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Scegliere la migliore classe energetica della lavastoviglie partendo dai numeri: scala A-G, sigle A+++, da 34 a 65 kWh per 100 cicli e rientro in 7-8 anni.

Due lavastoviglie affiancate, stessa capienza, prezzo simile: una porta la A, l'altra la D. La cosa che conta davvero non è la lettera in vetrina, ma quanto ti costa ogni lavaggio nei dieci anni che verranno. La lettera è solo il riassunto. Il conto lo fanno i numeri stampati sotto.
Dal 1° marzo 2021 le lavastoviglie vendute in Europa portano una scala unica, dalla A alla G. Ha mandato in pensione la vecchia A+++–D, quella con i «più» accanto alla A. Il cambio non è grafico: i metodi di prova sono diventati più severi. Stessa macchina, lettera diversa a seconda dell'etichetta con cui la guardi.
Un esempio chiarisce tutto. Un modello venduto anni fa come A+++, ricollocato sulla scala di oggi, finisce spesso in B, C o D. Non è peggiorato: è cambiato il metro con cui lo si misura, e in cima è stato lasciato spazio libero per le tecnologie che devono ancora arrivare.
A monte c'è una norma precisa, non una scelta dei produttori. Il Regolamento delegato (UE) 2019/2017 impone dal 1° marzo 2021 la stessa scala e gli stessi metodi di prova in tutti gli Stati membri, e abroga il precedente Regolamento delegato (UE) n. 1059/2010. Le sigle con i «più» appartengono a un quadro superato: confrontarle direttamente con la lettera di oggi non ha base tecnica.
Una scorciatoia esiste già, se non hai voglia di studiare tutto. Le liste Topten includono solo lavastoviglie in classe A o B, considerate le migliori secondo gli standard attuali. Resta però una selezione fatta da altri, non una scelta ragionata sul tuo caso.
Funziona come un righello: sette lettere in fila, dalla A alla G, senza più simboli «+». La A è il livello più efficiente, la G il meno efficiente. Togliere i «più» ha reso il confronto immediato, perché ogni modello sta su un'unica riga.
Il vantaggio si vede al banco vendita. Prima le fasce alte erano intasate: quasi tutto era A+ o superiore, e la sigla non distingueva più niente. Oggi torna a separare i prodotti davvero efficienti da quelli soltanto discreti.
C'è un limite che sfugge quasi sempre, però. La lettera comprime più parametri in un punteggio unico, quindi due macchine con la stessa sigla possono comportarsi diversamente su consumo reale, asciugatura e capacità. La leggi, ma non ti fermi lì.
Sei valori, e sono quelli su cui si decide davvero. Stanno sotto la lettera e sono gli unici misurati con la stessa procedura per tutti:
C'è poi un settimo dato, meno visibile: l'EEI, cioè l'indice di efficienza energetica, il punteggio da cui nasce la lettera. Mette insieme il consumo del ciclo standard e la sua durata, quindi tiene conto sia di quanto assorbi sia di quanto ci metti.
💡 Sull'etichetta trovi anche un codice QR. Inquadralo con il telefono e apri la scheda del prodotto su EPREL, la banca dati europea ufficiale dell'etichettatura energetica. È la fonte che nessun negozio può ritoccare, e ti serve più della brochure.
Risposta breve: a nessuna lettera in particolare. La sigla con i «più» è un riferimento storico, non una posizione traducibile riga per riga sulla scala A-G. Una tabella di conversione non esiste, e chi te la propone sta improvvisando.
Il motivo sta nei test, non nella grafica. Dal 2021 i criteri sono più severi e più vicini all'uso reale, quindi lo stesso apparecchio ottiene un punteggio più basso di prima. Un modello che portava tre «più» oggi si colloca fra A e D, a seconda dei suoi numeri.
Le etichette energetiche accompagnano gli acquisti dal 1998 e ogni tanto vengono ricalibrate proprio per questo. Quando quasi tutti i prodotti arrivano in cima, la graduatoria smette di dire qualcosa. La fascia alta era diventata troppo affollata per distinguere ancora un modello dall'altro.
Se vuoi i riferimenti esatti, il sistema con i «più» poggiava sul Regolamento delegato (UE) n. 1059/2010 per l'etichettatura e sul Regolamento (CE) n. 1016/2010 per la progettazione ecocompatibile. Oggi valgono il Regolamento delegato (UE) 2019/2017 e il Regolamento (UE) 2019/2022. Se una scheda prodotto cita ancora i primi due come quadro attuale, è una scheda vecchia.
Perché il vertice è stato spostato più in alto, e sopra è rimasto spazio vuoto di proposito. La A di oggi premia macchine che nel 2021 quasi non esistevano. Serve a lasciare margine ai miglioramenti futuri, non a fotografare il mercato di allora.
Da qui l'equivoco più comune. Vedi una B e pensi a un declassamento del prodotto: non lo è. Il cambio di metro non ha reso peggiori gli apparecchi, ha reso più difficile prendersi il voto migliore.
Il risvolto pratico è semplice. Se metti a confronto un modello in vendita oggi con uno comprato prima del 2021, la sigla non ti aiuta: confronta i kWh per 100 cicli e l'indice EEI, non le lettere delle due epoche.
Il metodo è sempre lo stesso, in negozio come davanti a una scheda online. Vanno seguiti in quest'ordine:
Se uno di questi dati manca, non stimarlo a occhio: fattelo dare. Un venditore che non sa mostrarti la scheda ufficiale ti sta vendendo la sigla, non la macchina.
La regola operativa sta in una riga: punta alla A, accontentati della B senza rimpianti, valuta la C solo con il budget stretto. Le prime tre lettere sono il segmento efficiente della scala di oggi. Più in basso, il peso in bolletta comincia a sentirsi.
La decisione però non si prende sulla sigla. Si prende sul tuo profilo d'uso: quanti cicli fai a settimana, quanti coperti carichi ogni volta, se usi il programma Eco o i cicli rapidi. Una macchina efficiente usata male consuma più di una discreta usata bene.
Il ragionamento economico è altrettanto diretto. Una fascia più alta costa di più all'acquisto e meno all'uso: conviene se il sovrapprezzo rientra nel tempo in cui terrai l'elettrodomestico. Con pochi lavaggi a settimana il recupero si allunga, e la lettera in vetrina pesa poco.
Dipende da quanto lavi e da quanto sei disposto a spendere subito. Tre casi coprono quasi tutte le situazioni domestiche:
Fra i due estremi del righello il divario è netto: i modelli migliori arrivano a consumare fino a circa tre volte meno di uno in fondo alla graduatoria. Fra due lettere vicine, invece, si parla di pochi kWh ogni cento lavaggi.
Perché la lettera comprime più parametri in un punteggio unico, e comprimere significa perdere dettaglio. Due macchine appaiate in graduatoria differiscono su assorbimento effettivo, qualità dell'asciugatura e coperti gestiti. La sigla mette a confronto i punteggi, non le abitudini di casa tua.
Pesa molto anche come è costruita la macchina: materiali, ottimizzazione del carico, gestione dell'acqua. Una regolazione automatica dell'acqua ben fatta evita sprechi che l'etichetta, misurata in condizioni standard, non fotografa.
Poi c'è la capienza, la variabile più sottovalutata. Un modello troppo piccolo ti obbliga a due avvii dove ne basterebbe uno, e due mezzi carichi costano più di un carico pieno. Il vantaggio di etichetta si annulla in poche settimane.
La domanda è legittima, ma la risposta secca non esiste. A+++ non è più una categoria ufficiale, e i consumi di allora erano rilevati con un metodo diverso. Il valore dipende da come è stato misurato: stessa macchina, due numeri.
Quello che puoi fare è leggere il dato di oggi. L'etichetta dichiara i chilowattora consumati in 100 cicli del programma Eco: un valore unico, ottenuto sempre allo stesso modo per tutti i modelli. È l'unico numero costruito apposta per il paragone.
Il programma Eco è il riferimento di tutte le misure. Lavora a temperature più basse e con tempi più lunghi, quindi assorbe meno dei cicli rapidi o intensivi. Se metti a confronto due macchine usando programmi diversi, stai misurando due cose che non si assomigliano.
Dipende dalla fascia. Prendendo come riferimento una macchina da 12 coperti, i valori dichiarati si distribuiscono su tre gradini piuttosto netti:
Nei confronti fra le due lettere di testa, i valori misurati si collocano in una banda fra 48 e 64 kWh per 100 cicli. La distanza fra i due estremi è esattamente quella che poi ritrovi in bolletta ogni anno.
⚠️ Perché non sono lo stesso dato diviso per cento. Le due grandezze arrivano da programmi e metodi di prova diversi, quindi convertire l'una nell'altra produce numeri che non tornano. È l'errore più frequente quando metti in fila schede di epoche diverse.
I valori per singolo lavaggio raccontano un'altra storia: circa 0,7 kWh per un modello efficiente, tipicamente fra 0,75 e 0,85 kWh per una macchina moderna, oltre 1,5 kWh per una poco efficiente, fino a 2 kWh nei casi peggiori in classe G. Sono coerenti al proprio interno ma non con l'altra scala: usali per paragonare schede omogenee, mai per fare il ponte.
Sulla stessa etichetta compare anche un consumo annuo stimato su 280 cicli l'anno. Non contraddice il dato per 100 cicli: è la stessa misura riportata a un'ipotesi d'uso convenzionale. Se lavi meno di cinque volte a settimana, il tuo assorbimento reale sarà più basso.
L'acqua segue la stessa logica, e pesa quanto l'elettricità. Un modello in fascia alta sta intorno a 8,5–9,0 litri per lavaggio, uno poco efficiente può arrivare a 15 litri. Sei litri di differenza a ogni avvio diventano migliaia di litri in un anno di uso quotidiano.
Sul consumo reale incidono infine carico, temperatura dell'acqua in ingresso, durezza e durata del ciclo scelto. Nessuno di questi fattori compare nella sigla: è il motivo per cui due famiglie con la stessa macchina hanno bollette diverse.
La lettera in etichetta pesa, ma da sola non ti fa risparmiare. Il risparmio nasce dall'incrocio fra macchina efficiente e uso corretto: pieno carico, programma Eco, manutenzione regolare. Con un uso distratto anche il modello migliore rende meno di quanto promette.
Il secondo fattore è il prezzo dell'energia, che in Italia cambia anche con l'orario. Le fasce F1, F2 e F3 hanno tariffe diverse, e la F1 dei giorni feriali diurni è generalmente la più cara. Chi assorbe meno a ogni lavaggio è meno esposto ai picchi di prezzo, soprattutto con le tariffe dinamiche.
Il conto è alla portata di chiunque abbia l'etichetta sotto gli occhi. Ti servono solo due dati tuoi: quanti lavaggi fai e quanto paghi l'elettricità.
Con i riferimenti usati per le proiezioni di lungo periodo bastano due moltiplicazioni: 0,21 €/kWh per l'elettricità e 0,997 €/m³ per l'acqua. Una macchina da 48 kWh per 100 cicli, con 280 lavaggi l'anno, assorbe circa 134 kWh e ti costa poco meno di 30 € di corrente.
Il programma Eco abbassa la spesa di esercizio a fronte di cicli più lunghi. Chiede ore, non fatica: lo avvii e te ne dimentichi. Se hai l'avvio ritardato, spostarlo nelle fasce meno care è il modo più economico di risparmiare senza cambiare elettrodomestico.
💶 Meglio farlo con i numeri sul tavolo che a sensazione. Prendiamo un sovrapprezzo indicativo di circa 150 € fra una lavastoviglie in A e una in D. La domanda giusta è quanti anni servono per recuperarlo.
Ipotesi dichiarate: 280 avvii l'anno, 31 kWh di differenza ogni 100 cicli (34 contro 65), sei litri d'acqua in meno a lavaggio, corrente a 0,21 €/kWh e acqua a 0,997 €/m³. Il risparmio si somma su due voci: circa 87 kWh l'anno, cioè poco più di 18 €, più circa 1,7 € di acqua. Siamo intorno ai venti euro l'anno.
Con queste ipotesi il sovrapprezzo rientra in sette-otto anni, non in due o tre come si legge spesso. Cambia tutto se lavi molto di più o se paghi la corrente più cara. È una stima indicativa, non un preventivo: serve a farti scegliere sapendo cosa aspettarti.
Facciamo un caso tipo, dichiarato come ipotesi: una famiglia numerosa che avvia il ciclo Eco quasi due volte al giorno, fra 480 e 520 cicli l'anno. Con un divario di circa 30 kWh ogni 100 cicli e la stessa tariffa, il risparmio elettrico annuo sale a 35–40 €. Sullo stesso sovrapprezzo il rientro scende a tre-quattro anni: più cicli fai, prima la fascia alta ripaga la differenza.
☀️ Se hai un impianto fotovoltaico il conto migliora ancora. Avviare la lavastoviglie nelle ore centrali della giornata significa alimentarla con energia autoprodotta invece che prelevata dalla rete: ogni kWh autoconsumato è un kWh che non paghi. Con una batteria di accumulo lo stesso vale anche la sera.
Per un carico pieno vince quasi sempre la macchina, se è in fascia efficiente. Il ciclo Eco di un modello in classe A o B usa 8,5-9 litri d'acqua e fra 0,34 e 0,48 kWh a lavaggio, cioè la quota per ciclo dei 34-48 kWh per 100 cicli dichiarati. Sono numeri difficili da battere a rubinetto aperto.
Il motivo è meccanico prima che tecnologico. Lo spruzzo a pressione della lavastoviglie è mirato, il getto continuo del lavandino no. Lavare lo stesso carico sotto l'acqua corrente porta via molta più acqua, a parità di piatti puliti.
A mano conviene in un caso solo: pochi piatti alla volta e rubinetto chiuso a intermittenza. Per l'uso quotidiano di una famiglia, la macchina in fascia efficiente vince su due fronti concreti: meno acqua e meno energia a ogni lavaggio.
Sì, due misure diverse, e non si sommano sullo stesso acquisto. La più nota è il bonus mobili ed elettrodomestici, prorogato dalla legge di bilancio per il 2026: detrazione IRPEF del 50% su un tetto di spesa di 5.000 € per il triennio 2024-2026, quindi fino a 2.500 € di detrazione, ripartita in dieci quote annuali. Vale solo se l'acquisto accompagna un intervento di ristrutturazione già avviato sull'immobile, e richiede una lavastoviglie almeno in classe E — non basta la D. Pagamento tracciabile: bonifico o carta, mai contanti o assegni.
💶 C'è anche il voucher elettrodomestici del MIMIT, il Ministero delle Imprese, alternativo e non cumulabile sullo stesso prodotto: qui la soglia per la lavastoviglie scende a classe C, con un contributo fino a 200 € se il tuo ISEE, l'indicatore della situazione economica familiare, è sotto 25.000 €, altrimenti 100 €, entro il 30% del prezzo.
La taglia sbagliata è il modo più rapido per annullare il vantaggio di una lettera alta. Il metro giusto sono i carichi reali di casa tua, non lo spazio che avanza in cucina. È la stessa logica di qualunque impianto domestico: prima i consumi, poi la macchina.
La misura si esprime in coperti, cioè in servizi da tavola completi. Per una famiglia di tre o quattro persone il riferimento pratico sono i 12 coperti: bilanciano spazio interno e assorbimento per lavaggio senza costringerti a cicli parziali.
Conta anche il tipo di montaggio, perché cambia lo spazio disponibile e il carico gestibile: compatta, da incasso o a libera installazione. Va deciso prima di guardare le lettere, altrimenti rischi di innamorarti di un modello che in cucina non entra.
Le macchine domestiche si raggruppano per formato, e ognuno ha una capacità tipica e un destinatario naturale:
Il terzo cestello e i ripiani regolabili cambiano parecchio la vita quotidiana. Un cestello in più fa entrare posate e utensili senza rubare spazio ai piatti, e ti aiuta a chiudere il carico in un ciclo solo.
Perché una macchina grande usata sempre a metà assorbe come una macchina grande, non come una piccola. Il dato dichiarato vale a pieno carico, ed è lì che il costo per piatto scende. A metà paghi capacità che non usi.
Vale anche il contrario. Un modello troppo piccolo ti fa fare due avvii al giorno invece di uno, e due cicli al posto di uno bruciano il vantaggio della lettera. La misura giusta è quella che riempi senza forzare, quasi tutte le volte.
💡 Facciamo un caso tipo, dichiarato come ipotesi: una famiglia di quattro persone che deve scegliere fra un modello da 9-10 coperti e uno da 13-14 coperti. Con la macchina più piccola, un pranzo del weekend può richiedere due lavaggi invece di uno, e il secondo ciclo — spesso a metà carico — tende ad azzerare gran parte del vantaggio della classe energetica scelta in negozio. Con la taglia da 13-14 coperti lo stesso pranzo entra in un avvio solo, senza forzare il cestello.
💡 Incidono più di quanto sembri, e sono le uniche due voci su cui puoi intervenire dopo l'acquisto. Dove l'acqua è dura il calcare si deposita sulla resistenza, che impiega più energia per scaldare la stessa quantità.
Quasi tutte le macchine hanno un addolcitore a scambio ionico integrato. Tarare il sale sulla durezza locale è manutenzione ordinaria che si ripaga da sola: bastano pochi minuti al primo avvio e un controllo ogni tanto.
Il resto è routine: filtro pulito, guarnizioni controllate, niente incrostazioni. Bastano pochi minuti al mese per evitare che i consumi salgano negli anni. Per confronto, un apparecchio con più di dieci anni può arrivare a consumare il doppio di un modello attuale di fascia media.
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