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Impianti Realizzati
La detrazione 2026 vale il 50% della spesa. Costo impianto domotico: fasce di prezzo per metratura, confronto tra Bticino, Vimar e KNX e voci di preventivo.

La prima domanda non è quanto costa un impianto domotico, ma quanta casa vuoi automatizzare. Per un appartamento di circa 100 mq un sistema "standard" si colloca in genere tra 6.000 € e 12.000 €. Quella forbice non è vaghezza commerciale: è la distanza tra accendere le luci da app e far dialogare clima, tapparelle e allarme.
Sotto quella soglia esistono kit senza fili da poche centinaia di euro. Sopra, i sistemi cablati completi superano i 20.000 €. Prima ancora di guardare il totale, quindi, conviene mettere per iscritto le funzioni che userai davvero ogni giorno: è quell'elenco a spostare il preventivo, non il marchio stampato sulla placca.
Le fasce sono quattro e si riconoscono dal livello di integrazione, non dal numero di oggetti collegati. Il salto di prezzo arriva quando i dispositivi smettono di lavorare da soli e cominciano a scambiarsi informazioni su un impianto progettato apposta.
C'è un secondo metro, comodo se parti da una ristrutturazione: quanto costa in più rispetto a un impianto elettrico tradizionale. Per automazioni limitate a luci, tapparelle e riscaldamento si stima un extra del 10%-15%. Portare la stessa casa al pieno controllo domotico, invece, può pesare da 10.000 € a 20.000 € in più. Sono i due riferimenti da usare quando il cantiere è già aperto.
In alcuni casi la spesa arriva a valere il 4%-5% del valore dell'immobile. 💡 Chiedi che il preventivo separi le voci minime da quelle opzionali: è il modo più rapido per capire dove sta la parte davvero necessaria.
Sei variabili spiegano quasi tutta la differenza tra due offerte sulla stessa casa. Vale la pena chiederle esplicitamente prima di confrontare due totali, perché cifre identiche possono nascondere lavori molto diversi.
Resta una distinzione che quasi nessuna offerta mette in evidenza: quella tra costo iniziale e costo cumulativo. L'acquisto e la posa si vedono subito, mentre manutenzione periodica, aggiornamenti software e sostituzione dei componenti che invecchiano arrivano dopo. Tenerli separati aiuta a costruire un budget realistico invece di una fotografia del solo giorno dell'installazione.
Alla cifra d'acquisto va aggiunta una voce che il preventivo iniziale spesso non mostra: la manutenzione. Un intervento su un impianto che dà problemi costa in media tra 40 € e 130 €, a seconda del guasto. Se serve un tecnico specializzato in building automation — cioè la progettazione e gestione degli impianti automatizzati — la tariffa oraria si muove tra 35 € e 90 €, con punte fino a 90 €/ora sui progetti più complessi. 💡 Chiedilo già in fase di preventivo: un intervento non messo in conto, arrivato a impianto già installato, si negozia con molto meno margine di uno inserito a contratto fin dall'inizio.
Un impianto domotico è la rete che fa parlare tra loro luci, tende, prese e termostati, così che smettano di essere apparecchi separati. Li comandi e li controlli da pulsanti, display, smartphone o da un sistema di supervisione. Il valore non sta nel singolo dispositivo ma nel coordinamento: comfort, efficienza energetica e sicurezza migliorano perché le funzioni si attivano insieme, non una alla volta.
La seconda caratteristica di un progetto fatto bene è l'espandibilità. Puoi partire dalle funzioni essenziali e aggiungere sensori o moduli più avanti, senza rifare tutto. Il sistema va tarato sulle abitudini di chi ci vive, altrimenti resta una dotazione tecnica che nessuno usa davvero.
Cinque blocchi, sempre gli stessi, qualunque sia il marchio. Se in un'offerta manca uno di questi elementi, quasi sempre manca anche una funzione che davi per scontata.
La differenza che pesa di più sul prezzo è proprio quella rete. Un impianto cablato usa un bus dedicato e, se rispetta lo standard KNX, fa dialogare prodotti di marchi diversi sullo stesso sistema. Le soluzioni smart home più recenti viaggiano invece su Wi-Fi o Zigbee, un protocollo radio a basso consumo pensato per la casa: si installano senza aprire tracce nei muri, ed è il motivo principale per cui costano meno.
Le funzioni automatizzabili sono molte più di quelle che poi si usano davvero. Un impianto disegnato sulle tue giornate rende più di uno pieno di automatismi inutilizzati, e in genere costa anche meno.
L'illuminazione copre accensione, spegnimento e regolazione di intensità e colore, con sensori di movimento e luminosità che accendono le luci da soli, mentre riscaldamento e climatizzazione lavorano per zone e avviano la ventilazione meccanica controllata solo quando serve, grazie a sensori di temperatura, CO2 e inquinanti. Tapparelle, tende e serrande si aprono e chiudono in automatico — al tramonto, per esempio, o in funzione del sole — e sul fronte sicurezza rientrano allarmi, videocitofono, controllo accessi, rilevatori di fumo, gas e allagamento, con chiusura automatica delle elettrovalvole e notifiche via SMS. La gestione dei carichi elettrici rimanda o stacca i consumi meno urgenti per evitare che il contatore salti, e a completare il quadro ci sono irrigazione del giardino, elettrodomestici, filodiffusione e integrazione con i sistemi audio.
Sopra le singole funzioni ci sono gli scenari, cioè comandi che muovono più dispositivi insieme. Rientri a casa e con un pulsante accendi le luci d'ingresso, alzi il termostato e disarmi l'allarme. Ogni scenario in più aggiunge ore di programmazione, perché va testato scenario per scenario prima della consegna, non solo dispositivo per dispositivo.
A far salire il conto è il numero di funzioni e dispositivi integrati, insieme alla complessità del cablaggio. Pesano poi la personalizzazione estetica, dalle placche alle prese, e le ore di progettazione e programmazione necessarie perché i componenti si capiscano tra loro. Ogni automazione in più si paga su più fronti: in materiale, in posa e in configurazione.
C'è un equivoco che conviene sciogliere subito. Aggiungere qualche presa smart e una lampadina comandata da app non equivale a una casa cablata: cambia l'architettura, non solo il numero di oggetti. Le soluzioni davvero integrate danno il meglio su ville e metrature ampie, dove le automazioni sono tante e il progetto le tiene insieme.
Un impianto base costa tra 200 € e 1.000 € e copre luci, tapparelle e riscaldamento con logiche di controllo semplici. Sono quasi sempre soluzioni senza fili o fai-da-te, gestite da app o comandi vocali, che non richiedono l'intervento di un professionista per la configurazione iniziale.
Il prezzo resta contenuto perché mancano i sensori avanzati e le interfacce tattili dedicate.
In cambio ottieni un sistema immediato, che si monta in un pomeriggio e si usa senza manuale. È la strada meno impegnativa per capire quali automazioni ti servono davvero, prima di mettere sul tavolo cifre a quattro zeri.
Per un impianto standard la spesa segue la metratura in modo abbastanza lineare. Su circa 70 m² si spendono 5.000 €-7.000 €, mentre tra 100 e 120 m² il costo stimato sale a 7.000 €-13.000 €. Sono numeri riferiti a funzioni di base senza integrazione avanzata: luci, tapparelle, riscaldamento e poco altro.
La domotica avanzata o integrale gioca un altro campionato. Usa protocolli professionali cablati come KNX o Loxone e parte da 15.000 €-20.000 €, con un parametro indicativo di circa 200 €/m². Per una configurazione completa il prezzo di partenza indicativo si attesta intorno ai 20.000 €: a quel livello la progettazione su misura pesa quanto i materiali.
Cosa compri in più con quelle cifre? Una soluzione evoluta centralizza termoregolazione, allarme e climatizzazione, aggiunge termostati avanzati e più sensori, e porta con sé più moduli installati e più ore di programmazione. La versione completa arriva a pulsanti programmabili, sensori ambientali, tende e regolazione termica automatiche, supervisione da display e integrazione con videocitofono e gestione energetica. Servono tecnici con competenze specifiche per metterla in opera, e il loro tempo è parte del prezzo.
Man mano che le funzionalità crescono, crescono anche i tempi e i costi di installazione, configurazione e manutenzione. Tra la fascia evoluta e quella completa il salto di prezzo pesa più del salto di funzioni: cambiare idea a metà cantiere costa quasi sempre più che deciderlo prima del primo preventivo.
La prima biforcazione non è tra marchi ma tra radio e cavo. La domotica senza fili costa meno ed è la strada naturale in una casa già abitata; le soluzioni cablate professionali, come KNX o Loxone, richiedono cablaggi dedicati e si giustificano su progetti complessi. La tecnologia sposta il preventivo più della marca.
Per confrontare due offerte contano soprattutto costo iniziale, complessità di installazione e livello di personalizzazione. Vanno aggiunte quattro domande che quasi nessuno pone in fase di preventivo e che tornano tutte dopo qualche anno: quanto costa espandere l'impianto, quanto pesano manutenzione e riprogrammazione, quanti tecnici sul territorio sanno metterci mano e quanto sono reperibili i ricambi.
Dipende da quanto vuoi restare libero di cambiare fornitore. KNX non è un marchio ma uno standard aperto: dispositivi di produttori diversi dialogano sullo stesso impianto, e questo ti mette al riparo dal vincolo verso un unico fornitore, il rischio più concreto quando scegli un sistema chiuso.
Sul piano tecnico KNX non richiede una centralina di raccordo obbligatoria, perché la logica sta nei dispositivi distribuiti e serve soltanto un alimentatore di linea. In cambio chiede una progettazione approfondita e competenze specialistiche. La configurazione passa da ETS, il software con cui si indirizzano e si mettono in servizio i dispositivi: la licenza costa circa 1.000 € ed entra nel conto, di solito dentro la voce di progettazione.
Un sistema proprietario ribalta il compromesso. Installazione più semplice, meno ore di configurazione, spesa iniziale più bassa, ma integrazione limitata al catalogo di quel produttore. La domanda da porre all'installatore è una sola: fra dieci anni, con chi potrò espandere questo impianto?
C'è anche una terza strada, più recente: Matter, lo standard aperto nato nel 2022 per far dialogare dispositivi di marchi diversi sullo stesso ecosistema smart home, indipendentemente da chi li produce. Lavora spesso insieme a Thread, la rete a maglie a basso consumo che fa da infrastruttura radio ai dispositivi Matter. Non sostituisce KNX: resta pensato per il consumer, mentre KNX continua a essere lo standard professionale per la building automation cablata, senza dipendere dal cloud. Nel 2026 conviene comunque chiedere se i dispositivi scelti sono certificati Matter, per non restare chiuso in un solo ecosistema.
Le simulazioni online disponibili si riferiscono a una casa di circa 100 m² e servono da ordine di grandezza, non da preventivo. Le tre proposte si collocano su fasce diverse soprattutto per la tecnologia che portano con sé.
Vale la pena leggere questi numeri per quello che sono: stime su una casa tipo. Ogni preventivo reale riparte dalla planimetria, perché la spesa segue i punti comando e le ore di posa, non il listino dei singoli componenti.
Nella scelta tra sistemi aperti e proprietari pesano anche compatibilità, scalabilità e libertà di integrare dispositivi di marchi diversi. Il costo dei ricambi merita una domanda esplicita, insieme alla possibilità di ampliare l'impianto tra qualche anno senza ripartire da zero.
Un adeguamento su un impianto esistente può costare più di un impianto nuovo, e il motivo sta tutto nei muri. Se servono tracce, rifacimenti e restauri estetici su pareti già finite, la parte edile si prende una fetta importante del preventivo. Il costo non lo fanno i dispositivi ma le opere per arrivarci.
La spesa cresce ancora quando bisogna smontare parti dell'impianto esistente per ridisegnare la distribuzione dei comandi. Prima di qualsiasi cifra serve quindi un sopralluogo tecnico che stabilisca quali linee si possono riutilizzare e quali vanno rifatte. ⚠️ Il sopralluogo tecnico va messo per iscritto nel preventivo, perché a lavori iniziati smontare costa sempre più che progettare.
I dati disponibili disegnano una curva più piatta di quanto ci si aspetti: raddoppiando la superficie la spesa non raddoppia. La quota fissa di progetto e quadro elettrico si spalma su tutta la casa, e le metrature grandi ne traggono vantaggio.
Queste cifre riguardano adeguamenti documentati voce per voce. Negli adeguamenti più complessi, quelli che portano una casa tradizionale al pieno controllo domotico, la differenza di spesa sale a 10.000 €-20.000 €. Le due forbici non si contraddicono: la prima misura un intervento circoscritto, la seconda una trasformazione completa.
Quattro funzioni concentrano gran parte della spesa, e conoscerle ti permette di tagliare dove ha senso. Aggiungere sensori, supervisori e scenari costa molto più che comandare i punti luce, e non sempre il salto si sente nell'uso quotidiano.
Sulla tecnologia il compromesso è netto. Le soluzioni senza fili o ibride evitano il rifacimento totale e riducono tempi e disagi, ma hanno limiti su affidabilità, latenza e numero di dispositivi gestibili, e restano meno integrate di un impianto cablato. Il rifacimento filare offre più stabilità e integrazione, al prezzo di aprire i muri e posare i cavi: è la variabile che muove di più il totale finale.
Chi interviene su un impianto esistente deve poi mettere in conto sostituzione o integrazione dei comandi, nuove centraline, sensori, attuatori e interfacce, oltre a lavori su quadri elettrici, linee dedicate, scatole di derivazione, cavi, canaline e alimentazioni. Verifica presto lo spazio libero nei quadri e nelle scatole di derivazione: quando finisce, si torna a lavorare di muratura e la scalabilità dell'impianto si blocca.
Due accorgimenti pratici valgono più di molte trattative sul prezzo. Il primo è procedere per gradi, partendo da dispositivi smart di base ed estendendo le funzioni nel tempo. Il secondo riguarda il progetto: prevedere canaline supplementari non incide in modo significativo sul costo, ma lascia aperte le porte alle espansioni future.
Tra un impianto elettrico tradizionale e uno domotico cambia soprattutto una cosa: quanto conta lo schema iniziale. Un disegno sbrigativo si paga per anni, in funzioni che non si possono aggiungere e in interventi che tornano a essere invasivi.
La prima scelta riguarda il modo di collegare i dispositivi. Il cablaggio filare dà la massima affidabilità ed è quasi obbligato dove la continuità di servizio conta davvero. I componenti radio riducono gli interventi strutturali e restano la via più praticabile nelle case esistenti. Il cablaggio bus sta nel mezzo: semplifica la logica di comando e riduce il numero di corrugati rispetto a un impianto tradizionale.
Restano due decisioni che si vedono ogni giorno. La qualità di cavi e materiali incide sul costo iniziale ma anche su quanto durerà l'impianto.
L'interfaccia, invece, è una questione di abitudini: l'app dà accesso remoto e portabilità, il pannello a sfioramento a muro è robusto e sempre lì, senza dover cercare il telefono.
La centralina, o supervisore, è il nodo che smista le informazioni e abilita gli scenari. Attorno le ruotano i sensori, che leggono l'ambiente, e gli attuatori, che eseguono le azioni sui carichi. L'associazione corretta tra chi legge e chi agisce è la parte che decide se l'automazione funziona o resta una promessa.
A completare il quadro ci sono i componenti che tocchi e quelli che non vedi: pulsanti programmabili, prese e interruttori, sensori di luminosità e movimento, termostati, relè, dimmer e attuatori per tapparelle. La rete di comunicazione, con il suo nodo di collegamento, tiene insieme il tutto e apre la strada a smartphone e assistenti vocali. Ogni pezzo ha un compito preciso, ed è per questo che il numero di dispositivi si traduce quasi uno a uno in ore di configurazione.
Il percorso è sempre lo stesso e conviene farselo scrivere nel preventivo. Sapere in quale fase ti trovi aiuta a capire cosa stai pagando e fino a quando puoi ancora cambiare idea senza costi.
Le competenze necessarie sono specifiche e non coincidono con quelle di un impianto elettrico ordinario. Chiedi chi firma la configurazione e chi la manterrà negli anni: è una domanda semplice che seleziona molto bene le offerte.
Un progetto ben fatto arriva al cantiere già con le logiche di comando definite, i punti luce e i carichi controllati elencati, gli scenari descritti e la modalità di supervisione decisa. Una funzione dimenticata in questa fase si aggiunge quasi sempre riaprendo tracce già chiuse, non con un aggiornamento software.
Utilizza il cursore per selezionare l'area disponbile per l'installazione dell'impianto.

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