al venditore che hai scelto. Comunicare il codice cliente al posto del POD in un subentro blocca la pratica.
💡 C'è un quarto termine che crea la stessa confusione: il numero cliente. Coincide con le ultime otto cifre del codice POD, quelle che individuano il tuo specifico punto di prelievo, e lo trovi etichettato così sulle bollette del Servizio a Tutele Graduali (STG). Non va confuso con il codice cliente: quello ha nove cifre, lo assegna il fornitore commerciale e cambia a ogni switch. Il numero cliente invece resta agganciato al POD: cambia solo se cambia il POD stesso, non quando cambi fornitore.
Ognuno dei tre risponde a una domanda diversa: quale punto, quale contratto, quale apparecchio. Il codice POD identifica il punto fisico di prelievo e resta stabile anche se cambi venditore o intestatario. Il codice cliente identifica invece il contratto presso il venditore, e può cambiare o essere riassegnato con un nuovo operatore. La matricola del contatore, infine, identifica il singolo misuratore fisico: non la fornitura, non il contratto.
In alcune procedure di attivazione o di assistenza viene accettato come alternativa. Resta però una scorciatoia con limiti precisi: il suo valore identificativo non è universale come quello del punto di prelievo. Consideralo un'opzione di ripiego, utile in certi casi ma mai davvero equivalente.
Utilizza il cursore per selezionare l'area disponbile per l'installazione dell'impianto.

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