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Impianti Realizzati
Confronto fra migliori pompe di calore aria-acqua, geotermiche e ibride, con focus su Mitsubishi, Daikin, Viessmann, Vaillant e Bosch, dimensionamento kW per 100 mq, refrigerante R32 o R290 e criteri qualità-prezzo.

Le pompe di calore trasferiscono energia termica da una sorgente esterna a bassa temperatura verso un ambiente che richiede temperature superiori, sfruttando un fluido refrigerante che compie un ciclo continuo di compressione ed espansione. Il processo non genera calore: lo sposta. Questo principio fisico cambia radicalmente il rapporto fra energia elettrica assorbita ed energia termica resa, e spiega perché un singolo kilowattora di elettricità può tradursi in tre, quattro o anche cinque kilowattora di calore utile a seconda del modello e delle condizioni operative.
Sul mercato italiano coesistono quattro famiglie di configurazioni, con varianti costruttive che incidono su ingombro, manutenzione e costo. La scelta dipende dall'incrocio fra terminali già installati (radiatori, pannelli radianti, fan coil), spazio installativo disponibile e profilo climatico della zona. Nel 2026 la quota di pompe elettriche resta dominante perché installazione e manutenzione sono più semplici rispetto ai modelli a gas, e perché l'abbinamento con un impianto fotovoltaico domestico riduce sensibilmente la bolletta di esercizio.
Le tipologie commercializzate in Italia coprono quattro contesti installativi ben distinti. La differenza fra una scelta efficiente e una problematica nasce più spesso dall'accoppiamento sbagliato fra categoria di macchina e contesto edilizio: una geotermica in condominio o un'aria-aria pretesa per produrre ACS sono gli esempi più ricorrenti. Di seguito le famiglie con il loro impiego tipico:
A livello costruttivo le configurazioni si dividono in monoblocco, split, multi e packaged. Le versioni monoblocco integrano tutti i componenti in un'unica unità esterna e semplificano l'installazione quando lo spazio interno è limitato; le split separano unità interna ed esterna; le multi gestiscono più terminali da un unico generatore; le packaged offrono soluzioni preassemblate. In condominio le geotermiche sono quasi sempre escluse per i requisiti di scavo, mentre in una casa indipendente con giardino può valere la pena valutarle previo studio di fattibilità.
Per chi sostituisce una caldaia in un impianto con radiatori tradizionali, la criticità è la temperatura di mandata: i termosifoni convenzionali richiedono acqua a 55-70 °C, una richiesta lontana dal range ottimale di una pompa di calore standard. Le opzioni che funzionano davvero in questo scenario sono le pompe di calore ad alta temperatura, capaci di produrre acqua fino a 70-80 °C, oppure i sistemi ibridi che lasciano alla caldaia a condensazione i picchi più gravosi. Hitachi con il modello Yutaki S80 dichiara mandata fino a 80 °C, mentre Viessmann Vitocal 250-A raggiunge 70 °C.
Sui sistemi a bassa temperatura come pavimenti e soffitti radianti il discorso si ribalta: il salto termico ridotto fra sorgente e impianto massimizza il rendimento stagionale, e modelli standard a basse temperature operano in fascia di efficienza ottimale. Prima di scegliere conviene sempre verificare la temperatura di mandata effettiva richiesta dall'impianto esistente, non quella nominale di progetto: una vecchia rete bilanciata male può richiedere 5-10 °C in più di quanto previsto sulla carta.
Il confronto fra pompa di calore e caldaia a condensazione non si riduce al solo costo della bolletta. Il cambio diventa conveniente quando l'impianto esistente è una caldaia a gas con oltre 12-15 anni di vita e prossima a fine ciclo, oppure quando l'abitazione dispone di un impianto fotovoltaico (anche solo predisposizione) che può alimentare i cicli di compressione, o ancora quando i terminali sono pavimenti radianti o ventilconvettori capaci di lavorare a bassa temperatura di mandata. In queste condizioni una pompa di calore con SCOP 4,5-5 abbatte il consumo energetico primario di un fattore 3-4 rispetto alla caldaia, e il tempo di ritorno si chiude in 6-10 anni grazie agli incentivi del Conto Termico.
Il cambio è meno immediato in case con radiatori tradizionali non bilanciati, senza isolamento adeguato, in zone climatiche con minime invernali sotto -15 °C senza modelli specifici disponibili in budget, o quando manca lo spazio esterno per l'unità. In questi casi una soluzione ibrida pompa-caldaia mantiene la caldaia come riserva invernale e affida alla pompa il 70-80 per cento delle ore di funzionamento, riducendo i consumi senza richiedere una ristrutturazione completa dell'impianto.
Il segmento aria-acqua è quello con la maggior densità di modelli di qualità sul mercato italiano. Le ragioni sono pratiche: tecnologia inverter ormai matura, regolazione modulante che adatta la potenza al carico reale, compatibilità con sistemi ibridi e fotovoltaici, e una rete distributiva con assistenza capillare per i brand storici. La selezione che segue raccoglie i marchi più presenti nei capitolati italiani e nei preventivi residenziali del 2026, con i dati dichiarati dai costruttori per i modelli di punta. Vanno letti come riferimenti: i valori reali in casa dipendono da clima, terminali e qualità di posa.
I produttori che ricorrono nelle installazioni residenziali italiane spaziano dalla fascia premium ai pacchetti tutto compreso di nuova generazione, ciascuno con una linea di punta e parametri prestazionali dichiarati:
L'affidabilità di lungo periodo non si legge in un singolo numero. Va valutata sull'insieme dei parametri tecnici dichiarati dal costruttore, da incrociare prima della firma del contratto. L'efficienza stagionale SCOP misura la resa lungo l'intero anno di riscaldamento, mentre il COP indica la prestazione istantanea in condizioni nominali; valori SCOP fra 4,5 e 5,2 indicano fascia alta, sotto 3,8 il modello è discutibile per il residenziale italiano. La rumorosità in dB(A) sotto i 40 a tre metri è la soglia operativa accettabile anche su distanze ridotte dalle finestre del vicinato, parametro critico in contesto condominiale. Sulla temperatura massima di mandata, 55-60 °C basta per impianti radianti e fan coil, 65-70 °C serve per radiatori standard, 75-80 °C è richiesta solo per vecchie reti non bilanciate. Il campo di funzionamento in clima freddo separa i modelli per il nord Italia, che devono mantenere capacità utile almeno fino a -15 °C, dai modelli per zone alpine pensati per -20/-25 °C senza ricorrere alla resistenza elettrica integrativa. Infine la garanzia estesa e la rete di assistenza vanno lette nel dettaglio di durata, componenti coperti (compressore, scheda elettronica, scambiatori) e presenza di centri autorizzati nel raggio di 30-50 km dall'installazione.
Nella scelta fra monoblocco e split conviene pesare la complessità installativa contro i rischi di gestione: il monoblocco riduce i giunti gas e quindi i rischi di perdite di refrigerante nel circuito idronico esterno, ma richiede maggiori spazi all'esterno; lo split distribuisce il volume su due unità ma introduce collegamenti frigoriferi che vanno realizzati a regola d'arte da un installatore certificato.
Non esiste una pompa di calore migliore in assoluto: esiste una soluzione che ha il rapporto qualità-prezzo migliore per uno specifico contesto. La scelta efficiente nasce dall'incrocio fra clima locale, tipologia di terminali, spazio disponibile, fabbisogno di acqua calda sanitaria e compatibilità con sistemi connessi. Un modello premium installato in una casa mal dimensionata produce risultati peggiori di un modello di fascia media correttamente progettato per quel fabbisogno specifico.
Nella fascia di equilibrio fra performance e dotazione tecnica i nomi più ricorrenti sono Daikin, Panasonic, LG, Samsung, Bosch, Viessmann e Haier. Per chi cerca soluzioni premium con margine prestazionale superiore si guarda a Herz, Hoval e NIBE. Quello che conta davvero è confrontare modelli di segmenti diversi sulla stessa configurazione: l'errore frequente è confrontare un top di gamma in modalità nominale con un modello di fascia base in condizioni reali, ottenendo un quadro distorto del valore offerto.
La scelta tecnica si fonda su parametri concreti, non su percezioni di marca. Gli indicatori che orientano un confronto sensato fra modelli sono misurabili e ogni produttore serio li dichiara in scheda tecnica. Il coefficiente di prestazione COP, superiore a 4,0, segnala che ogni kilowattora elettrico assorbito restituisce circa 4 kilowattora termici; lo SCOP estende lo stesso dato all'intera stagione di riscaldamento. La rumorosità in dB(A) a distanza dichiarata è il parametro sensibile in contesti residenziali fitti, soprattutto se l'unità esterna è prossima a camere da letto o aperture del vicinato. Sul refrigerante, R290 e R32 sono le scelte a minore impatto ambientale, con R32 più diffuso e R290 (propano naturale) presente in soluzioni premium come Vaillant aroTHERM plus. L'alimentazione monofase o trifase cambia oltre certe soglie di potenza e può comportare un adeguamento del contatore. La tecnologia inverter e la modulazione continua regolano la potenza in funzione del carico effettivo, riducendo i cicli on-off e migliorando la vita utile del compressore. Le funzionalità di connettività Wi-Fi, controllo remoto e integrazione con sistemi domotici risultano utili sia per il comfort sia per la diagnostica preventiva. Vanno verificate poi la classe energetica e la compatibilità con i terminali già installati, e la disponibilità di pezzi di ricambio, aspetto sottovalutato che diventa decisivo dopo il decimo anno di vita dell'impianto.
Il prezzo della macchina è una frazione del costo totale di un impianto a pompa di calore. La voce posa in opera, collegamenti idraulici e modifiche elettriche pesa quanto la macchina stessa, e va sempre confrontata distinguendo il preventivo chiavi in mano dal listino della sola unità. Su un'abitazione di 100 mq la differenza fra un capitolato fatto bene e uno approssimativo può tradursi in 1.500-3.000 euro di scostamento dichiarato a parità di marca e modello: una voce che, se sottostimata in fase di confronto preventivi, riemerge come costo reale al primo intervento di rifinitura.
Sul fronte del finanziamento il Conto Termico è lo strumento di incentivazione principale per le pompe di calore in sostituzione di impianti termici esistenti, e abbatte sensibilmente la spesa netta. La rata di incentivo va valutata insieme alla scelta del modello: una macchina più efficiente può recuperare gran parte del differenziale di prezzo nei primi cinque anni di esercizio, soprattutto se abbinata a un impianto fotovoltaico con accumulo.
Il Conto Termico 3.0, operativo via Portaltermico GSE dal 2 febbraio 2026, riconosce contributi calcolati su un importo fisso per kW termico installato modulato sulla zona climatica: indicativamente si parte da 1.300-1.500 euro per la zona D, si raggiungono 2.000-2.400 euro nelle zone E e F per pompe di calore aria-acqua fino a 35 kW termici, e l'incentivo cresce in proporzione alla taglia. Il tetto massimo annuo per persona fisica si attesta intorno ai 5.000 euro per intervento residenziale standard, con possibilità di erogazione in rata unica per importi sotto 5.000 euro o in due-cinque annualità per cifre superiori. La domanda va presentata entro 60 giorni dalla fine lavori e l'accredito GSE arriva in 60-90 giorni dalla validazione della pratica. Le simulazioni dettagliate vanno richieste all'installatore con il modello specifico e la potenza progettata, perché lo scostamento fra stima generica e contributo effettivo può superare il 20 per cento.
La cumulabilità fra incentivi sulla stessa pompa di calore non è libera, segue regole precise. Il Conto Termico 3.0 e l'Ecobonus (detrazione IRPEF 65 per cento, ridotta al 50 per cento per le seconde case nel 2026) sono alternativi: per un singolo intervento conviene scegliere lo strumento più favorevole sulla base del calcolo specifico, perché il Conto Termico premia chi sostituisce un impianto a combustibili fossili mentre l'Ecobonus copre meglio interventi su prime case con capienza fiscale sufficiente. Il Bonus Casa al 36 per cento è cumulabile con il Conto Termico solo per le voci di spesa non già finanziate dall'incentivo GSE, mai sulla stessa quota di costo. Ogni euro di spesa accede a un solo incentivo, e la scelta va fatta in fase di preventivo, non a consuntivo, perché le rettifiche post-firma non sono riconosciute dal GSE.
Per ridurre il rischio di sorprese a consuntivo conviene richiedere almeno tre preventivi elaborati dopo un sopralluogo tecnico (non sulla base di metri quadri stimati a distanza), verificare nel contratto la presenza dei costi accessori (bollitore ACS, accumulo, adeguamento quadro elettrico, eventuale rimozione del vecchio generatore) e valutare la rete di assistenza del marchio sul proprio territorio. Il punto critico arriva al primo guasto invernale: un fermo impianto a gennaio con tempi di intervento di settimane si traduce in pernottamenti al freddo o stufette elettriche con consumi insostenibili, costo che raramente compare nei confronti basati solo sul prezzo iniziale.
Il costo di una pompa di calore per un'abitazione di 100 mq non è un dato monolitico. Dipende da una combinazione di variabili indipendenti — tipologia, potenza, marchio, complessità installativa, terminali esistenti, isolamento dell'immobile, zona climatica e disponibilità di spazio — che si intrecciano in modo non lineare, e per questo i preventivi seri partono sempre da un sopralluogo, non da una telefonata. Anticipare un numero senza queste informazioni produce una stima a tavolino, non un dimensionamento progettuale.
A livello di ordine di grandezza, sul residenziale italiano una pompa di calore aria-acqua è quasi sempre la soluzione più pratica e meno onerosa in fase di posa, grazie alla minore complessità installativa rispetto a una geotermica. Le versioni geotermiche partono da una base di costo più elevata per via di sonde e scavi, e diventano competitive solo su orizzonti di esercizio lunghi (15-20 anni) o in contesti con costi energetici elevati e clima freddo prolungato. Le soluzioni premium pesano di più sul prezzo iniziale ma compensano con una dotazione tecnica superiore, garanzie estese e una rete di assistenza più strutturata.
Le variabili che incidono sul prezzo finale di un impianto a pompa di calore per 100 mq si concentrano su pochi elementi ad alto impatto. La tipologia di pompa di calore scelta orienta la fascia di costo: aria-acqua per il rapporto costo-installazione più favorevole, geotermica per il massimo rendimento stagionale con investimento iniziale superiore, ibrida per impianti retrofit con caldaia ancora funzionante. La potenza necessaria, espressa in kW, va calcolata sul carico termico reale e non sui metri quadri: indicativamente fra 5 e 12 kW per 100 mq ben isolati, fino a 14-17 kW per immobili con dispersioni elevate. L'integrazione con un impianto fotovoltaico già installato riduce drasticamente il costo operativo, soprattutto in presenza di un accumulo elettrico che alimenta i cicli di compressione anche fuori dalle ore di irraggiamento. Marchio e fascia di prodotto pesano sul listino: i premium come Viessmann, NIBE, Mitsubishi Electric tendono a costare di più ma offrono assistenza più strutturata, mentre brand di fascia media come Daikin, Bosch, Samsung restano un compromesso solido. Le funzioni di connettività Wi-Fi, integrazione con app proprietarie e gestione modulante incidono sul prezzo iniziale ma migliorano l'ottimizzazione dei consumi a regime. In contesti urbani o condomini i vincoli di rumorosità e spazio (modelli sotto 35 dB(A), compatti) alzano il costo ma sono necessari per rispettare le distanze normative. Gli incentivi attivi al momento dell'installazione, in primis il Conto Termico, vanno sempre simulati sul caso specifico prima di scegliere la macchina.
Il prezzo finale va sempre letto come totale chiavi in mano, non come somma della sola unità. La posa, i collegamenti idraulici, le eventuali modifiche al quadro elettrico e la messa in servizio rappresentano voci che possono incidere fra il 20 e il 40 per cento del costo totale dichiarato, e raramente sono uniformi fra due preventivi diversi. Confrontare un chiavi in mano con il prezzo nudo di una macchina porta a scartare l'offerta più conveniente e ad accettare quella che nasconde i costi accessori in fattura finale.
L'installazione su impianto esistente richiede verifiche aggiuntive rispetto a una nuova costruzione: vanno controllati accessi, posizione dell'unità esterna, condizioni della rete idronica, compatibilità del bollitore in essere, sezione del cavo elettrico verso il contatore. Un sopralluogo preliminare, solitamente gratuito, serve proprio a fissare questi punti prima di emettere un preventivo serio. Per immobili di superficie maggiore (200-250 mq) il sopralluogo diventa indispensabile, perché le variabili crescono e una stima a tavolino genera scostamenti rilevanti dal preventivo finale.
Le unità compatte con serbatoio integrato riducono il numero di componenti separati da posare e quindi il tempo di installazione, comprimendo la voce manodopera. Sul fronte dei terminali, l'abbinamento con radiatori tradizionali può richiedere una pompa di calore ad alta temperatura o una soluzione ibrida, entrambe più costose all'origine ma necessarie quando l'opzione di sostituire i terminali esistenti non è praticabile per costi, spazi o vincoli di gestione del cantiere.
Il dimensionamento corretto di una pompa di calore non si fa sui metri quadri, si fa sul fabbisogno termico reale. La domanda "quanti kW per 100 mq" non ha una risposta univoca: dipende dalla casa concreta, dal clima e dai terminali installati. Una casa in classe A in pianura padana e un casolare degli anni Sessanta in Trentino possono avere entrambi 100 mq calpestabili e fabbisogni termici che differiscono di un fattore tre.
L'errore più costoso in questo passaggio è il sovradimensionamento. Un impianto sovradimensionato aumenta il prezzo di acquisto e soprattutto aumenta i cicli di accensione e spegnimento del compressore, riducendo l'efficienza operativa e accelerando l'usura. Il sottodimensionamento è il problema speculare: una macchina sotto taglia ricorre alla resistenza elettrica integrativa nei giorni più freddi e la bolletta supera quella di una caldaia tradizionale. Il punto di equilibrio passa da un sopralluogo che misuri dispersioni reali e terminali esistenti.
Il fabbisogno termico dipende da una combinazione di parametri costruttivi e ambientali. La qualità dell'isolamento dell'involucro ha l'impatto più alto: case in bioedilizia o con strutture in X-Lam richiedono potenze significativamente inferiori rispetto a edifici degli anni Sessanta e Settanta con ponti termici diffusi. La zona climatica e la temperatura di progetto spostano il calcolo da circa -2 °C in zona D fino a -15 °C nelle zone alpine, modificando radicalmente la potenza richiesta. Pesano anche l'altezza dei locali (un'abitazione con soffitti a 3 metri ha un volume del 25 per cento superiore rispetto a una con soffitti a 2,4 metri), la qualità dei serramenti (infissi a vetro singolo possono raddoppiare le dispersioni), il tipo di terminali installati (pavimenti radianti lavorano a 30-40 °C e massimizzano l'efficienza, radiatori tradizionali richiedono 55-70 °C e abbassano lo SCOP effettivo) e i ricambi d'aria, che aggiungono una quota di calore disperso da sommare alle dispersioni statiche.
Sull'offerta di mercato i range più ricorrenti danno un'idea delle fasce: Bosch Compress copre da 4 a 30 kW, Mitsubishi Electric Ecodan da 7,5 a 16 kW, la fascia residenziale tipica si concentra fra 5 e 17 kW. Soluzioni Viessmann arrivano fino a 2 MW, ma sono potenze per applicazioni industriali. In climi rigidi conviene scegliere modelli che mantengano capacità utile a -20/-25 °C, evitando il declassamento prestazionale delle pompe non progettate per condizioni estreme.
Il calcolo della potenza parte dall'analisi delle dispersioni termiche: la quantità di calore che l'edificio perde attraverso pareti, tetto, pavimento e serramenti nelle condizioni climatiche di progetto. Si lavora con due componenti che vanno sommate per ottenere il fabbisogno totale.
La prima è la dispersione per trasmissione attraverso l'involucro, calcolata moltiplicando la superficie disperdente di ciascun elemento per il coefficiente di trasmittanza termica (U) e per la differenza di temperatura fra interno ed esterno di progetto. La seconda è la dispersione per ventilazione, che considera il volume d'aria ricambiato per garantire qualità dell'aria interna.
A queste due voci va aggiunto un margine di sicurezza, in genere fra il 10 e il 20 per cento, che assorbe le incertezze del calcolo e i picchi non previsti dal modello stazionario. La formula operativa è: fabbisogno termico = dispersioni per trasmissione + dispersioni per ventilazione + margine di sicurezza. Il risultato, espresso in kW, è la potenza nominale che la pompa di calore deve garantire alle condizioni climatiche di progetto.
In uno scenario tipico — villetta singola di circa 110 mq in pianura padana (zona climatica E), isolamento medio anni 2000, radiatori in alluminio e fabbisogno termico stagionale stimato intorno a 8.500 kWh — un modello come Vaillant aroTHERM plus VWL 75/6 (R290, potenza nominale 7,5 kW, SCOP dichiarato 4,9) abbinato a un impianto fotovoltaico da 4,5 kWp con accumulo da 6 kWh può ridurre l'assorbimento netto da rete a circa 550-620 kWh stagionali. La bolletta mensile di riscaldamento, in questa configurazione esemplificativa, può attestarsi fra 30 e 55 euro nei mesi invernali, contro i 95-130 euro di una caldaia a condensazione a metano alle stesse condizioni. Il risultato non è universale: cambia con esposizione del tetto, profilo di consumo diurno e qualità della posa.
Tradurre il valore calcolato in un modello specifico richiede la verifica della curva di prestazione del costruttore, perché la potenza utile decresce al calare della temperatura esterna.
L'efficienza di una pompa di calore non è una statistica di marketing: è il valore che decide quanta energia elettrica acquistata in bolletta si trasforma in calore utile dentro casa. Tutte le pompe di calore moderne lavorano spostando calore dall'esterno verso l'interno tramite la compressione del refrigerante, e questo è ciò che permette a un solo kilowattora elettrico assorbito di restituire 3, 4 o 5 kilowattora termici a seconda del modello e delle condizioni. La quota di pompe elettriche resta dominante per la maggiore semplicità di installazione e manutenzione rispetto a quelle a gas, anche se queste ultime possono restare convenienti in territori dove il prezzo del gas è significativamente inferiore a quello dell'elettricità di rete.
La classe di efficienza energetica è il primo filtro: maggiore è la classe, minori sono i consumi, ma il prezzo di acquisto sale di conseguenza. Il punto di equilibrio fra spesa iniziale e risparmio annuo va calcolato sul profilo di consumo specifico, non assunto come uguale per tutti. In climi molto rigidi le pompe ibride e ad alta temperatura garantiscono comfort ma hanno consumi elettrici superiori rispetto ai modelli ottimizzati per climi miti, perché lavorano lontano dalle condizioni nominali di massima efficienza nei mesi più freddi.
L'efficienza di una pompa di calore viene quantificata con due indicatori principali, ciascuno con un significato preciso. Distinguere COP e SCOP è il prerequisito per leggere una scheda tecnica senza confondere prestazione nominale e resa stagionale:
I valori più alti dichiarati sul mercato 2026 toccano SCOP/SEER intorno a 5,22 (Rossato Air Inverter 4), con la fascia premium che si attesta stabilmente sopra 4,5. Sotto 3,8 il modello va valutato con attenzione, perché in climi del nord Italia il rendimento reale può scendere a livelli che minano la convenienza rispetto a una caldaia a condensazione.
I consumi elettrici a regime sono il risultato dell'interazione fra molteplici variabili ambientali e tecniche. Il salto termico fra sorgente e mandata è la prima leva: minore è la differenza richiesta, maggiore è il COP istantaneo, e gli impianti radianti a bassa temperatura lavorano in fascia ottimale mentre i radiatori tradizionali restano in fascia meno favorevole. La temperatura esterna e quella di mandata agiscono di concerto: ogni grado in meno all'esterno riduce la capacità utile della macchina e fa crescere l'energia assorbita per produrre lo stesso calore reso. Il setpoint interno e le ore di funzionamento spostano consistentemente la bolletta annua: un setpoint a 21 °C invece di 19 °C aumenta sensibilmente il consumo, soprattutto in case con isolamento mediocre. La qualità del dimensionamento e della posa fa il resto: impianti sovradimensionati ciclano di più e perdono efficienza, posa approssimativa introduce perdite di carico e dispersioni. Infine la manutenzione periodica chiude il cerchio: filtri sporchi, scambiatori incrostati e carica di refrigerante non ottimale degradano le prestazioni progressivamente, spesso senza segnali immediati prima della rottura.
Sul fronte del refrigerante, le scelte più moderne convergono su due opzioni. Il R32 è oggi il più diffuso nella fascia residenziale per il buon equilibrio fra prestazioni e impatto ambientale; il R290, propano naturale a impatto trascurabile sul potenziale di riscaldamento globale, è la scelta tecnica per modelli premium come Vaillant aroTHERM plus e per chi vuole massimizzare la sostenibilità complessiva dell'impianto.
L'integrazione con un impianto fotovoltaico, soprattutto se accompagnato da accumulo elettrico, modifica radicalmente il bilancio economico: l'autoconsumo solare alimenta i cicli di compressione nelle ore centrali della giornata, riducendo il prelievo dalla rete e abbattendo la bolletta di esercizio. La tecnologia inverter completa il quadro permettendo una regolazione modulante che ottimizza il consumo istantaneo e riduce i picchi di assorbimento. Sul piano dell'alimentazione elettrica, le pompe di calore residenziali possono essere monofase o trifase a seconda della potenza nominale: oltre certe soglie (7-9 kW elettrici di assorbimento) la trifase diventa obbligatoria, e questo può richiedere un adeguamento del contatore con costi accessori da preventivare.
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