1. Cosa significa la classe energetica G e come si legge nell'APE

💡 In breve: la classe energetica G è il gradino più basso della scala che misura quanto una casa è efficiente. Se il tuo immobile è in classe G consuma molto e disperde tanto calore, di solito perché è stato costruito almeno 40 anni fa, senza criteri di bioedilizia né riqualificazioni successive. Sono case che d'inverno perdono calore e d'estate si surriscaldano, con bollette alte sia per il riscaldamento sia per il raffrescamento.

La classe pesa anche sul valore di mercato. Un immobile in classe G costa di più da tenere confortevole, quindi risulta meno appetibile per chi compra o affitta. Chi cerca casa oggi guarda ai costi di gestione nel tempo, non solo al prezzo d'acquisto: la prestazione energetica è diventata un criterio di scelta concreto e non più un dettaglio da tecnici.

Perché la classe energetica G indica le peggiori prestazioni di un edificio?

Perché è la fascia più bassa dell'intera scala, che va dalla A4 (la più efficiente) fino alla G. Questa fascia segnala prestazioni scarse sia dell'involucro — muri, tetto, infissi — sia degli impianti, con consumi alti e forte dispersione dovuti a coibentazione insufficiente e generatori datati.

Il confine è netto. Una casa entra in classe G quando supera i 162,5 kWh/m² all'anno e l'indice EPgl,nren — cioè l'energia primaria non rinnovabile che serve ogni anno per ciascun metro quadro — supera 3,50. Non c'è un limite superiore: qualsiasi immobile oltre quella soglia rientra in G, anche se la supera di poco. Sotto quella lettera non esiste una fascia peggiore.

Salendo di classe i numeri cambiano parecchio. Le fasce alte come A e B corrispondono a consumi contenuti per riscaldare, raffrescare e illuminare, e garantiscono un comfort più stabile durante tutto l'anno.

Come si calcola la classe energetica nell'APE e quali indici considera?

La classe la assegna l'APE, cioè l'Attestato di Prestazione Energetica, il documento che certifica quanta energia consuma un edificio. L'indice che comanda è l'EPgl,nren, che mette insieme in un solo numero riscaldamento, raffrescamento, acqua calda sanitaria, illuminazione e ventilazione: è la fotografia complessiva della prestazione della casa.

Alla base c'è il fabbisogno di energia primaria, cioè l'energia che l'immobile richiede per coprire tutti i suoi consumi. Il calcolo pesa insieme l'efficienza dell'involucro e quella degli impianti, oltre alla quota di energia non rinnovabile utilizzata: è questo mix a collocare la casa in una fascia anziché in un'altra.

L'APE non lo compili da solo. Serve una diagnosi svolta da un tecnico abilitato, e il risultato finisce in un certificato obbligatorio in caso di vendita o affitto e per accedere a molti incentivi, in vigore dal 2015. Senza quel documento in mano, non sai da quale classe stai partendo per programmare gli interventi giusti.

Qual è la differenza tra la classe energetica G e la classe energetica F?

La differenza è di soglia, non di sostanza: sono le due fasce più basse della scala, una accanto all'altra. La classe F copre gli immobili con un indice EPgl,nren compreso tra 2,60 e 3,50; sopra quella soglia, senza limite superiore, si entra in classe G. In pratica una casa in classe F è leggermente meno energivora, ma condivide con la G lo stesso identikit: isolamento scarso, impianti datati, bollette alte. Gli interventi che funzionano per salire dalla G valgono anche per la F, spesso con un investimento minore perché il punto di partenza è già un po' più vicino all'obiettivo.

2. Consumi, dispersioni e comfort di una casa in classe energetica G

Una casa in classe G è per definizione una casa che spreca. E non è un caso isolato: secondo ENEA, la classe G rappresenta il 35,7% delle certificazioni residenziali italiane nel periodo 2015-2020. Vuol dire che una fetta enorme del patrimonio immobiliare italiano è ancora energeticamente inefficiente.

Questa inefficienza si paga più volte. La bolletta sale, a parità di comfort, e con essa cresce anche l'impatto ambientale, perché consumi elevati significano emissioni elevate. C'è poi la vivibilità di ogni giorno: stanze fredde d'inverno e afose d'estate, con una temperatura interna difficile da tenere costante.

Perché una casa in classe G ha consumi ed emissioni così elevati?

Perché serve tanta energia per climatizzare ambienti che non trattengono né il caldo né il fresco. Riscaldamento invernale, raffrescamento estivo, ventilazione e produzione di acqua calda pesano molto quando mancano isolamento termico e impianti aggiornati, e gran parte dell'energia prodotta si disperde prima di fare il suo lavoro.

Più energia significa più emissioni. Un fabbisogno alto si traduce in maggiori emissioni di CO2 — l'anidride carbonica legata ai consumi — e in costi di riscaldamento e raffrescamento che crescono anno dopo anno, riducendo anche il valore commerciale dell'immobile.

Il divario con le classi alte è enorme. Una casa in classe G ha un EPgl,nren pari o superiore a 3,50 e supera i 160 kWh/m² all'anno; una casa in classe A garantisce lo stesso comfort con meno di 15 kWh/m². A parità di benessere, il consumo può essere dieci volte inferiore.

In che modo dispersioni e impianti obsoleti peggiorano il comfort abitativo?

Il comfort crolla soprattutto per colpa delle dispersioni, cioè dei punti da cui il calore scappa. In una casa in classe G le vie di fuga del calore sono molte e spesso combinate tra loro.

Pareti e tetto non isolati disperdono calore d'inverno e lasciano entrare il caldo d'estate. Il pavimento verso locali freddi — cantine e box — sottrae temperatura agli ambienti abitati, mentre infissi datati e ponti termici, cioè vecchi serramenti e punti di discontinuità dell'isolamento, restano zone critiche. Ci sono poi le infiltrazioni d'aria: spifferi e fessure che fanno entrare aria fredda e uscire quella riscaldata.

Ogni via di fuga costringe gli impianti a lavorare di più per tenere la stessa temperatura. Il risultato è un consumo che sale mentre il comfort resta basso: la casa fatica a scaldarsi e a rinfrescarsi, e la spesa non ripaga il benessere.

3. Quanto consuma una casa in classe energetica G e quanto si spende in bolletta

💶 Il dato pratico da tenere a mente: una casa in classe G è tra le più energivore del parco immobiliare, e questo si sente direttamente in bolletta. Il consumo reale dipende da più fattori — zona climatica, isolamento, dimensioni e qualità degli impianti — ma resta strutturalmente più alto che nelle classi superiori.

Per farti un'idea concreta conviene partire dall'APE e confrontare i consumi teorici con quelli reali di casa tua. I numeri qui sotto sono stime su un appartamento tipo di 100 m², utili per capire l'ordine di grandezza più che per una previsione al centesimo.

Quanto consuma in media una casa in classe energetica G?

Una casa in classe G supera i 160 kWh/m² all'anno, con un valore indicativo di 162,5 kWh/m². Tradotto su un appartamento di 100 m², il fabbisogno annuo arriva facilmente oltre i 16.000 kWh, intorno ai 16.500 kWh secondo le stime più diffuse.

Il grosso di questa energia serve a compensare le inefficienze. Riscaldamento, raffrescamento, ventilazione e acqua calda assorbono molto proprio perché l'involucro disperde e gli impianti rendono poco, con un prelievo dalla rete nettamente superiore alla media.

Quanto si spende in bolletta rispetto alle classi energetiche migliori?

La spesa segue i consumi. Prendendo un prezzo di riferimento di 0,139 €/kWh (tariffa monoraria indicata da ARERA per il mercato tutelato), una casa di 100 m² in classe G arriva a superare i 2.000 € all'anno di sola energia. Il conto cambia moltissimo salendo di fascia. Ecco il confronto a parità di superficie, con lo stesso prezzo:

  • Classe G: circa 16.500 kWh/anno, pari a circa 2.293 € di spesa.
  • Classe D: spesa indicativa intorno alla metà rispetto alla classe G.
  • Classe B: spesa indicativa intorno a un terzo rispetto alla classe G.
  • Classe A4: circa 16 kWh/m² all'anno, cioè circa 1.600 kWh, per una spesa di circa 222 €.

Il divario tra le due estremità è impressionante: circa dieci volte tra la classe G e la classe A4. Cambiare fornitore luce e gas ti fa risparmiare qualcosa, ma non abbassa la classe energetica: per tagliare davvero quei 2.293 € l'anno serve intervenire sulla casa, non sul contratto.

Consumo e spesa energetica annua stimata per classe, appartamento tipo di 100 m²
Classe energetica Consumo annuo stimato Spesa annua stimata (100 m²)
Classe G ≈ 16.500 kWh/anno ≈ 2.293 €
Classe D ≈ metà della spesa in classe G
Classe B ≈ un terzo della spesa in classe G
Classe A4 ≈ 1.600 kWh/anno (circa 16 kWh/m²) ≈ 222 €

4. Quanto costa davvero possedere una casa in classe energetica G

La bolletta è solo la parte visibile del conto. Possedere una casa in classe G significa anche più manutenzione e impianti da sostituire prima, oltre a un valore che rischia di scendere nel tempo. È il costo reale di possesso, e quasi sempre è più alto di quanto sembri guardando solo le spese correnti.

Ragionare su questo costo complessivo aiuta a capire quanto rende un intervento di efficientamento. Il punto non è solo spendere meno ogni mese, ma proteggere il valore dell'immobile e ridurre le spese impreviste che una casa inefficiente tende ad accumulare.

Perché una casa in classe G costa molto di più da gestire?

Perché per ottenere lo stesso comfort brucia molta più energia. Le dispersioni e gli impianti poco efficienti alzano il numero di kWh necessari, e ogni kWh in più è spesa in bolletta. Una casa in fascia alta, al contrario, tiene la temperatura interna più stabile chiedendo meno agli impianti.

Il confronto diretto è impietoso. Rispetto alle classi A, A+ e B, una casa in classe G consuma sensibilmente di più per riscaldamento, raffrescamento e illuminazione, con il divario più marcato proprio sul riscaldamento. In pratica può arrivare a costare circa il doppio di una casa in classe D e circa il triplo di una in classe B.

Quanto pesa la classe G sul valore e sulla vendibilità dell'immobile?

⚠️ Pesa, e sempre di più. Le case efficienti si vendono meglio, accedono con più facilità a incentivi e detrazioni e mantengono meglio il loro valore. Gli immobili in classe G rischiano invece la strada opposta su tutti i fronti. Un sondaggio recente lo fotografa bene:

  • Svalutazione attesa: il 67% degli intervistati pensa che gli immobili meno efficienti perderanno valore.
  • Costi di ristrutturazione in aumento: il 66% prevede che riqualificarli costerà di più nel tempo.
  • Meno domanda: il 59% teme un calo di interesse da parte degli acquirenti.

Il messaggio è chiaro: rimandare la riqualificazione ha un costo nascosto. Più si aspetta, più l'immobile rischia di diventare difficile da vendere e caro da adeguare. Intervenire prima, invece, permette di sfruttare gli incentivi disponibili oggi e di distribuire la spesa su un periodo più lungo.

5. Come migliorare la classe energetica G: interventi su involucro e impianti

🔧 La prima mossa non è un lavoro, è un'analisi. Prima di toccare qualsiasi cosa serve una diagnosi energetica di un tecnico abilitato, che individua i punti deboli — dove la casa disperde di più — e mette in fila gli interventi per efficacia. Senza questa fotografia iniziale si rischia di spendere sulle cose sbagliate.

Fatta la diagnosi, il lavoro si muove su due fronti da tenere insieme: l'involucro e gli impianti. Accanto ai grandi interventi ci sono poi le misure complementari — LED, elettrodomestici ad alta efficienza, schermature solari alle finestre — che da sole non cambiano la classe ma alleggeriscono il carico sugli impianti e migliorano il comfort.

Quali interventi servono per migliorare l'isolamento dell'involucro edilizio?

L'obiettivo è semplice: chiudere le vie di fuga del calore. Gli interventi sull'involucro sono i più efficaci per ridurre le dispersioni e di solito si combinano tra loro:

  • Cappotto termico: coibentazione di pareti interne o esterne, il singolo intervento che incide di più sull'involucro.
  • Isolamento di tetto e pavimento: riduce le dispersioni verso l'alto e verso i locali non riscaldati.
  • Correzione dei ponti termici: elimina i punti di discontinuità dove il calore si concentra e scappa.
  • Infissi a doppio o triplo vetro: vetri basso emissivi e telai isolanti tagliano perdite di calore e rumore.
  • Sigillatura di fessure e aperture: ferma gli spifferi e migliora il controllo del microclima interno.

L'efficacia dei singoli interventi cambia con il clima locale: gli infissi rendono di più dove gli sbalzi di temperatura sono forti. Per questo la diagnosi resta la bussola: dice quali di queste voci, e in che ordine, danno il ritorno migliore su casa tua.

Come si possono riqualificare impianti, ventilazione e sistemi di controllo dei consumi?

Sull'involucro riduci il fabbisogno; sugli impianti lo copri con meno energia. Il cuore dell'intervento è sostituire i generatori vecchi con soluzioni efficienti, ma il vero salto arriva mettendo insieme più tecnologie:

  • Pompe di calore e caldaie a condensazione: generatori efficienti, ancora meglio se abbinati a riscaldamento a pavimento o radiatori a bassa temperatura.
  • Acqua calda efficiente: scaldacqua a pompa di calore o solare termico per abbattere i costi dell'acqua sanitaria.
  • Fotovoltaico con accumulo: produce energia rinnovabile in casa e, con la batteria, alza l'autoconsumo insieme alla pompa di calore.
  • Ventilazione meccanica controllata (VMC): ricambia l'aria senza disperdere calore, mantenendo un ambiente salubre.
  • Regolazione evoluta: termostati intelligenti, valvole termostatiche e contabilizzazione del calore per non sprecare energia.

Nessuna di queste voci lavora bene da sola. Una pompa di calore — di un produttore affermato come Daikin, Viessmann o Mitsubishi Electric — rende molto di più in una casa già isolata, e il fotovoltaico ripaga prima se alimenta consumi elettrici alti. Installare la pompa di calore prima di isolare le pareti, per esempio, significa sovradimensionare l'impianto e pagarlo più caro del necessario.

6. Gli interventi più efficaci per passare dalla classe G a una classe superiore

Passare dalla classe G a una classe alta come la A richiede un investimento importante, è inutile girarci intorno. La differenza la fa il metodo: con i risparmi in bolletta e gli incentivi, una buona parte della spesa rientra nel tempo, trasformando il costo in un investimento che si ripaga.

Il modo più sicuro di sprecare soldi è procedere a caso. Ogni piano serio parte da una diagnosi energetica o da uno studio di fattibilità, che stabilisce l'ordine di priorità secondo criteri tecnici ed economici: prima ciò che rende di più, poi il resto.

Quali interventi sull'involucro migliorano di più la classe energetica?

Quando le pareti hanno un'intercapedine vuota, l'insufflaggio è spesso il punto di partenza migliore. Consiste nel riempire l'intercapedine con materiale isolante, con un cantiere leggero e rapido: da solo può far salire la classe anche di due livelli, per esempio dalla E alla C. È un ottimo rapporto tra spesa ed effetto.

Dove l'insufflaggio non basta si passa ai grandi classici: cappotto termico e isolamento di coperture e pareti per tagliare le perdite di calore. Se ci sono vetri singoli o ponti termici marcati, allora infissi nuovi e correzione dei ponti termici diventano la priorità tecnica successiva.

A completare l'involucro c'è la ventilazione meccanica controllata con recupero di calore, che recupera parte del calore dell'aria in uscita. Migliora la qualità dell'aria e taglia le dispersioni della ventilazione naturale continua: un tassello prezioso nelle case ben sigillate, dove il ricambio d'aria va gestito.

Come coordinare involucro, impianti e fonti rinnovabili per un vero salto di classe?

Il salto grosso arriva quando gli interventi si progettano insieme, non uno alla volta. L'APE valuta involucro e impianti in modo congiunto, quindi isolare bene e rinnovare gli impianti nello stesso piano rende più della somma dei due interventi presi separatamente.

Sul fronte impianti, il pacchetto vincente ruota intorno alle pompe di calore, affiancate da generatori a condensazione dove servono e da una regolazione ben bilanciata. È la parte che abbatte il fabbisogno per riscaldare e raffrescare, soprattutto quando l'involucro è già stato sistemato.

Le rinnovabili chiudono il cerchio. Il solare termico copre bene l'acqua calda sanitaria; il fotovoltaico riduce il prelievo dalla rete e, abbinato a un accumulo, alza l'autoconsumo e ottimizza il bilancio energetico. È la combinazione ideale quando in casa ci sono una pompa di calore e consumi elettrici alti.

Quanto costa passare dalla classe energetica G alla classe A?

Secondo le stime del Codacons, per un appartamento di circa 100 m² il salto dalla classe G alla classe A costa tra 35.000 e 60.000 €, tra cappotto termico, infissi nuovi e sostituzione degli impianti. Per una villetta indipendente di circa 200 m² la cifra può quasi triplicare, fino a 180.000 €, perché aumentano sia le superfici da coibentare sia gli impianti da rifare. Il ritorno però non è solo sui consumi: secondo uno studio di Banca d'Italia, a parità di dimensioni e posizione un immobile in classe A si vende fino al 25% in più rispetto a uno in classe G — un margine che nel tempo ripaga buona parte dell'investimento.

Considera un caso tipico: un appartamento di circa 100 m² in classe G, con caldaia a gas datata e infissi a vetro singolo. Un pacchetto che unisce cappotto termico, infissi nuovi e una pompa di calore aria-acqua (per esempio Daikin Altherma o Mitsubishi Ecodan) può costare tra 35.000 e 60.000 €, la fascia indicata dal Codacons per il salto dalla G alla A. Con l'Ecobonus al 50% e il Conto Termico 3.0 fino al 65% sulla pompa di calore, la spesa netta tende a scendere in modo sensibile.

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Domande Frequenti

Cosa significa avere una casa in classe energetica G nell’APE?
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Perché la classe energetica G indica le peggiori prestazioni di un edificio?
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Quanto consuma in media una casa in classe energetica G?
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Quanto si spende in bolletta per una casa in classe G di 100 m²?
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