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Impianti Realizzati
Range prezzi 4.000-22.880 € chiavi in mano, focus su appartamento 100 mq con 12 kW, confronto tra aria-acqua, aria-aria e a gas, incentivi Conto Termico, Ecobonus, bonus ristrutturazioni e payback 5-7 anni.

L'intervallo di prezzo di una pompa di calore non si riassume in un singolo numero perché incrocia tre variabili che pesano in modo diverso a seconda del progetto: la potenza richiesta dall'edificio, la tipologia tecnologica e l'ecosistema impiantistico che la circonda. Tre famiglie di prodotto coprono la quasi totalità dei casi residenziali italiani.
Distinguere queste tre fasce all'inizio del progetto evita confronti fuorvianti tra modelli pensati per scenari diversi.
La tipologia tecnologica è la prima leva di costo. Le pompe di calore aria-aria monoblocco restano l'opzione più economica, con prezzi tra 500 € e 5.000 €; le aria-acqua salgono perché aggiungono il circuito idraulico per riscaldamento e ACS; le geotermiche pesano di più ancora a causa di sonde, scavi e pratiche autorizzative.
Per un'installazione domestica con potenza tra 3 e 5 kW il budget tipico oscilla tra 4.000 € e 7.000 €. I modelli aria-acqua partono da circa 4.000 € e superano i 14.000 € nelle versioni con accumulo integrato e gestione smart, mentre le pompe a gas si collocano tra 2.500 € e 10.000 €.
Per impianti residenziali di taglia maggiore i prezzi salgono in modo proporzionale alla potenza nominale: una pompa di calore da 5 kW si attesta intorno a 16.000 € chiavi in mano, una da 8 kW oscilla tra 18.000 € e 18.700 €, mentre un modello da 12 kW richiede tra 19.000 € e 22.880 €. Una centrale termica completa per una casa di 100 mq parte da circa 10.000 €; per superfici fino a 500 mq si avvicina ai 20.000 €.
L'esempio più rappresentativo riguarda gli edifici di 150 mq: con termosifoni tradizionali l'investimento si attesta intorno ai 16.000 €, con riscaldamento a pavimento radiante scende a circa 14.000 € grazie al miglior rendimento dei terminali a bassa temperatura.
La marca pesa più di quanto si immagini perché racchiude la qualità dei materiali, la durata dei componenti e la rete di assistenza post-vendita. I modelli premium di Daikin, Mitsubishi Electric, Panasonic o Vaillant costano in media il 20-30% in più rispetto a marchi di seconda fascia, ma compensano con garanzie estese fino a dieci anni e disponibilità capillare di ricambi.
La potenza nominale e il rendimento (COP/SCOP) spostano il prezzo in modo lineare: ogni kilowatt aggiuntivo richiede compressore più grande, scambiatori dimensionati e gas refrigerante in quantità maggiore. Modelli con SCOP superiore a 4 utilizzano compressori inverter di nuova generazione e questo si riflette sul listino.
Il prezzo dell'unità in sé rappresenta solo una parte del costo finale dell'impianto. L'ecosistema attorno alla pompa pesa quanto la macchina: serbatoi di accumulo per ACS o inerziale, pompe di rilancio, valvole miscelatrici a tre vie, vasi di espansione, gruppi di sicurezza, filtri defangatori, gestione elettronica con termoregolazione climatica. A questo si aggiungono gli adeguamenti idraulici ed elettrici sull'esistente.
Per un confronto onesto tra preventivi conviene includere il costo della manutenzione periodica obbligatoria (in media 150-200 € all'anno) e dell'eventuale estensione della garanzia oltre i due anni di legge. Trascurare queste voci porta a sottostimare il total cost of ownership del 15-20% sull'arco di vita utile.
Un appartamento di 100 mq rappresenta lo scenario più comune nel residenziale italiano. La potenza tipica oscilla tra 7 e 12 kW, e la scelta tra i due estremi dipende meno dalla superficie e più dal carico termico effettivo: zona climatica, esposizione, isolamento dell'involucro e numero di occupanti pesano quanto i metri quadri. Una pompa da 12 kW è raccomandata in due casi specifici: edifici poco coibentati in zona climatica E o F, oppure installazioni che devono coprire sia riscaldamento sia produzione di acqua calda sanitaria con accumulo dedicato.
Il dimensionamento parte sempre da un calcolo di fabbisogno termico secondo Legge 10, non da regole empiriche tipo "100 watt per metro quadro". Sei variabili entrano nel calcolo: superficie netta riscaldata, altezza utile dei locali, numero di occupanti permanenti, zona climatica (DPR 412/93), trasmittanza media dell'involucro e tipologia di terminali installati. Un appartamento di 100 mq in zona E con cappotto e finestre triplo vetro può richiedere 6 kW; lo stesso appartamento in classe energetica G senza cappotto può chiederne 14.
L'isolamento dell'involucro è la seconda variabile in ordine di impatto. Edifici costruiti prima della Legge 373/76 hanno trasmittanze medie tre volte superiori a quelle minime previste dal Decreto Requisiti Minimi 2015. In questi casi prima di dimensionare la pompa conviene valutare interventi sull'involucro (cappotto, sostituzione serramenti) perché ridurre il fabbisogno di 30-40% sposta la potenza necessaria di una taglia intera, con risparmio diretto sul prezzo della macchina.
Il sopralluogo tecnico con calcolo termotecnico costa tipicamente tra 200 e 500 € e ha un ritorno immediato: evita sovradimensionamenti che costerebbero migliaia di euro tra prezzo macchina e consumi inutili, e sottodimensionamenti che obbligherebbero a integrazioni con resistenze elettriche di backup. Il riferimento normativo è la Legge 10/91 integrata dalle UNI/TS 11300.
Per 100 mq il prezzo finale chiavi in mano si colloca tra 3.000 € e oltre 22.880 €, una forbice ampia che riflette la differenza tra split aria-aria di base e impianto aria-acqua completo con accumulo. Due esempi concreti: una LG Therma V da 12 kW si posiziona tra 10.000 € e 12.000 €, mentre una Daikin Altherma 3 da 12 kW supera i 14.000 €.
Il prezzo va sempre letto in sistema, non come somma di componenti. Vanno considerati serbatoi di accumulo per ACS (tipicamente 200-300 litri), pompe di rilancio per i circuiti secondari, gruppi di gestione elettronica con sonda esterna, kit di protezione antigelo se l'unità esterna è esposta al nord. La marca, la serie e il livello di prestazione SCOP modificano il listino di partenza in modo significativo.
In un preventivo per appartamento di 100 mq vanno valutati anche i terminali a bassa temperatura — pavimento radiante o ventilconvettori — che lavorano in modo più efficiente con pompe di calore rispetto ai termosifoni in ghisa. L'integrazione con un impianto fotovoltaico domestico aumenta l'autoconsumo elettrico fino al 30% e riduce i tempi di rientro dell'investimento di 1-2 anni.
La superficie da riscaldare è il primo proxy per stimare il prezzo, ma da sola non basta. Una valutazione corretta combina metratura, fabbisogno termico annuo (kWh/mq anno), tipologia di terminali e consumi energetici previsti, perché il costo iniziale racconta solo una parte della storia. Una pompa più cara con SCOP elevato può recuperare la differenza di prezzo nei primi tre anni di esercizio, soprattutto se l'edificio si trova in una zona climatica fredda dove la macchina lavora molte ore.
L'aumento della superficie comporta tre conseguenze: cresce il fabbisogno termico, sale la potenza nominale necessaria e aumenta il numero di terminali da alimentare. La progressione del prezzo è quasi lineare fino a 150 mq, poi accelera per le superfici maggiori dove entrano in gioco accumuli più capienti e gruppi di rilancio multipli.
Per un'abitazione di 50 mq bastano macchine compatte da 3-5 kW con prezzi tra 4.000 e 7.000 € chiavi in mano. Su 80 mq il preventivo varia di più perché entrano in gioco isolamento e fabbisogno ACS: un'unità da 6-8 kW si colloca tra 7.000 e 12.000 €, con scarti consistenti a seconda del livello di finitura e dell'integrazione con accumuli inerziali.
Per appartamenti di 100 mq il range tipico è 3.000-oltre 10.000 € per la sola macchina, che diventano 10.000-20.000 € chiavi in mano includendo terminali, opere edili e accessori. Per 150 mq la differenza tra terminali fa la parte del leone: con termosifoni tradizionali la spesa si attesta intorno a 16.000 €, mentre con pavimento radiante scende a circa 14.000 € per via del rendimento superiore della pompa a basse temperature di mandata.
Per case di 200 mq il costo cresce ancora a causa del numero di zone da regolare e dell'eventuale necessità di doppio accumulo (uno per ACS, uno inerziale). Il preventivo medio supera i 20.000 € chiavi in mano, soprattutto se si aggiungono ventilconvettori per il raffrescamento estivo.
Il fabbisogno termico va sempre incrociato con tre variabili: livello di isolamento dell'involucro, numero di occupanti e zona climatica. Due abitazioni della stessa metratura possono richiedere pompe di calore con potenze diverse di una taglia intera, e differenze di prezzo nell'ordine dei 3.000-5.000 €.
Per superfici sopra i 150 mq lo studio di fattibilità con dimensionamento professionale diventa obbligatorio, non opzionale. La complessità progettuale incide sul prezzo finale tanto quanto le scelte di prodotto: una distribuzione mal pensata può raddoppiare i metri di tubazione e i punti di scarico condensa rispetto a un layout ottimizzato.
Stabilire un prezzo preciso senza sopralluogo è impossibile su questa fascia di superfici. Il preventivo dipende da isolamento, clima e stato dell'impianto esistente: condotte da rifare, sostituzione del bollitore, adeguamento del quadro elettrico sono voci che possono pesare per 2.000-4.000 € aggiuntivi.
Lo scenario di partenza fa la differenza più di tutto. Per la sostituzione di un generatore esistente (caldaia a gas) il range è 3.000-7.000 € perché si riusa parte dell'impianto. Per una nuova realizzazione si parte da circa 2.000 € per il solo allaccio, ma le opere accessorie portano il totale ben oltre.
La scelta tra le tre tipologie principali non si decide sul prezzo iniziale ma sull'incrocio tra clima locale, terminali esistenti e fonti energetiche disponibili. Le aria-aria sono le più economiche da installare ma servono solo per climatizzare, le aria-acqua coprono riscaldamento e ACS ma richiedono circuito idraulico e accumulo, le pompe a gas tornano competitive solo dove l'energia elettrica costa molto o non c'è capacità contrattuale sufficiente.
Le pompe geotermiche entrano nel confronto come opzione di lungo termine: rendimenti stabili tutto l'anno e indipendenza dalla temperatura esterna, ma scavi e pratiche autorizzative spostano il prezzo iniziale tra 25.000 € e 40.000 € per un'installazione residenziale tipica. In contesti urbani densi la geotermica è raramente fattibile per mancanza di spazio per le sonde verticali.
Una quarta opzione che merita un cenno è la pompa di calore ibrida, che integra una pompa elettrica con una caldaia a condensazione su un sistema unico. Si attiva l'una o l'altra in funzione della temperatura esterna e del costo istantaneo di elettricità e gas, ottimizzando il costo orario di esercizio. Prezzo tipico tra 8.000 € e 14.000 € chiavi in mano, scelta indicata in ristrutturazioni dove l'involucro non è ancora coibentato e la temperatura di mandata richiesta dai termosifoni esistenti è troppo alta per una pompa pura.
Le pompe di calore aria-aria partono da 500 € e arrivano a 5.000 €. Sono soluzioni split o multi-split che lavorano direttamente sull'aria ambiente: ottime per il raffrescamento estivo e il riscaldamento di una o due stanze, meno indicate come unico generatore in zona climatica E o F dove servirebbero più macchine in parallelo.
Le pompe di calore aria-acqua coprono il segmento residenziale completo, da 4.000 € a 14.000 € per la sola unità esterna più modulo idronico. Producono acqua calda sia per riscaldamento (pavimento radiante o termosifoni a bassa temperatura) sia per uso sanitario, e sono compatibili con l'accumulo inerziale che disaccoppia produzione e consumo, fondamentale per accoppiamenti con fotovoltaico.
Le pompe di calore a gas oscillano tra 2.500 € e 10.000 €. Sono la scelta tipica per soluzioni ibride dove convivono con caldaia a condensazione, oppure dove la potenza elettrica disponibile non basta per una pompa elettrica pura. Richiedono manutenzione obbligatoria annuale e i costi operativi seguono il prezzo del metano, fattore che le rende meno prevedibili sul lungo periodo.
Le unità con SCOP più alto costano di più ma riducono i consumi energetici fino al 60% rispetto a una caldaia tradizionale a gas. Su una bolletta annua di 1.500 € per riscaldamento il risparmio in valore assoluto si aggira tra 750 € e 900 €, una cifra che amortizza il sovrapprezzo delle macchine premium in tre o quattro stagioni di esercizio.
L'integrazione con incentivi fiscali e con un impianto fotovoltaico è la seconda leva di convenienza. La pompa di calore lavora bene con il fotovoltaico perché i picchi di produzione solare estivi coincidono con il fabbisogno di raffrescamento, e gli accumuli termici stratificati permettono di immagazzinare energia gratis quando il sole c'è e usarla quando serve. La sinergia può portare l'autoconsumo elettrico domestico oltre il 60-70%.
La manutenzione di una pompa di calore aria-acqua richiede tipicamente 150-200 € all'anno: pulizia dello scambiatore, controllo della pressione gas refrigerante, verifica della scarico condensa, taratura dei parametri di termoregolazione. Cifre inferiori a quelle di una caldaia tradizionale, soprattutto se si confronta sull'arco di dieci anni.
L'efficienza stagionale (SCOP) e la compatibilità con i terminali esistenti vanno valutate insieme. A parità di superficie di 150 mq, un impianto con pavimento radiante costa circa 2.000 € in meno rispetto a uno con termosifoni, perché la pompa lavora a temperatura di mandata più bassa (35°C contro 55°C) e questo si traduce in COP più alto.
Un preventivo completo va sempre letto come progetto, non come somma di voci. Dieci macro-voci compongono la spesa tipica: sopralluogo tecnico con dimensionamento, smontaggio del generatore esistente, posa dell'unità esterna su staffe o basamento, posa dell'unità interna o modulo idronico, collegamenti idraulici con tubazioni isolate, collegamenti elettrici con quadro dedicato, fornitura di accumulo per ACS e inerziale, gruppi di rilancio e valvole miscelatrici, regolazione elettronica con termostato ambiente o termoregolazione climatica, collaudo finale con verifica dei parametri.
Il sopralluogo iniziale include anche la verifica della compatibilità dell'impianto esistente: tubazioni recuperabili, posizione dell'unità esterna nel rispetto delle norme acustiche, percorso del condensato, integrazione con eventuali pannelli solari termici già installati.
L'avviamento finale documenta il collaudo: misure di portata, verifica del corretto funzionamento del defrost, taratura della curva climatica in funzione della zona di installazione. Spesso questa fase viene compressa nei preventivi al ribasso, e il risultato si vede nelle bollette del primo inverno quando la macchina lavora fuori dal punto di efficienza ottimale.
Componenti come serbatoi ACS, pompe di rilancio, valvole miscelatrici e sistemi di filtrazione vanno sempre valutati nel preventivo. Sono elementi che pesano per 1.500-3.000 € sul totale ma fanno la differenza tra un impianto che funziona dieci anni senza problemi e uno che chiede interventi continui.
Il costo di installazione di una pompa di calore aria-acqua oscilla tra 1.000 € e 3.500 €, escluso il prezzo della macchina. Le variabili principali sono il modello scelto, le dimensioni dell'abitazione e l'accessibilità del cantiere: un'unità esterna da posizionare su un balcone al sesto piano richiede gru e permessi che pesano molto di più della stessa unità installata a piano terra.
In un cantiere di ristrutturazione il costo di installazione cresce per via dello smontaggio del generatore esistente, del recupero o sostituzione delle tubazioni e dell'eventuale rifacimento della centrale termica. La spesa aggiuntiva va da 3.000 € a 7.000 € a seconda dello stato dell'impianto preesistente.
In una nuova costruzione il costo di installazione parte da circa 2.000 € ma sale rapidamente in funzione della complessità del progetto: distribuzione idraulica multi-zona, integrazione con sistema domotico, abbinamento con pannelli fotovoltaici e accumulo elettrico aggiungono ciascuno 1.000-3.000 €.
Posizione geografica e vincoli logistici possono spostare il preventivo del 20-30%. Spazi ridotti per l'unità esterna, lunghe tratte di tubazione, accessi difficili per il sollevamento sono tutte voci che vanno preventivate prima della firma del contratto, non durante l'esecuzione.
Il sopralluogo tecnico approfondito è la vera assicurazione contro le sorprese. Verifica diretta delle tubazioni, dello stato dell'impianto e della compatibilità con il sistema esistente: una valutazione fatta seriamente all'inizio risparmia varianti in corso d'opera che possono pesare per il 30% del preventivo iniziale. Quando è possibile collegarsi alla presa esistente della caldaia il risparmio è tangibile, perché si riusa il quadro elettrico e parte della distribuzione.
Il prezzo finale di una pompa di calore è la somma di scelte tecniche fatte in fasi diverse del progetto. La potenza dipende dal fabbisogno termico, l'efficienza dipende dalla tecnologia del compressore, la marca riflette qualità e durata, l'impianto esistente decide quanto si può riusare e quanto va rifatto. Quattro variabili che si moltiplicano tra loro, non si sommano.
Il fabbisogno termico è la base di tutto. Superficie utile, altezza dei soffitti e numero di occupanti sono i parametri di partenza, ma l'isolamento dell'involucro pesa quanto loro. Un edificio con cappotto e infissi a triplo vetro chiede metà della potenza di un edificio della stessa metratura senza interventi sull'involucro, e questo si riflette direttamente sul listino della macchina.
Lo stato dell'impianto esistente è la variabile più sottovalutata in fase di preventivo. La compatibilità con gli attacchi della caldaia presente, lo stato delle tubazioni e l'eventuale necessità di rimuovere il vecchio generatore decidono se il cantiere chiude in tre giorni o in due settimane, con effetto diretto sul costo della manodopera.
Il livello di isolamento dell'involucro è la prima leva di costo, perché determina la potenza necessaria. Sottotetto coibentato, pareti con spessore di isolante adeguato, finestre con doppi o tripli vetri e zona climatica concorrono al calcolo. Un miglior isolamento e climi più miti riducono la potenza richiesta di una taglia intera, con risparmio diretto sul prezzo della macchina.
La potenza in kilowatt è direttamente legata al prezzo: una macchina da 12 kW costa di più di una da 5 kW non solo perché ha un compressore più grande ma anche per gli scambiatori dimensionati e il quantitativo maggiore di gas refrigerante. All'aumentare dei kW cresce in proporzione anche il costo dell'installazione, perché crescono diametri delle tubazioni e potenza elettrica contrattuale richiesta.
La tipologia di sistema scelto sposta il prezzo in modo non lineare. Le soluzioni geotermiche richiedono operazioni di scavo e installazioni complesse che possono aggiungere 15.000-25.000 € al budget rispetto a un'aria-acqua di pari potenza. Vanno valutate solo dove le superfici esterne disponibili lo consentono e dove la fattura energetica annua è abbastanza alta da giustificare il sovrapprezzo.
Il tipo di terminali fa la differenza sul costo finale tanto quanto la macchina stessa. Impianti con termosifoni o radiatori ad alta temperatura richiedono interventi più estesi rispetto a sistemi a pavimento radiante: mandate a 55-65°C contro mandate a 30-40°C, con effetti diretti su SCOP e consumi annuali. La sostituzione dei terminali è spesso l'investimento più redditizio in fase di rinnovo impianto.
Gli indici di efficienza stagionale spostano il prezzo in modo proporzionale alle prestazioni. COP (Coefficient of Performance) e SCOP (Seasonal Coefficient of Performance) sono i due numeri che vanno letti per primi su ogni scheda tecnica. Macchine con SCOP superiore a 4,5 in zona climatica E costano il 20-30% in più di modelli con SCOP 3,5, ma compensano il differenziale in due o tre stagioni di esercizio attraverso minori consumi.
L'automazione avanzata aggiunge funzioni che fanno la differenza nell'uso quotidiano. Inverter di nuova generazione, gestione smart con app dedicate, integrazione Wi-Fi con sistemi domotici, compatibilità con piattaforme di gestione energetica per l'accoppiamento al fotovoltaico sono diventati standard sui modelli premium. La spesa aggiuntiva si recupera quando l'impianto è abbinato a un fotovoltaico domestico perché la termoregolazione climatica pilota l'accensione nelle ore di massima produzione solare.
Le marche premium come Daikin, Mitsubishi Electric, Panasonic, Vaillant e LG garantiscono affidabilità documentata, durata oltre i dodici anni e rete di assistenza capillare sul territorio italiano. Daikin Altherma e LG Therma V sono i due riferimenti di mercato per il residenziale italiano, con quote di installato che insieme superano il 40% del segmento aria-acqua. Panasonic Aquarea e Mitsubishi Ecodan completano l'offerta high-end.
Le prestazioni dichiarate vanno lette nel contesto reale. Classe energetica A+++, livello di rumorosità sotto i 50 dB(A) misurati a un metro dall'unità esterna, capacità di produrre acqua calda sanitaria fino a 65°C senza resistenza elettrica integrativa: tre criteri concreti che separano modelli da 8.000 € da modelli da 14.000 €. La selezione corretta nasce dall'incrocio tra esigenze reali dell'utenza e specifiche tecniche, non dal solo prezzo di listino.
Gli incentivi statali sulla pompa di calore restano il modo più efficace per ridurre il costo iniziale dell'impianto. Sul 2026 il quadro normativo combina detrazioni IRPEF (Ecobonus, bonus ristrutturazioni), incentivi diretti (Conto Termico 3.0 gestito dal GSE) e meccanismi di mercato (Certificati Bianchi/TEE). Coperture variabili che possono arrivare a circa la metà della spesa, ma le condizioni di accesso e i requisiti tecnici sono cambiati nel passaggio dal 2025 al 2026.
La cumulabilità degli incentivi va sempre verificata caso per caso. Non tutti i benefici sono compatibili tra loro: il Conto Termico 3.0 esclude le detrazioni fiscali sulla stessa spesa, mentre Ecobonus e bonus ristrutturazioni sono alternativi ma combinabili con i Certificati Bianchi. Una verifica preliminare con il commercialista o un asseveratore CTI evita brutte sorprese a chiusura della pratica.
L'analisi economica dell'investimento si fa sul sistema completo, non sulla sola pompa di calore. Nelle ristrutturazioni profonde l'abbinamento con cappotto, sostituzione serramenti e impianto fotovoltaico permette di accedere a detrazioni superiori e di programmare un'elettrificazione integrale dell'edificio.
Il quadro normativo di riferimento sulle rinnovabili termiche è il Decreto Legislativo 28/2011, integrato dai successivi decreti attuativi. Quattro tipi di benefici economici sono disponibili nel 2026: bonus diretto (Conto Termico), detrazione IRPEF in dieci anni (Ecobonus, bonus ristrutturazioni), credito d'imposta per imprese, contributo in conto capitale erogato dal GSE.
Le fonti ufficiali da consultare sono il sito GSE per il Conto Termico, il sito Agenzia delle Entrate per le detrazioni IRPEF e il sito ENEA per la trasmissione delle pratiche di efficientamento energetico. Documentazione tecnica e fatture intestate al richiedente sono i due documenti chiave per la chiusura della pratica.
L'accesso agli incentivi 2026 richiede il rispetto di requisiti tecnici minimi sulla macchina installata. Classe energetica A+ o superiore secondo Regolamento UE 811/2013, SCOP minimo variabile per zona climatica, gas refrigerante con GWP entro i limiti previsti dal regolamento F-gas. Le pompe di calore reversibili e quelle con accumulo integrato sono favorite nelle graduatorie del Conto Termico per via dei coefficienti di calcolo più alti.
La documentazione richiesta cambia tra Ecobonus e Conto Termico, ma alcuni elementi sono comuni: scheda tecnica della macchina con marcatura CE, asseverazione di un tecnico abilitato (architetto, ingegnere, perito industriale), libretto di impianto compilato e ricevuta di trasmissione ENEA entro 90 giorni dalla fine lavori. Per il Conto Termico la pratica è gestita direttamente sul portale del GSE con upload digitale dei documenti.
I pagamenti tracciabili sono requisito non negoziabile. Bonifico parlante con causale specifica per detrazioni fiscali, codice fiscale del beneficiario e partita IVA dell'esecutore sono tre dati che devono comparire correttamente sul documento. Bonifici ordinari, contanti o assegni invalidano l'accesso al beneficio fiscale.
L'Italia mette in campo nel 2026 quattro strumenti distinti per incentivare il risparmio energetico in edilizia residenziale. Ognuno ha logica e platea di accesso diversa, con vantaggi che variano in funzione del soggetto richiedente e del tipo di intervento.
Il Conto Termico 3.0 è il meccanismo principale per la pompa di calore in sostituzione di generatore esistente. Eroga un contributo in conto capitale calcolato in base all'energia rinnovabile prodotta annualmente, con erogazione in due o cinque anni a seconda dell'importo. Per privati può coprire fino al 65% della spesa con cap variabili in funzione di taglia dell'impianto e zona climatica. La pratica si chiude in 90 giorni dalla data di fine lavori.
I Certificati Bianchi (TEE) premiano gli interventi documentati con riduzione dei consumi finali di energia. Si applicano in modo prevalente al settore industriale, ma esistono progetti standard residenziali per pompe di calore di taglia significativa abbinate a fotovoltaico e accumulo termico. Il valore del singolo TEE oscilla tra 250 e 350 €.
L'Ecobonus resta la detrazione fiscale di riferimento per il residenziale: arriva fino al 65% delle spese sostenute per interventi di efficientamento energetico, con massimale di 30.000 € per la sostituzione dell'impianto di climatizzazione invernale. Detrazione spalmata su dieci quote annuali in dichiarazione dei redditi, cumulabile con i Certificati Bianchi.
Il bonus ristrutturazioni copre interventi di manutenzione straordinaria su edifici residenziali con detrazione del 50% fino a 96.000 € per unità immobiliare. È l'opzione più flessibile perché non richiede asseverazioni energetiche specifiche, ma il vantaggio fiscale sulla pompa di calore è minore rispetto all'Ecobonus.
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