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Wallbox a parete o colonnina autoportante? 🔋 Differenze concrete tra wallbox domestica e colonnina di ricarica auto a casa: spazio, potenza, costo e installazione, più gli incentivi 2026 e i criteri per scegliere.

Partiamo dal punto pratico. ⚡ Wallbox e colonnina servono entrambe a ricaricare l'auto elettrica in corrente alternata prelevando energia dalla rete di casa. La differenza non sta in cosa fanno, ma in come si installano e quanto spazio occupano. La wallbox è un dispositivo compatto che si fissa a parete. La colonnina è autoportante, si appoggia a terra o su palo e ingombra di più.
Questa distinzione conta più di quanto sembri. Se hai un garage o un posto auto con una parete vicina, la wallbox si integra senza occupare superficie calpestabile. Se invece il punto di sosta è in mezzo a un cortile, senza muri utili, la colonnina diventa quasi obbligata. Lo spazio disponibile, insomma, orienta la scelta prima ancora delle prestazioni.
Un chiarimento utile sul vocabolario: il termine "colonnina" non indica una sola tecnologia. 💡 Le classi di ricarica si distinguono per potenza — lenta, accelerata e veloce — con livelli molto diversi tra loro. Una colonnina domestica resta quasi sempre nella fascia lenta o accelerata, mentre le colonnine veloci appartengono al mondo pubblico. Sapere questo evita di confondere il palo che vedi all'autogrill con quello che potresti mettere in giardino.
La wallbox è un caricatore AC compatto pensato per uso domestico o privato, con potenze tipiche che vanno da 3,7 kW a 22 kW. Rispetto alla presa elettrica tradizionale offre una ricarica più rapida e controllata. 🔌 Soprattutto, integra funzioni di sicurezza che la presa non ha: protezione elettrica, bilanciamento dei carichi, programmazione, monitoraggio dei consumi e gestione dinamica della potenza. Tutto questo riduce il rischio di sovraccarico dell'impianto.
La colonnina, invece, è la soluzione autoportante o a palo: più visibile, più ingombrante e spesso pensata per potenze superiori. Può essere un punto domestico, ma il termine copre anche infrastrutture pubbliche e semipubbliche. Le colonnine per contesti condominiali o ad alta frequentazione offrono connettività avanzata e potenze maggiori, però chiedono interventi più strutturati sull'impianto e protezioni dedicate per reggere un uso intensivo in sicurezza.
Prima di decidere conviene mettere sul tavolo qualche dato concreto. La scelta tra wallbox e colonnina dipende da fattori tecnici che è meglio valutare insieme, non a pezzi: la potenza disponibile e il tipo di rete (monofase o trifase), il cablaggio e la distanza dal quadro elettrico, le protezioni elettriche dedicate, l'ingombro e l'estetica nello spazio, la complessità della posa e le funzioni smart che ti servono nel quotidiano.
💡 La wallbox vince quasi sempre nel residenziale semplice: ingombro ridotto, installazione più rapida, costi più contenuti. La colonnina ha senso quando lo spazio, la potenza richiesta o l'uso condiviso lo impongono. Vale la pena pesare questi elementi prima di chiedere i preventivi.
La regola di fondo è semplice: 🔋 la ricarica domestica conviene quando l'auto resta ferma a lungo, tipicamente di notte, sfruttando le fasce tariffarie più economiche. È in quel caso che recuperi i chilometri senza pensarci e paghi meno l'energia.
Conviene meno, invece, con un uso saltuario o percorrenze giornaliere ridotte. Se fai pochi chilometri e i costi di installazione sono alti rispetto al risparmio, il conto cambia. Vale sia per la wallbox sia per la colonnina.
Sulla decisione pesano molti criteri pratici: la potenza contrattuale disponibile, la distanza dal quadro elettrico, il tipo di parcheggio, l'accessibilità, la presenza di più veicoli, la frequenza di ricarica e l'eventuale espansione futura. Aggiungi i vincoli condominiali, la linea dedicata e i dispositivi di protezione e contabilizzazione. Tutto rientra nel budget complessivo tra dispositivo e lavori, ed è bene metterlo in conto da subito.
Un caso a parte è chi ha o vuole il fotovoltaico. ☀️ Se punti a massimizzare l'autoconsumo con pannelli o accumulo, le funzioni di programmazione e gestione dinamica della potenza diventano decisive: ti permettono di caricare l'auto quando l'impianto produce, usando l'energia di casa invece di prelevarla dalla rete.
Per l'uso di tutti i giorni la wallbox è quasi sempre la scelta giusta. ✅ Il suo ingombro ridotto la rende perfetta per garage e posti auto privati, dove si monta a parete senza rubare spazio. L'installazione è più semplice di una soluzione strutturata e questo si traduce in costi più contenuti.
C'è poi il tempo di ricarica. Una wallbox carica più in fretta di una presa domestica standard, e il vantaggio si vede chiaramente quando l'auto accetta potenze superiori a 2,3 kW, il limite tipico di una presa civile. Basta una condizione: che il punto di sosta sia vicino a una parete. Vicinanza al muro e ingombro minimo sono i due motivi per cui, in casa, la wallbox parte avvantaggiata.
Ci sono situazioni in cui la wallbox non basta. 💡 Quando servono potenza maggiore e una robustezza meccanica superiore, la colonnina o una stazione più strutturata diventano la risposta giusta. È il caso degli spazi esterni o delle aree comuni, dove spesso manca una parete idonea al montaggio e l'unità deve reggere da sola.
Lo stesso vale per l'uso multiutente. Optare per un'installazione più complessa è una scelta orientata al futuro: va bene per chi cerca tempi di ricarica rapidi e prevede di condividere la stazione. La predisposizione più robusta resta adeguata non solo oggi, ma anche quando la domanda crescerà.
Se hai un impianto fotovoltaico, la wallbox può diventare il pezzo mancante del sistema. ☀️ La gestione dinamica del carico (DLM) coordina la ricarica con la produzione dell'impianto: l'auto carica quando il fotovoltaico produce e c'è surplus di energia, riducendo i prelievi dalla rete.
In pratica, programmi la wallbox per caricare nelle ore centrali della giornata, quando il sole rende di più. Il risparmio in bolletta dipende dalla taglia dell'impianto FV e dal profilo di consumo, ma in molti casi il costo della ricarica può avvicinarsi allo zero.
Per sfruttare il DLM serve una wallbox con connettività e compatibilità specifica. Non tutte le soluzioni base lo supportano: verificalo prima dell'acquisto se il fotovoltaico è già nel tuo progetto.
Prima cosa da sapere: 💶 un prezzo affidabile arriva solo dopo un sopralluogo. Senza vedere l'impianto, qualsiasi cifra è una stima al buio. Il tecnico valuta la distanza dell'installazione dalla fonte di alimentazione, l'accessibilità del sito, lo stato del quadro elettrico e la potenza disponibile. Sono questi elementi a fare la differenza tra un preventivo realistico e una sorpresa a lavori iniziati.
Per orientarti sui valori di mercato, una wallbox da 7,4 kW monofase installata si colloca indicativamente tra 400 e 800 euro, mentre una da 11 kW trifase sale verso i 600-1.200 euro. Sono cifre di riferimento per il 2026 e variano molto con la complessità. Proprio per questo conviene confrontare almeno tre preventivi diversi, che includano sia il dispositivo sia le opere elettriche.
Il costo non è un numero unico, ma la somma di più voci. Conoscerle aiuta a leggere i preventivi e a capire dove un'offerta è più cara di un'altra.
Il dispositivo è la voce principale: il prezzo di una wallbox o colonnina dipende dalle specifiche tecniche e dalle funzioni incluse. A questo si aggiungono i materiali elettrici (cavi, canaline e componentistica) e la manodopera specializzata, che incide spesso quanto il dispositivo stesso. Non mancano certificazione e collaudo — la dichiarazione di conformità è obbligatoria — più eventuali opere murarie, staffaggi e adeguamenti del quadro elettrico. 💡 Un impianto recente e a norma riduce parecchio il preventivo, perché elimina gran parte degli adeguamenti.
Il costo totale dipende dal dispositivo, ma non solo. 📉 Pesa molto la distanza tra il quadro elettrico e il punto di ricarica: più cavo da posare significa più materiale e più lavoro. Sullo stesso fronte incidono la linea dedicata, le protezioni (magnetotermico, differenziale, sezionatori), gli scavi o le canaline e l'eventuale adeguamento del quadro.
È utile distinguere tra installazione base e installazione complessa. Quella complessa include tratte di cavo lunghe, attraversamenti di muri o pavimenti, posa esterna o adeguamenti del quadro: ognuno di questi elementi alza il conto rispetto a una posa lineare e ravvicinata.
Conta anche cosa scegli. Il prezzo di una wallbox varia in base a potenza, funzioni smart e marca — modelli come Wallbox Pulsar, le linee EVlink di Schneider o le soluzioni Enel X Way coprono fasce di prezzo diverse. Le colonnine autoportanti costano di più quando richiedono strutture dedicate o una posa articolata.
Aggiungere bilanciamento del carico o contatori dedicati alza la spesa iniziale, ma porta benefici concreti in sicurezza e stabilità della ricarica. Prima di escluderli, verifica se il tuo impianto e le tue abitudini di ricarica ne giustificano il costo.
I tempi di ricarica si capiscono con due numeri: ⚡ la potenza in kW e la capacità della batteria. La potenza decide quanta autonomia recuperi per ogni ora attaccato. Un esempio chiaro: una presa da 3 kW impiega diverse ore in più rispetto a una connessione da 6 kW per lo stesso pieno.
Una misura concreta che vale la pena conoscere: ⚠️ la delibera ARERA 22/2025 ha prorogato al 30 giugno 2027 la sperimentazione per la ricarica notturna e festiva. Chi aderisce ottiene fino a 6 kW di potenza aggiuntiva gratuita nelle fasce notturne (dalle 23:00 alle 7:00), la domenica e i giorni festivi, senza modificare il contratto di fornitura. Le iscrizioni al nuovo ciclo erano aperte fino al 30 giugno 2026.
Per scegliere la potenza giusta, confronta i kW disponibili con i chilometri che fai ogni giorno e con le ore in cui l'auto resta collegata. 💡 Dimensionare sui chilometri percorsi quotidianamente è il criterio più sensato, tenendo conto della capacità della batteria e della ricarica notturna. Spesso non serve la potenza massima, ma quella che copre il tuo uso reale.
Un avvertimento prima di chiedere più potenza al gestore: verifica la tenuta dell'impianto elettrico e l'adeguatezza del contratto. Potenziare la linea accorcia i tempi, ma può richiedere interventi importanti.
Il salto da 3 kW a 6 kW riduce in modo netto i tempi di ricarica. I 3 kW vanno bene per ricariche lente e prolungate, come quella notturna; i 6 kW offrono un equilibrio migliore per le esigenze quotidiane, perché dimezzano grosso modo l'attesa per la stessa quantità di energia.
Rispetto alla presa tradizionale, la wallbox fa un altro salto di qualità: ✅ ricarica più stabile e controllata, con minori rischi di surriscaldamento. Per la casa, una wallbox da 7,4 kW in monofase è spesso il punto ottimale: con una batteria da circa 60 kWh fa un pieno in 6-8 ore, restando compatibile con gli impianti elettrici domestici standard senza richiedere il contatore trifase a 400V.
Attenzione a un dettaglio che spiazza molti: 💡 la potenza effettiva non coincide sempre con quella nominale della wallbox. A determinarla sono fattori del veicolo, come la capacità della batteria e la potenza massima accettata dal caricatore di bordo. Influiscono anche l'efficienza di carica e il carico simultaneo di casa. Le wallbox moderne, per fortuna, modulano la potenza erogata adattandosi all'impianto, così evitano i distacchi del contatore.
Anche il tipo di ricarica conta: lenta, domestica standard o accelerata danno tempi diversi, e la potenza massima accettata dal veicolo resta un limite invalicabile. Un confronto tra uso urbano ed extraurbano aiuta a inquadrare le esigenze reali e a non sovradimensionare l'impianto.
🔌 Il modo più utile di confrontare le soluzioni è ragionare in kWh da reintegrare. Quanti chilometri recuperi per ogni ora di ricarica è la misura concreta che conta: ti dice subito se la potenza scelta si adatta al tuo uso reale.
Il passaggio da non saltare mai è la verifica preventiva. ⚠️ Serve a prevenire sovraccarichi, scatti del contatore e surriscaldamenti prima che diventino un problema. Identificare in anticipo le criticità protegge l'impianto esistente e mette in sicurezza tutta la casa, evitando danni che poi costano molto di più del controllo.
L'altro pilastro è la conformità. L'installazione deve rispettare le normative vigenti, e questo dipende sia dall'impianto sia dall'installatore. Un professionista qualificato progetta il sistema per equilibrare i carichi, evita le interruzioni indesiderate e fa rendere al meglio la rete domestica.
Prima di installare conviene controllare alcuni punti precisi. Sono le verifiche che separano una ricarica tranquilla da continui distacchi.
Su questi controlli si concentrano anche gli errori più comuni.
In uno scenario tipico, un'abitazione con contatore da 6 kW e garage a 12-15 metri dal quadro può ospitare una wallbox da 7,4 kW monofase senza aumenti contrattuali, ma richiede cavi di sezione adeguata e protezioni dedicate. 💡 La distanza porta il costo dei materiali verso la fascia alta dell'intervallo, mentre un quadro recente e a norma può eliminare la voce di adeguamento. In questi casi, il preventivo realistico per installazione completa — dispositivo, cablaggio e certificazione — si colloca spesso tra 600 e 900 euro.
⚠️ Sottovalutare la distanza dal quadro, non verificare il contratto di fornitura o trascurare lo stato del quadro porta dritto a sorprese. Il sopralluogo tecnico serve proprio a capire se servono un nuovo differenziale, una linea dedicata, l'adeguamento del quadro o un aumento della potenza impegnata con il gestore.
Il primo elemento da controllare è la configurazione della rete: 🔌 monofase o trifase cambia la distribuzione della corrente e le prestazioni di ricarica. Sapere quale delle due supporta la tua casa è il punto di partenza per ogni scelta successiva.
Poi vengono tensione e potenza massima gestibili dalla wallbox. Le wallbox nascono con capacità di tensione specifiche, da abbinare a quelle della rete per evitare sovraccarichi e far lavorare i circuiti in sicurezza durante la ricarica.
Infine c'è il veicolo, che ha l'ultima parola. Contano il tipo di connettore, di solito Tipo 2 in Europa, la potenza massima accettata dal caricatore di bordo e lo standard di ricarica supportato. Ogni auto ha specifiche diverse: verificarle assicura che il sistema funzioni bene senza compromettere la sicurezza dell'insieme.
Buona notizia per il portafoglio: 💶 esistono incentivi che abbattono il costo iniziale della ricarica domestica. Nel 2026 i due canali principali sono il Bonus Colonnine del MIMIT, un contributo a fondo perduto che copre fino all'80% della spesa, e in alternativa la detrazione fiscale del 50%. Il Bonus, per i privati, arriva fino a 1.500 euro per abitazione; per le parti comuni dei condomìni il tetto sale a 8.000 euro.
Attenzione a un punto chiave: ⚠️ bonus e detrazione non sono cumulabili, devi scegliere uno dei due. La detrazione del 50% si recupera in dieci quote annuali di pari importo, mentre il contributo a fondo perduto riduce subito l'esborso. Quale convenga dipende dalla tua capienza fiscale e dalle finestre temporali dei bandi, che vanno monitorate perché si aprono e chiudono.
Vale poi distinguere due piani diversi. Gli incentivi per la colonnina riguardano l'infrastruttura di ricarica; le agevolazioni sull'impianto elettrico di casa seguono regole proprie. I contributi cambiano tra misure nazionali e programmi locali dedicati alla mobilità elettrica, e ogni meccanismo ha modalità di fruizione specifiche da capire per massimizzare il ritorno.
L'effetto sul payback è reale, ma condizionato. La convenienza dipende da requisiti come tipologia di immobile, residenza e potenza installata, oltre alla disponibilità limitata di alcuni bandi. 💡 Conviene verificare i requisiti prima di firmare qualsiasi preventivo e aggiornarsi su fonti attendibili, perché soglie e importi cambiano nel tempo.
Il Bonus Colonnine domestiche è gestito dal MIMIT in collaborazione con Invitalia. 💡 La domanda si presenta esclusivamente online sul portale MIMIT, con accesso tramite SPID, CIE o CNS. Non esistono alternative cartacee: senza identità digitale non si può presentare la richiesta.
Per accedere al contributo devi essere una persona fisica residente in Italia. Il massimale è 1.500 euro per i privati, che coprono fino all'80% delle spese ammissibili per acquisto e installazione. L'ultima finestra si è chiusa il 27 maggio 2025 dopo la riapertura del 29 aprile; per il 2026 è atteso un nuovo bando con una dotazione di 40 milioni di euro. Conviene monitorare il sito MIMIT per non perdere l'apertura dello sportello.
Quali spese rientrano nel contributo? Acquisto e installazione del dispositivo, opere di cablaggio, adeguamenti elettrici necessari e messa in sicurezza. Il pagamento deve essere tracciabile (bonifico bancario o postale) e l'installazione certificata da un professionista abilitato.
La scelta tra i due strumenti dipende dalla tua situazione fiscale. ⚠️ Non puoi cumularli sulle stesse spese: devi scegliere uno dei due prima di avviare i lavori.
Il Bonus MIMIT è un contributo a fondo perduto: ricevi subito una parte della spesa sotto forma di sconto in fattura o rimborso diretto, senza aspettare anni. La detrazione del 50%, invece, si recupera in dieci quote annuali uguali portate in dichiarazione dei redditi. Funziona bene se hai un'imposta sufficientemente alta da assorbire le quote anno per anno.
La regola pratica: se hai buona capienza fiscale e spese elevate, la detrazione 50% recupera di più nel tempo. Se vuoi il cash subito e la spesa è contenuta, il Bonus MIMIT è più immediato. Verifica i requisiti e le finestre dei bandi prima di firmare qualsiasi preventivo, perché i fondi sono limitati e si esauriscono.
Le agevolazioni coprono le spese ammissibili per acquisto e installazione del dispositivo, inclusi i lavori accessori necessari come cablaggi e adeguamenti elettrici. ✅ Rientrano nelle spese ammissibili anche progettazione, messa in sicurezza e allaccio alla rete, oltre alle opere murarie indispensabili per portare l'impianto a norma.
L'importo massimo detraibile dipende dalle normative fiscali in vigore. La detrazione si applica sia al dispositivo sia ai lavori accessori e si ripartisce su più anni secondo la legge, permettendo una gestione flessibile dell'ammortamento delle spese.
Per accedere alle agevolazioni la parola d'ordine è documentazione in ordine. Tieni pronti prima di inoltrare la richiesta: le fatture dettagliate con pagamento tracciabile tramite bonifico parlante, la dichiarazione di conformità (DiCo) rilasciata a fine lavori, la documentazione tecnica dell'impianto e la conferma che l'installazione sia stata eseguita da un professionista abilitato — requisito quasi sempre necessario per la validità dell'incentivo.
⚠️ Un pagamento non tracciabile o una conformità mancante bastano a far decadere il beneficio. Verifica ogni voce con l'installatore prima del saldo finale: è più semplice farlo prima che contestarlo dopo.
Vivere in condominio non è un ostacolo all'installazione di una wallbox. ✅ Il quadro normativo è chiaro: l'art. 1122-bis del Codice Civile e la Legge 120/2020 tutelano il diritto del singolo condomino a installare infrastrutture di ricarica, anche quando l'assemblea non collabora.
Il principio di fondo è questo: se installi la wallbox su uno spazio di proprietà esclusiva — box, garage privato, posto auto assegnato — e non tocchi le parti comuni, puoi procedere liberamente. Non serve nessuna delibera. L'unico obbligo è comunicare preventivamente all'amministratore il progetto e i lavori.
Se l'installazione riguarda solo la tua proprietà e non richiede modifiche alle parti comuni, non hai bisogno del voto dell'assemblea condominiale. Basta una comunicazione preventiva scritta all'amministratore, che descriva il progetto e l'impatto sulle parti comuni (anche se nullo). Da quel momento puoi procedere con l'installazione a tue spese.
La situazione si complica se devi passare cavi o installare colonnine su parti comuni come il cortile o il cavedio. In quel caso serve una delibera assembleare: si approva con il voto della maggioranza degli intervenuti e almeno i due terzi del valore dell'edificio.
C'è però una protezione importante. ⚠️ Se l'assemblea non si pronuncia entro tre mesi dalla richiesta scritta, oppure delibera in modo negativo senza un motivo tecnico valido, l'art. 1122-bis ti consente di installare comunque, a tue spese, purché non arrechi danno alle parti comuni e nel rispetto delle norme di sicurezza.
La delibera diventa necessaria quando l'installazione prevede modifiche strutturali o l'uso di parti comuni: cavi passanti per il cavedio, posa in cortile condominiale, utilizzo della centrale elettrica del palazzo. In questi casi l'assemblea valuta anche i costi di adeguamento della rete condominiale.
Una buona pratica è portare in assemblea un progetto tecnico chiaro, con i dettagli sull'impatto sull'impianto comune e i costi preventivati. Semplifica la discussione e aumenta le chance di un voto favorevole.
Per l'installazione sulle parti comuni degli edifici condominiali, il Bonus Colonnine MIMIT arriva fino a 8.000 euro. L'incentivo richiede che la delibera condominiale sia già approvata prima della domanda. Servono: la delibera assembleare, le fatture dei lavori con pagamento tracciabile, la dichiarazione di conformità (DiCo) a fine lavori e la documentazione tecnica dell'impianto. La domanda si presenta tramite il portale MIMIT/Invitalia con SPID, CIE o CNS.
Qui la scelta è tra possedere e affidarsi. 💡 Comprare una wallbox significa investire una cifra iniziale ma controllare i costi nel tempo; affidarsi a un servizio in abbonamento come quelli di Eni Plenitude sposta il modello verso un canone, con installazione, manutenzione e assistenza spesso incluse. Il primo modello chiede più impegno di gestione, il secondo più semplicità a fronte di costi ricorrenti.
La wallbox di proprietà dà più personalizzazione e flessibilità: scegli tecnologia e configurazione, ma ti accolli gestione, manutenzione e risoluzione dei problemi. Il servizio "chiavi in mano" delega tutto a un operatore esterno, facilita l'attivazione e riduce il coinvolgimento diretto. È la scelta giusta per chi vuole accendere e dimenticarsene, accettando un costo complessivo che nel lungo periodo può risultare più alto.
Il primo metro di paragone sono le funzioni smart disponibili con ciascuna opzione: app di controllo, monitoraggio dei consumi, programmazione delle fasce orarie e gestione intelligente della potenza. Con l'acquisto diretto puoi avere alcune di queste funzioni; il servizio chiavi in mano tende a integrarle in modo coordinato, per un'esperienza d'uso più fluida.
Il valore aggiunto del servizio sta nel mettere insieme i pezzi. 📉 In un'unica formula trovi fornitura della wallbox, sopralluogo, montaggio e gestione delle pratiche, più l'assistenza tecnica post-installazione e i servizi digitali. Questo approccio garantisce continuità nell'assistenza, che per molti vale quanto il risparmio iniziale.
Per confrontare bene le offerte servono dei criteri chiari. Prima di firmare, allinea queste voci: costi iniziali e ricorrenti (investimento, prezzo dispositivo, canone e attivazione), servizi inclusi nel canone (progettazione, installazione certificata, sopralluogo e manutenzione), assistenza e sostituzione (gestione guasti, post-vendita e upgrade futuri), vincoli contrattuali (durata e interoperabilità con diversi veicoli) e compatibilità con fotovoltaico o accumulo.
☀️ La compatibilità con il fotovoltaico e l'accumulo è il dettaglio che conviene verificare subito: se in futuro vuoi caricare con l'energia del sole, un'offerta rigida su questo punto può limitare l'investimento.
La wallbox bidirezionale — tecnologia Vehicle-to-Grid (V2G) o Vehicle-to-Home (V2H) — non si limita a caricare l'auto. 🔋 Permette anche di scaricare energia dalla batteria del veicolo verso la rete di casa o la rete pubblica, trasformando l'auto elettrica in un vero e proprio sistema di accumulo mobile.
In pratica, con il V2H puoi alimentare i dispositivi di casa nei momenti di picco o di interruzione della rete. Con il V2G, se l'operatore lo supporta, puoi cedere energia alla rete nelle ore di alta domanda e ricevere un compenso. Il decreto mantello del 2026 sta definendo le regole per il V2G in Italia.
Il costo di un sistema V2G/V2H completo si colloca tra i 5.000 e i 10.000 euro, a seconda del veicolo e dell'integrazione domestica. Non tutti i modelli supportano questa funzione: prima di valutarla, verifica la compatibilità del tuo veicolo.
Utilizza il cursore per selezionare l'area disponbile per l'installazione dell'impianto.

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