Indice
2.710+
Impianti Realizzati
Un kit da balcone si collega a una presa di casa e produce subito energia. Qui trovi soglie di potenza, costi e la comunicazione al gestore, passo per passo.

Un kit fotovoltaico plug and play non ti rende autonomo dal punto di vista energetico, ma riduce sensibilmente i costi in bolletta. È un fotovoltaico da balcone pensato per chi vive in appartamento: si collega a una presa di casa e produce energia per i tuoi consumi. In questa guida trovi come funziona, quanto costa e quali regole seguire.
Un impianto fotovoltaico plug and play si installa come un elettrodomestico: la corrente solare entra nell'impianto domestico e copre parte dei consumi. Il kit comprende tre elementi:
In Germania e Olanda questi kit si vendono nei supermercati, perché i contatori sono già abilitati alla bidirezionalità (cioè a misurare l'energia in entrambe le direzioni). In Italia la differenza è la pratica verso il gestore. Questo è un dato di contesto, non una regola italiana.
Colleghi la spina del microinverter a una presa di casa. L'inverter converte la corrente continua dei pannelli in corrente alternata e la immette nel circuito domestico. Gli apparecchi in funzione la usano subito, e la bolletta scende.
Il microinverter controlla ogni pannello singolarmente, quindi un'ombra su un pannello riduce meno la resa dell'intero impianto. Ha anche sistemi di sicurezza che lo fermano quando manca tensione sulla rete, per non mettere in pericolo chi lavora sulla linea.
Il kit lavora solo con la rete elettrica attiva e il contatore funzionante. Non è un sistema isolato e non può funzionare scollegando il contatore.
Per il montaggio servono due persone. I tempi indicativi, presi dal listino di un produttore, sono circa 30 minuti per un kit da 200 W (i watt misurano la potenza) e circa 1 ora per un kit da 350 W. Oltre alla pulizia e all'ispezione ordinarie il kit non richiede manutenzione.
Per un kit plug and play non servono lavori di installazione né autorizzazioni specifiche. Restano gli obblighi di rispettare le eventuali norme urbanistiche e di decoro architettonico. Quanto alla potenza, in kW (chilowatt, cioè mille watt) conta soprattutto la soglia di 350 W per fare da solo, con un tetto di 800 W per il regime semplificato.
Fino a 350 W un kit è considerato plug and play e puoi installarlo in piena autonomia, senza elettricista. La soglia è indicata come limite ARERA (l'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente) da energiasolare100.it e tspower.eu, e il modulo singolo ha potenza attiva nominale massima di 350 W.
Il limite resta la Comunicazione al gestore di rete: la pratica serve anche quando l'installazione la fai tu.
Oltre 350 W e fino a 800 W l'impianto è un mini impianto fotovoltaico, non più un plug and play in senso stretto. Va installato da un elettricista o tecnico abilitato, che certifica la linea dedicata e la conformità della connessione e rilascia il certificato di conformità a regola d'arte.
La presa a cui si collega l'impianto rientra nella Dichiarazione di Conformità dell'impianto elettrico di casa.
800 W di potenza è il tetto della normativa di riferimento per i kit da balcone, cioè gli impianti di produzione con potenza inferiore o uguale a 800 W. Le due soglie non sono in contraddizione: 350 W separa l'installazione autonoma da quella con tecnico, 800 W chiude il regime semplificato.
Un articolo di anni fa, ripreso da Qualenergia, indicava 1 kWp (chilowatt di picco, la potenza massima teorica dei pannelli) come limite della procedura semplificata. È un dato datato e non coincide più con le fonti attuali, che parlano di 350 W e 800 W. Leggilo solo come origine della confusione, non come soglia in vigore.
La Comunicazione Unica al distributore elettrico di zona non è facoltativa. Il distributore è l'impresa nella cui rete si trova il punto di connessione, per esempio Enel. La comunicazione dichiara la produzione da fonte rinnovabile e abilita la lettura bidirezionale del contatore, così l'energia immessa non viene pagata in bolletta. La stessa impresa aggiorna tecnicamente il contatore se serve.
Per un kit fino a 350 W basta la Comunicazione Unica ARERA, inviata con un documento di identità. In condominio si aggiunge la comunicazione di installazione all'amministratore, tramite raccomandata A/R (con avviso di ricevimento).
Oltre alla Comunicazione Unica e alla comunicazione all'amministratore servono quattro allegati:
Con la Comunicazione sono cinque documenti in tutto.
Il modulo è la «Comunicazione unica per impianti di produzione di potenza inferiore a 800W», scaricabile dal sito ARERA. Lo invii al distributore insieme a un documento di identità. La semplice comunicazione al distributore non comporta costi aggiuntivi per il cliente.
Un solo microinverter serve da uno a quattro pannelli, quindi due pannelli solari non richiedono due dispositivi. Per un kit fotovoltaico da balcone le taglie in commercio sono: due pannelli arrivano a 350-400 W nominali (la potenza dichiarata dal produttore), tre a 600 W e quattro a 800 W. Sono potenze di listino: oltre 350 W serve un tecnico.
Il kit si collega alla rete domestica tramite il microinverter. Il cavo, lungo 5 m nel kit di riferimento, finisce in una presa Schuko visivamente identificabile e dedicata al solo impianto fotovoltaico. Mai una multipresa.
Se la presa è più lontana del cavo puoi usare una prolunga, purché di sezione adeguata e non una multipresa. Conviene farsi confermare la scelta da un tecnico elettricista.
Il numero di pannelli non è il criterio: conta la potenza complessiva. Due kit plug and play in un appartamento portano la potenza nominale a 700 W. A quel punto non si parla più di impianto fotovoltaico plug and play ma di mini impianto, con installazione da parte di un tecnico.
Un pannello plug and play costa da 400 a 500 euro, a cui si aggiungono il costo dell'inverter e dell'installazione da parte di un tecnico. Il prezzo varia con la potenza, sempre sotto 800 W, e con gli optional incorporati. Per un impianto fotovoltaico da balcone conta quindi se guardi il singolo pannello o il kit completo.
Secondo il listino di un produttore (TSPower, prodotto non più disponibile a magazzino, quindi valori indicativi) un kit fotovoltaico completo costa da 399 a 999 euro senza batteria. Un kit fotovoltaico con accumulo va da 1.399 a 3.999 euro. Il prezzo dipende dalla potenza, da 200 W a 800 W.
Non mediare questi intervalli con i 400-500 euro per singolo pannello: misurano oggetti diversi, il pannello da una parte e il kit dall'altra.
Gli incentivi consentono di detrarre fino al 50% della spesa in dichiarazione dei redditi, in dieci quote annuali di pari importo. È il Bonus Casa 50%, con pagamento tramite bonifico parlante.
Secondo una fonte servono anche la comunicazione all'ENEA e quella all'Agenzia delle Entrate. Prima di contare sulla detrazione, verifica le condizioni in vigore.
Un kit plug and play può produrre tra 460 kWh e 530 kWh all'anno, a seconda della posizione geografica. Il kWh, cioè il chilowattora, è l'unità con cui paghi l'energia in bolletta. Il risparmio arriva fino al 20% del costo della bolletta: è un tetto, non una media, e dipende da esposizione del pannello, tipo di impianto e consumi.
Rispetto alla posizione verticale (0 gradi) la resa cresce in questo modo, in una simulazione per il centro Italia con orientamento a sud ed efficienza del 95%:
Dove possibile si consiglia 30 gradi.
Per l'orientamento, la resa massima è a sud. Scostamenti inferiori a 20 gradi non riducono in modo significativo il guadagno. Sud-est o sud-ovest costano solo il 5-10%. Con orientamento a est o ovest la resa stimata è circa l'80% di quella ottimale.
Il punto è l'autoconsumo, cioè usare l'energia mentre il kit la produce. Con un contatore bidirezionale di ultima generazione l'energia prodotta non conta come consumo, e il contatore misura solo il prelievo quando i consumi superano la produzione.
Senza scambio sul posto l'energia prodotta e non consumata sul momento è ceduta gratuitamente alla rete. Per questo il sistema va dimensionato per non produrre più del consumo medio diurno.
💡 Per sfruttare meglio la produzione, programma lavatrice e lavastoviglie nelle ore di sole.
Il ritorno economico dipende dall'autoconsumo, cioè dal rapporto tra energia utilizzata ed energia immessa in rete. Pur trattandosi di un investimento, nel lungo periodo rientra grazie al risparmio in bolletta.
Facciamo un esempio illustrativo, senza prezzi inventati. Chiama X il prezzo di un kWh in euro, quello che leggi nella tua bolletta. Se consumi tutta l'energia prodotta, ogni anno risparmi tra 460 × X e 530 × X euro. Il tempo di rientro, in anni, è il prezzo del kit diviso quel risparmio annuo.
Le assunzioni sono queste: tutta l'energia è autoconsumata, il prezzo del kWh resta costante, e non consideri né la detrazione né quanta parte dei tuoi consumi cade di giorno. I 460-530 kWh vengono da una fonte generica e i prezzi del kit da un listino: è una stima, non una promessa.
Il kit plug and play base non è predisposto per le batterie: la logica è consumare l'energia nel momento stesso in cui viene prodotta. Esistono però formule di fotovoltaico con accumulo opzionale, e la batteria si può acquistare anche in un secondo momento. 🔋 Conviene valutarla in base a quando consumi, non solo a quanto.
Il vantaggio dell'accumulo fotovoltaico è che conserva l'energia prodotta nelle ore di sole e la rende disponibile quando l'irraggiamento è minore. Si sceglie soprattutto se il maggior consumo avviene di notte.
Il buffering accumula in batteria tutto l'autoprodotto per svuotarla quando manca il sole. Richiede però accumulatori molto capaci e costosi e, senza sovradimensionare l'impianto, non riesce a riempirli da novembre a febbraio.
Il peak shaving (letteralmente taglio dei picchi) usa la batteria per tagliare i picchi di prelievo quando l'energia di rete costa di più. Bastano un impianto ridotto e batterie molto più piccole, usate a pieno tutto l'anno, con spesa iniziale molto minore.
Prima di installare un impianto fotovoltaico con accumulo conviene far calcolare a un tecnico il compromesso fra le tue esigenze e i prodotti sul mercato. Così eviti spese inutili. Le fonti consultate non danno dati attuali sulla convenienza economica della batteria, quindi non te la promettiamo.
Il plug and play non è un impianto «libero»: va sempre comunicato al distributore con la Comunicazione Unica, anche per la taglia minima. Prima di comprare controlla tre cose: la delibera di riferimento, la certificazione dell'inverter e i vincoli del posto in cui abiti.
Tre riferimenti ti dicono se un kit è a norma:
Un kit plug and play non può essere installato in un'abitazione dove c'è già un impianto fotovoltaico.
Una fonte datata precisa il caso di un impianto incentivato con il Conto Energia. In quel caso il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) ammette solo il potenziamento non incentivato, con autorizzazione e distinzione elettronica della produzione. Collegare un kit aggiuntivo per incassare incentivi sul nuovo impianto sarebbe una truffa perseguibile.
In condominio l'installazione di pannelli è permessa senza il consenso preventivo dell'assemblea (art. 1122-bis del Codice Civile). L'inizio dei lavori va però comunicato per iscritto all'amministratore.
Se la tua abitazione ricade in un Comune con vincoli paesaggistici, informati presso il Comune: può servire un'autorizzazione.
Utilizza il cursore per selezionare l'area disponbile per l'installazione dell'impianto.

Definisci il fabbisogno eneregetico dell'Azienda ed il vostro attuale costo dell'energia.

Scopri il dimensionamento dell'impianto e l'analisi completa.
