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Guida chiara al cambio fornitore con bollette non pagate: cosa succede al debito, come funziona il CMOR e cosa cambia tra voltura e subentro con una morosità, tra tempi, costi e diritti del consumatore.

La risposta breve è sì: puoi cambiare fornitore anche con qualche bolletta arretrata, ma il debito non sparisce con il passaggio. Meglio distinguere subito cosa cambia davvero e cosa resta uguale. Il cambio fornitore riguarda solo la fornitura futura e non trasferisce il debito già maturato. La voltura e il subentro, invece, toccano l'intestazione dell'utenza e i rapporti contrattuali, quindi richiedono più attenzione sulle pendenze.
A vigilare su queste regole è ARERA, l'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. Il quadro normativo serve soprattutto a evitare il cosiddetto "turismo energetico", cioè il saltare da un venditore all'altro solo per non saldare i conti. Per questo il passaggio è libero, ma resta agganciato a controlli che impediscono di usare lo switch come scorciatoia per aggirare un debito.
✅ Il cambio è possibile finché la fornitura è ancora attiva: basta contattare il nuovo venditore e firmare il contratto, in modo semplice e gratuito. Il problema nasce quando c'è una morosità in corso, perché a quel punto il passaggio può essere condizionato o bloccato. Vale quindi la pena verificare la propria posizione prima di avviare la pratica.
Il nuovo operatore valuta la richiesta caso per caso. Alcuni venditori accettano anche chi ha debiti pregressi, ma spesso solo a fronte di una rateizzazione già attiva o di una regolarizzazione avviata: è il segnale che dimostra la volontà di rientrare. In pratica, chi ha già avviato una rateizzazione supera il controllo più facilmente di chi ha ignorato i solleciti.
⚠️ Un punto da chiarire subito: cambiare fornitore non cancella le somme già dovute. Gli arretrati restano in capo all'intestatario e il nuovo venditore non se ne fa carico. Se hai posizioni aperte, il modo più sicuro per non complicare il passaggio è sistemarle con il fornitore precedente.
I fornitori vedono la tua posizione. Attraverso il Sistema Informativo Integrato, cioè il database centrale del settore (SII), e altri archivi condivisi possono verificare se un cliente risulta moroso. Se la segnalazione è presente, il nuovo gestore ha la facoltà di rifiutare l'attivazione e fermare il cambio.
Il meccanismo parte quando salti una scadenza: il cliente viene messo in mora e il venditore invia i primi solleciti. Se la situazione non si sblocca nei termini previsti, il distributore può arrivare alla sospensione della fornitura, con le modalità stabilite da ARERA.
Qui sta la differenza pratica più importante. Con la fornitura già sospesa il passaggio è bloccato: prima devi saldare il debito o trovare un accordo con il vecchio venditore. Solo dopo aver chiuso o rateizzato la pendenza puoi ripartire con un nuovo contratto.
Quando cambi gestore di luce e gas, le bollette arretrate restano dovute al vecchio fornitore. Il passaggio non estingue il debito, che resta esigibile da chi lo ha maturato. È il malinteso più frequente, e ignorarlo può portare a solleciti o azioni legali che arrivano mesi dopo lo switch.
La buona notizia è che con il vecchio venditore puoi concordare un piano di rientro o una rateizzazione. Prima di firmarlo, però, conviene verificare l'importo residuo, gli interessi di mora e le eventuali spese di riscossione: sono le voci che fanno lievitare il conto. Un confronto diretto con il fornitore aiuta a capire cosa stai davvero pagando.
💡 In alcuni casi il debito cambia strada. Nel settore del gas, in particolare, può essere trasferito tramite cessione del credito a un altro soggetto: il debito non si cancella, semplicemente cambia il creditore a cui dovrai rispondere.
Le bollette arretrate restano a carico di chi le ha generate, cioè l'intestatario della vecchia fornitura, anche dopo il passaggio a un nuovo gestore. Il cambio non azzera nulla: il debito continua a essere esigibile dal creditore originario, non dal nuovo venditore.
C'è però un limite di tempo a tuo favore. Se il vecchio fornitore non richiede il pagamento entro 24 mesi dall'emissione della fattura, quegli importi si considerano prescritti. Tenere d'occhio le date di fatturazione è quindi utile: oltre quel termine il credito non è più legalmente esigibile.
Il fornitore uscente conserva il diritto di farsi pagare, ed emette una fattura di chiusura. Dentro ci trovi consumi fino alla data di fine fornitura, conguagli ed eventuali penali. Se non saldi questa fattura, scattano le procedure di recupero crediti, che seguono un ordine crescente di gravità. Si parte dai solleciti e diffide, primi avvisi scritti spesso tramite raccomandata; se non rispondi, il credito passa spesso ad agenzie esterne specializzate nel recupero oppure la morosità viene segnalata nelle banche dati creditizie condivise del settore. Nei ritardi più gravi, se il cambio non è ancora concluso, il fornitore può arrivare ad azioni legali o chiedere la sospensione del contatore.
Nel mercato elettrico c'è una via in più: il CMOR. Permette al venditore uscente di recuperare gli importi tramite la nuova bolletta, ma non cancella il debito, che resta comunque da saldare o rateizzare con il vecchio fornitore.
Il CMOR non impedisce il passaggio al nuovo fornitore: è semplicemente lo strumento con cui il venditore uscente recupera il credito. Per sbloccare la pratica è spesso utile ottenere una liberatoria o una conferma scritta del pagamento o della rateizzazione. Pagare almeno la prima rata del piano di rientro aumenta le probabilità che la richiesta di cambio venga accettata.
💡 Il recupero, però, può partire anche prima o a prescindere dal CMOR. Il venditore uscente dispone di più leve, che spesso comportano costi aggiuntivi a carico di chi è moroso:
Prima di pagare, controlla sempre che l'importo richiesto corrisponda a debiti realmente maturati e documentati. Hai il diritto di contestare il CMOR con un reclamo formale, e il fornitore è tenuto a risponderti entro 40 giorni. Se la risposta non arriva o non ti convince, il passo successivo è rivolgerti all'Autorità per un tentativo di conciliazione — e solo se anche questa strada si chiude, restano il pagamento o l'azione giudiziaria.
⚠️ Ignorare del tutto la morosità è la scelta peggiore. La segnalazione nei sistemi condivisi può compromettere le attivazioni con altri operatori, e nei casi più gravi si arriva a diffide legali, decreto ingiuntivo, pignoramento dei beni o trattenute sul conto corrente.
Un'ultima differenza tra le due forniture. Nel settore gas il recupero non passa dal CMOR, ma dalla cessione del credito al nuovo fornitore, che diventa il soggetto a cui il cliente deve il pagamento.
Il CMOR, cioè il Corrispettivo di Morosità, è un meccanismo di compensazione pensato per far recuperare al vecchio venditore i crediti lasciati insoluti. In pratica il nuovo fornitore inserisce in bolletta un importo destinato a coprire quel debito, così il passaggio tra operatori diventa più fluido e meno rischioso per chi subentra.
Nel settore elettrico il CMOR si aggancia ai meccanismi di settlement, cioè la compensazione economica tra venditori e gestori di rete. Una volta attivato, il nuovo operatore raccoglie l'importo e lo riversa al venditore uscente. La giurisprudenza conferma questo ruolo: il nuovo fornitore agisce come semplice agente per la riscossione, non come titolare del credito.
Un chiarimento utile: il CMOR non è una penale automatica. Segue regole precise fissate dai meccanismi di mercato e di settlement, definite da ARERA. Segue lo stesso metodo di calcolo per tutti i venditori, proprio per ridurre le contestazioni tra fornitori e clienti.
Il CMOR non è applicabile sempre e comunque: l'addebito è regolato dall'Allegato A alla Deliberazione ARERA 593/2017/R/com, che ne fissa metodo di calcolo e condizioni. In sintesi, deve rispettare alcuni paletti ben precisi:
Il calcolo tiene conto dei consumi non pagati negli ultimi dodici mesi prima dello switch, entro il tetto dei due mesi di spesa. Conoscere questi limiti ti aiuta a capire subito se un CMOR in bolletta è legittimo o se vale la pena contestarlo.
La voltura cambia l'intestatario del contratto senza interrompere la fornitura. Attenzione, però: il cambio di nome non cancella in automatico la morosità, che resta esigibile verso il debitore originario. Ecco perché merita più cautela rispetto a un semplice cambio fornitore.
Il punto chiave è l'accollo. Se la voltura avviene senza accollo del debito, il nuovo intestatario di regola non deve saldare le somme lasciate dal precedente titolare. Sta al gestore verificare la posizione contrattuale e le pendenze prima di concedere il subentro, tenendo separata l'intestazione amministrativa dalla responsabilità economica.
Intestazione amministrativa e responsabilità del debito non coincidono in modo automatico: gestirle come due piani diversi evita di confondere la morosità del vecchio intestatario con i consumi del nuovo.
Quando c'è di mezzo un CMOR, il nuovo intestatario potrebbe vedere il recupero riflettersi sulle bollette successive. Succede solo se ricorrono le condizioni del meccanismo di indennizzo previsto per il mercato elettrico, che vanno lette con attenzione.
⚠️ Il rischio operativo più comune è la confusione tra debiti del vecchio e obblighi del nuovo intestatario. Capita spesso nei cambi casa e negli acquisti di immobili, ma anche in contesti familiari come successioni e convivenze. Per questo l'istruttoria deve valutare bene legami e responsabilità di ciascuno.
Resta un principio a tutela del cliente: un fornitore non può pretendere il pagamento di bollette intestata a un altro se il debito non è legalmente imputabile al nuovo cliente. Se un fornitore te lo chiede comunque, puoi opporti citando proprio questo principio nel reclamo.
Il nodo si presenta quando il contatore è ancora moroso o la fornitura è sospesa. In questi casi il nuovo intestatario si trova davanti a un bivio, perché procedere alla voltura senza chiarire la posizione debitoria può bloccare la fornitura. La scelta tra le due strade disponibili dipende da quanto sei disposto a rischiare per riattivare in fretta il servizio.
Accettare l'accollo sblocca subito la fornitura, ma ti fa ereditare il debito pregresso; scegliere la riserva rimanda la questione e tutela di più chi subentra, in attesa di chiarire a chi spetta davvero la morosità. Qui sotto trovi la differenza nel dettaglio tra le due strade.
La voltura con accollo prevede che il nuovo intestatario si assuma anche i debiti pregressi del precedente. È una soluzione rara, perché comporta un'assunzione esplicita e volontaria della morosità altrui e va valutata con piena consapevolezza dei rischi finanziari.
La voltura con riserva, al contrario, permette di subentrare senza farsi carico dei debiti precedenti. In cambio, però, può richiedere verifiche o condizioni aggiuntive, come dimostrare la legittimità del subentro con documenti specifici. È la strada più prudente quando la titolarità del debito non è chiara.
⚠️ C'è un caso in cui la pratica si ferma comunque. Se il fornitore sospetta che il cambio serva solo a evitare il pagamento delle bollette arretrate, può rifiutare la voltura o la nuova attivazione. In quel caso può chiedere il contratto di affitto o di compravendita, altri chiarimenti o direttamente il saldo dei debiti pregressi.
La regola generale è chiara: senza accollo, il nuovo intestatario non paga i debiti altrui. ARERA prevede però un'eccezione precisa. Se chiedi la voltura come erede del titolare deceduto, o come convivente o parente di primo grado che vive nello stesso immobile del vecchio intestatario, il venditore può comunque addebitarti la morosità pregressa.
💡 Per evitarlo esiste una via d'uscita: la dichiarazione di estraneità al debito, un'autocertificazione con cui dichiari di non avere responsabilità sulle somme non pagate. Vale anche in caso di separazione o divorzio dal vecchio intestatario. Senza questa dichiarazione, il fornitore resta legittimato a chiederti il pagamento.
Capire la differenza tra subentro, voltura e cambio fornitore ti fa risparmiare tempo e brutte sorprese, perché ognuno incide in modo diverso su tempi, documenti e istruttorie. Sbagliare procedura è uno degli errori che allungano di più i tempi di attivazione.
Il primo controllo da fare riguarda lo stato tecnico del punto di fornitura. Il POD per la luce o il PDR per il gas può risultare attivo, sospeso o cessato, e da questo stato dipende cosa devi effettivamente richiedere. Verificarlo in anticipo riduce il rischio di intoppi amministrativi.
💡 Conviene poi informarsi subito su eventuali morosità e sulle relative procedure. Sapere in partenza se esiste una pendenza evita blocchi amministrativi e costi imprevisti, e permette di scegliere tra subentro e voltura con cognizione di causa. Bastano pochi controlli in anticipo per evitare settimane di attesa in più.
Il subentro serve quando la fornitura è stata disattivata, spesso proprio a causa della morosità del precedente intestatario. Con il contatore disattivato non puoi fare una semplice voltura: devi richiedere un subentro con un nuovo contratto, che riattiva la fornitura cessata. Il vantaggio è netto: il debito del vecchio utente non si trasferisce al nuovo intestatario.
È qui la differenza sostanziale con la voltura: cambia l'intestatario di un'utenza ancora attiva, e i debiti possono seguirla, mentre il subentro riparte da zero su un contatore spento, senza ereditare la morosità precedente. In pratica, il debito segue il contratto nella voltura, non nel subentro.
Attenzione a un aspetto pratico: anche se il debito non ti segue, il subentro può avere costi di riattivazione e verifiche amministrative. Il fornitore può chiederli prima di procedere, e variano a seconda del caso: mettili in conto quando pianifichi i tempi.
La morosità si gestisce in modo diverso a seconda di chi entra in gioco e del tipo di utenza. Ecco le quattro situazioni che ricorrono più spesso e come cambiano le responsabilità:
Cambiare fornitore con una morosità in corso significa mettere in conto qualche verifica in più. Il primo elemento che pesa sui tempi è la gestione dei reclami: il fornitore uscente deve rispondere alle contestazioni entro 40 giorni, e questo termine incide sulla velocità complessiva del passaggio.
💶 Un esempio aiuta a capire meglio come funziona il conteggio. Se hai 3 bollette scadute e non pagate per un totale di 180 euro di consumi, il CMOR applicato dal nuovo fornitore corrisponde a quella cifra, perché resta sotto il tetto massimo di due mesi di spesa. Se invece il debito residuo fosse di soli 6 euro, il corrispettivo non ti verrebbe addebitato: sotto i 10 euro minimi previsti dalla delibera, il vecchio fornitore non può richiederlo tramite CMOR e deve usare altre strade, come il sollecito diretto.
💡 In uno scenario tipico, un cliente con qualche bolletta arretrata per un totale di 150-200 euro decide di cambiare fornitore passando, per esempio, da un operatore come Sorgenia a un altro come Eni Plenitude. Il CMOR applicato può coprire l'intero importo, restando sotto il tetto dei due mesi di spesa media. Se invece il residuo scende sotto i 10 euro, il corrispettivo non scatta e il vecchio fornitore deve ricorrere al sollecito diretto. In situazioni come questa, regolarizzare prima del cambio riduce sensibilmente i tempi di attivazione.
Se la fornitura è sospesa, il passo obbligato è regolarizzare la propria posizione prima di procedere. È la fase che può rallentare tutto, soprattutto se il fornitore attuale chiede controlli sugli insoluti o verifiche amministrative aggiuntive.
Prima di firmare il nuovo contratto conviene fare una verifica completa della situazione, dal debito residuo ai dati contrattuali e anagrafici del precedente intestatario. Senza aver chiarito eventuali pendenze, il nuovo contratto può essere rifiutato o bloccato.
Per non perdere pezzi, aiuta seguire una sequenza di passaggi ordinati fino all'attivazione:
Dopo la scadenza della bolletta il fornitore invia un avviso di mora, che concede ancora 15–30 giorni prima delle azioni più drastiche. È una finestra preziosa: usala per regolarizzare la posizione ed evitare che la situazione degeneri in sospensione o recupero forzato.
Anche da moroso puoi avviare il cambio fornitore, ma tieni presente che il debito pregresso può tornare più avanti tramite CMOR. Il corrispettivo, del resto, non si può richiedere prima di 6 mesi dal cambio né oltre 12 mesi, e questa tempistica pesa sulla gestione del debito accumulato.
Se non riesci a saldare in un'unica soluzione, puoi concordare un piano di rateizzazione che dilaziona l'importo e riduce il rischio di escalation. Una volta avviata la rateizzazione e pagata la prima rata, l'attivazione del nuovo contratto può arrivare in circa 10 giorni, quando le condizioni sono favorevoli.
Per completare una voltura o un subentro con morosità, il gestore chiede documenti che provino la titolarità dell'immobile e alcuni dati standard. Tienili pronti prima di avviare la pratica:
💶 Sul fronte economico, un passaggio con debiti pregressi porta con sé diverse voci di costo da considerare: importi arretrati, costi di recupero crediti, spese di riattivazione, addebiti legati al CMOR e oneri amministrativi. In caso di mancato saldo puoi ricevere diffide legali o richieste da agenzie di recupero, con un impatto anche sulla tua reputazione creditizia. Il passaggio nel mercato libero viene spesso descritto come gratuito, ma questo non elimina gli importi ancora dovuti al vecchio venditore.
La sospensione non è mai immediata: il fornitore invia un primo sollecito almeno 10 giorni dopo la scadenza. Se non paghi, ti costituisce in mora e da quel momento hai almeno 40 giorni di calendario per saldare. Solo dopo può arrivare la sospensione, e comunque non prima di 3 giorni lavorativi dal termine indicato nella mora.
⚠️ Nei contatori elettrici predisposti, tra il 26° e il 40° giorno la potenza può essere ridotta al 15% invece di uno stacco secco: è un margine in più per regolarizzare. La sospensione, in ogni caso, non può avvenire di venerdì, sabato o nei giorni festivi e prefestivi.
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