Agevolazioni ricarica veicoli elettrici: bonus, regole e costo al kWh

Bonus colonnine, regole di installazione e tariffe di ricarica spiegate con cifre concrete: chi accede al rimborso dell'80%, quali documenti servono e quanto si paga davvero al kWh tra ricarica domestica, AC pubblica e fast DC.

Federico Bonomi
June 3, 2026

1. Incentivi e bonus colonnine di ricarica per privati, imprese e professionisti

Le agevolazioni per la ricarica dei veicoli elettrici ruotano attorno a un'unica misura nazionale, il bonus colonnine, ma con regole nettamente diverse per privati, professionisti e imprese. Il bonus nasce dal DPCM 4 agosto 2022 come misura del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e si articola in due filoni distinti: uno per le utenze domestiche e uno per attività professionali e imprese. A questa base si aggiungono i decreti direttoriali attuativi, che hanno definito di volta in volta importi, scadenze e modalità operative.

Il quadro 2026 va letto alla luce del rifinanziamento del Fondo automotive, che per il periodo 2026-2030 mette in campo 1,6 miliardi di euro complessivi, di cui 400 milioni destinati alla domanda dei cittadini. La quota specifica per le infrastrutture di ricarica domestiche resta però contenuta, intorno a 40 milioni di euro sull'intero quinquennio, e soprattutto attende ancora il decreto attuativo che ne fisserà importi, requisiti e calendario degli sportelli. Una cabina di regia ministeriale ha definito a metà 2025 la cornice del pacchetto, ma fino alla pubblicazione del provvedimento operativo le cifre per singolo beneficiario non sono confermate.

La gestione operativa è affidata a Invitalia, che apre gli sportelli per conto del ministero, raccoglie le domande sulla piattaforma telematica e liquida i contributi. Per informazioni generali resta attivo il numero verde Invitalia 800 77 53 97, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18. Le FAQ ufficiali precisano però che lo sportello non valuta i casi specifici ma fornisce solo interpretazioni generali delle disposizioni.

L'accesso passa da finestre temporali ristrette e da un plafond di fondi limitato: chi arriva tardi rischia l'esaurimento delle risorse anche con una domanda perfettamente in regola. L'ultima finestra utile si è chiusa il 27 maggio 2025, per le spese sostenute nel 2024, e a metà 2026 non risulta ancora aperto un nuovo sportello. La misura è stata rifinanziata nell'ambito del Fondo automotive 2026-2030, ma manca il decreto attuativo che ne fisserà tempi e regole. Tenersi pronti con la documentazione conta più di quanto sembri, perché il bonus rimborsa spese già sostenute e non anticipa nulla.

Come cambiano requisiti e importi del bonus in base al beneficiario?

Il bonus si comporta in modo diverso a seconda di chi lo richiede, e la prima distinzione utile è tra utenze domestiche da un lato e imprese e professionisti dall'altro. Le platee hanno plafond, massimali e canali di domanda separati:

  • Privati e condomìni: contributo fino all'80% di acquisto e installazione, con tetto di 1.500 euro per le persone fisiche e fino a 8.000 euro per le parti comuni condominiali; risorse pari a 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023, ridotte a 20 milioni per il 2024.
  • Imprese: contributo dell'80% della spesa, con uno stanziamento complessivo di 87,5 milioni di euro suddiviso in 70 milioni per impianti sotto i 375.000 euro e 8,75 milioni per quelli pari o superiori a tale soglia.
  • Professionisti: stessa aliquota dell'80%, con 8,75 milioni riservati e il vincolo, per chi è in regime forfettario, di un impianto di valore non superiore a 20.000 euro.

Le imprese accedono al beneficio a prescindere dalla dimensione, purché iscritte e attive al Registro delle imprese e in regola con il Documento Unico di Regolarità Contributiva e con gli obblighi fiscali. L'investimento si configura come spesa strumentale e può cumularsi con altre misure, ma resta a carico dell'impresa la verifica dei limiti di cumulo con gli aiuti di Stato e della soglia de minimis, dove applicabile.

Quali incentivi regionali e locali si aggiungono al bonus colonnine?

Accanto alla misura nazionale, diverse Regioni e alcuni Comuni attivano bandi propri che possono affiancarsi al bonus colonnine, su capitoli di spesa diversi per non incorrere nel divieto di doppio finanziamento sulla stessa voce. Gli aiuti locali più ricorrenti si muovono su tre fronti. I contributi regionali su mobilità e qualità dell'aria arrivano come bandi periodici, spesso legati a fondi europei o a piani per la riduzione delle emissioni, con dotazioni e finestre fissate dalla singola Regione. Le agevolazioni comunali su suolo e tributi prendono la forma di riduzioni o esenzioni su occupazione di suolo pubblico e tariffe locali per i punti accessibili, decise dal regolamento del Comune. Si aggiungono poi le tariffe agevolate sulla sosta, con stalli dedicati e parcheggio gratuito o scontato per i veicoli elettrici in ricarica, attivi in molte aree urbane.

Conviene verificare il portale della propria Regione e del Comune prima di presentare la domanda nazionale, perché calendari e requisiti sono indipendenti da quelli di Invitalia. Separare le spese resta la mossa più sicura: usare l'incentivo locale su voci non già coperte dal bonus statale evita contestazioni in fase di controllo.

Quali spese, limiti e modalità di domanda sono previsti per ottenere l'agevolazione?

L'agevolazione non si ferma alla wallbox o alla colonnina, ma copre tutte le opere strettamente connesse all'installazione. Rientrano nel perimetro delle spese ammissibili diverse voci, da considerare già in fase di preventivo:

  • Acquisto del dispositivo: colonnina o wallbox, comprensiva degli accessori di gestione.
  • Adeguamento dell'impianto elettrico: posa dei cavi, quadri di protezione e dispositivi di sicurezza.
  • Messa in opera e collaudo: manodopera, attivazione e certificazione finale dell'intervento.

Per le installazioni di valore complessivo pari o superiore a 375.000 euro, la domanda non passa dal modulo standard ma va inviata via PEC all'indirizzo CRE1@postacert.invitalia.it entro la finestra indicata dal bando. Negli altri casi si opera sulla piattaforma telematica di Invitalia, autenticandosi con SPID, CIE o CNS e compilando il modulo guidato; una PEC attiva resta comunque necessaria per le comunicazioni ufficiali di alcune linee.

Prima di inviare conviene controllare le condizioni che ricorrono in quasi tutti i bandi: titolarità o disponibilità dell'immobile, conformità dell'impianto elettrico, fatture intestate correttamente e pagamenti tracciabili. Pesa molto anche l'assenza di altri contributi pubblici sulle stesse spese, insieme al rispetto dei massimali de minimis e all'assenza di ordini di recupero UE non assolti: basta uno di questi elementi fuori posto per rendere inammissibile la richiesta.

Bonus colonnine: aliquota, massimali, plafond e vincoli per ciascun beneficiario.
Beneficiario Aliquota Massimale Plafond / vincolo
Privati e condomìni 80% 1.500 € persone fisiche · fino a 8.000 € parti comuni 40 mln € per il 2022 e il 2023, ridotti a 20 mln € per il 2024
Imprese 80% 87,5 mln € (70 mln sotto i 375.000 € · 8,75 mln pari o oltre)
Professionisti 80% 8,75 mln € riservati · impianto ≤ 20.000 € in regime forfettario

Calcolatore bonus colonnine

Stima il contributo dell'80% del bonus colonnine e quanto resta a tuo carico, in base alla spesa e al tipo di beneficiario.

Contributo stimato 1.500 €
Costo a tuo carico 500 €
Copertura effettiva 75%
Come si divide la spesa totale
Contributo bonus Quota a tuo carico

Stima indicativa, non è un preventivo. Gli importi dipendono dai bandi e dai decreti attuativi vigenti e dalla disponibilità dei fondi a sportello.

2. Bonus colonnine domestiche: requisiti, importi e modalità di accesso

Il bonus colonnine domestiche è la porta d'accesso per chi installa un punto di ricarica in casa o nelle parti comuni di un condominio, ed è qui che si concentra la maggior parte delle richieste dei privati. Si gioca su tre piani che conviene tenere distinti: i requisiti soggettivi di chi può chiedere il contributo, le spese effettivamente coperte e la procedura di domanda. Importi, massimali e condizioni operative si leggono nel bando attivo e nei decreti direttoriali che lo accompagnano, perché ogni annualità può modificare soglie e finestre.

L'autenticazione alla piattaforma avviene tramite SPID, CIE o CNS, con una PEC attiva indispensabile per ricevere le comunicazioni ufficiali. La gestione a sportello segue un ordine cronologico di presentazione: vince chi invia per primo una domanda completa, non chi presenta la documentazione migliore, quindi tempestività e correttezza formale contano più della qualità del progetto.

Le tempistiche sono il vero collo di bottiglia. Per gli acquisti e le installazioni del 2024 la finestra è rimasta aperta dal 29 aprile al 27 maggio 2025, con termine alle 12:00 del 27 maggio; per le spese del 2023 lo sportello era stato attivo dal 15 febbraio al 14 marzo 2024. Ogni annualità ha una finestra dedicata e retroattiva, che rendiconta spese già sostenute l'anno precedente: conservare con cura fatture e documenti tecnici, anche quando lo sportello è ancora chiuso, è ciò che fa la differenza al momento dell'apertura.

Chi può richiedere il bonus e per quali installazioni?

Possono richiedere il bonus domestico le persone fisiche residenti in Italia, per installazioni a uso privato, e i condomìni, quando l'infrastruttura serve le parti comuni dell'edificio. Il riferimento per individuare cosa rientra nelle parti comuni sono gli articoli 1117 e 1117-bis del Codice Civile, che definiscono spazi e impianti condivisi e le relative modalità d'uso.

Per accedere al contributo serve una documentazione completa, che cambia poco tra le diverse annualità. Il fascicolo deve contenere queste voci:

  • Dati anagrafici e IBAN: identificativi del richiedente e coordinate per l'accredito del rimborso.
  • Fatture e pagamenti tracciabili: giustificativi di spesa intestati correttamente, saldati con strumenti non in contanti.
  • Documentazione tecnica della colonnina: scheda della wallbox o della colonnina e dichiarazione di conformità dell'impianto.
  • Dichiarazioni accessorie: eventuali attestazioni relative all'installatore e all'immobile oggetto dell'intervento.

Come funziona il contributo, quali spese copre e quali sono i massimali?

Il contributo copre l'80% della spesa sostenuta per l'acquisto e l'installazione della colonnina o della wallbox, e viene erogato come rimborso in conto prezzo sulle spese documentate, non come detrazione fiscale. Si paga prima l'intero importo e lo Stato restituisce poi l'80% con bonifico, motivo per cui la liquidità iniziale resta interamente a carico del beneficiario fino alla liquidazione.

È un cambio importante rispetto al passato: l'agevolazione è passata dal 50% all'attuale 80% della spesa e ha abbandonato la forma della detrazione per diventare un contributo a fondo perduto di accesso immediato. Le spese ammissibili comprendono il dispositivo, l'installazione, le opere elettriche accessorie e gli adeguamenti del contatore o del quadro, purché funzionali all'infrastruttura di ricarica.

Sul piano dei numeri, il tetto è di 1.500 euro per i privati e di 8.000 euro per gli impianti sulle parti comuni dei condomìni, a fronte di una dotazione di 20 milioni di euro per l'ultima annualità rendicontata. La procedura segue una sequenza fissa che conviene conoscere prima di partire:

  1. Registrazione sulla piattaforma Invitalia con SPID, CIE o CNS.
  2. Compilazione della domanda con dati del richiedente e dell'intervento.
  3. Caricamento degli allegati: fatture, documentazione tecnica e dichiarazioni.
  4. Invio entro la finestra e attesa di verifica e liquidazione del contributo.

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3. Normativa, obblighi e autorizzazioni per installare una colonnina di ricarica

Installare una colonnina di ricarica significa muoversi su due binari paralleli: quello dell'incentivo e quello edilizio-impiantistico, che riguarda la conformità elettrica e gli eventuali titoli abilitativi. Le due dimensioni vanno verificate insieme, perché un impianto non a norma blocca tanto il collaudo quanto la possibilità di ottenere il rimborso, anche quando la domanda di bonus sarebbe formalmente valida.

Sul fronte dell'incentivo, le procedure restano interamente digitali: domanda tramite piattaforma online o PEC, identità verificata con SPID, CIE o CNS, e controlli di ammissibilità che includono la verifica dell'assenza di aiuti incompatibili già percepiti sulle stesse spese. Per le imprese si aggiunge la prova della regolarità contributiva e fiscale e l'assenza di procedure concorsuali in corso, mentre ai professionisti è richiesto un volume d'affari compatibile con il valore dell'infrastruttura proposta.

Il quadro normativo poggia sul DPCM 4 agosto 2022, dedicato agli incentivi per veicoli non inquinanti e infrastrutture di ricarica, ed è precisato dai decreti direttoriali del 2 ottobre 2023, del 7 febbraio 2024, del 12 giugno 2024 e del 19 giugno 2024. Invitalia resta l'ente operativo di riferimento, e ogni iter va calibrato sulle finestre temporali fissate dai singoli decreti, consultando le FAQ ufficiali prima di rivolgersi direttamente al gestore per i casi non chiariti.

Quali norme tecniche e riferimenti regolatori vanno verificati prima dell'installazione?

Prima di posare l'impianto vanno verificate le norme CEI applicabili, in particolare la CEI 64-8 sugli impianti elettrici in bassa tensione, insieme ai regolamenti comunali, alle disposizioni condominiali e alle prescrizioni del distributore locale. Sul piano impiantistico l'attenzione si concentra su messa a terra, interruttori differenziali e protezioni contro le sovracorrenti, che sono gli elementi su cui poggia la sicurezza del punto di ricarica.

La sequenza tecnica raccomandata aiuta a non saltare passaggi che poi bloccano il collaudo. L'iter di installazione segue questi step in ordine:

  1. Valutazione del punto di installazione: verifica della potenza impegnata disponibile e della distanza dal quadro elettrico.
  2. Progetto elettrico: dimensionamento di linea, protezioni e quadro dedicato.
  3. Pratica edilizia eventuale: inquadramento tra edilizia libera, CILA o SCIA in base alle opere.
  4. Dichiarazione di conformità: certificazione finale che attesta il rispetto delle norme.

Gli errori più frequenti nascono a monte. Il mancato controllo della potenza realmente disponibile è il più comune, seguito dalla sottovalutazione dell'adeguamento del quadro elettrico e dal mancato rispetto delle regole imposte dal condominio o dal proprietario dell'area: tutti aspetti che è meglio chiarire prima del preventivo, non a cantiere aperto.

Quali autorizzazioni e adempimenti cambiano tra uso privato e accesso pubblico?

La differenza tra un'installazione privata e un punto di ricarica accessibile al pubblico incide su requisiti tecnici, segnaletica e misure di sicurezza, oltre che sui rapporti con il Comune e con gli altri enti regolatori. Un punto pubblico richiede in genere obblighi più stringenti su accessibilità, segnaletica dedicata e continuità del servizio, mentre l'uso privato resta confinato agli adempimenti edilizi e impiantistici dell'unità servita. Tempi di adempimento e interlocutori cambiano di conseguenza, e vanno pianificati a monte per evitare che l'apertura al pubblico richieda interventi correttivi successivi.

4. Colonnine in condominio: edilizia libera, CILA, SCIA e norme antincendio

Il bonus domestico per le infrastrutture di ricarica apre ai condomìni un canale dedicato, con un contributo fino a 8.000 euro per le installazioni nelle parti comuni dell'edificio. È la leva che rende sostenibile la posa di una o più colonnine condivise, ma il percorso autorizzativo è più articolato di quello di una wallbox privata e va impostato prima di firmare il preventivo. La conformità documentale pesa quanto quella tecnica: un fascicolo incompleto blocca il rimborso anche a impianto perfettamente funzionante.

L'interpretazione delle regole si appoggia alle FAQ ufficiali di Invitalia, ai decreti attuativi e alle disposizioni sui controlli documentali. Quando più condomini prevedono di installare un punto di ricarica in momenti diversi, conviene ragionare in anticipo: la posa preventiva di linee e protezioni dimensionate per più utenze riduce i costi futuri e limita i contenziosi interni, evitando di rifare gli scavi a ogni nuova richiesta.

Quando serve il consenso del condominio e come si distinguono parti esclusive e comuni?

La distinzione tra installazione sulle parti esclusive e sulle parti comuni è il primo nodo da sciogliere, perché determina chi presenta la domanda, chi sostiene la spesa e quale iter approvativo si applica. Un punto di ricarica al servizio del proprio box o posto auto resta nella sfera del singolo condòmino; un'infrastruttura che insiste su spazi condivisi richiede invece il coinvolgimento dell'assemblea. Il perimetro delle parti comuni è definito dagli articoli 1117 e 1117-bis del Codice Civile, che elencano spazi e impianti condivisi dell'edificio.

Sul piano operativo gli interventi su box, posti auto e parti comuni seguono regole diverse per soggetti ammessi, documentazione richiesta, massimali di spesa e modalità di contabilizzazione dei consumi. Una gestione centralizzata condominiale comporta in genere documentazione e controlli più complessi rispetto a una soluzione privata, perché entra in gioco la ripartizione dell'energia tra più utilizzatori e la trasparenza verso l'assemblea.

In quali casi l'intervento rientra in edilizia libera o richiede CILA/SCIA?

L'edilizia libera copre gli interventi che non incidono sulla struttura portante e non comportano modifiche rilevanti all'edificio. Quando entrano in gioco canalizzazioni, scavi, modifiche di facciata o lavori sul box, l'inquadramento cambia e può servire una CILA o una SCIA. La SCIA diventa obbligatoria per gli interventi che toccano la sicurezza strutturale e va presentata dal richiedente o dal tecnico incaricato, mentre i casi intermedi rientrano spesso nella CILA.

La pratica edilizia segue la procedura ufficiale del Comune, con presentazione telematica e identificazione digitale, e una PEC attiva resta indispensabile per inoltrarla correttamente. Per i condomìni i tempi vanno incrociati con le finestre annuali del bonus colonnine, così da non trovarsi con il titolo edilizio pronto e lo sportello del contributo già chiuso. L'incrocio tra calendario edilizio e calendario dell'incentivo è uno degli errori di pianificazione più frequenti.

Le verifiche antincendio diventano centrali in autorimesse, box e locali tecnici, così come per gli impianti ad alta potenza. In questi contesti possono scattare prescrizioni specifiche su ventilazione, compartimentazione, dispositivi di emergenza e materiali certificati. Prima di avviare il cantiere conviene chiudere alcuni punti fermi. Il consenso e il regolamento condominiale vengono per primi, con la delibera dell'assemblea quando richiesta e la verifica dei vincoli del regolamento; segue l'adeguamento della linea elettrica, con aggiornamento del quadro e dimensionamento delle protezioni dedicate. Vanno poi raccolte le certificazioni dell'installatore, dall'abilitazione dell'impresa alla dichiarazione di conformità a fine lavori, e definita la contabilizzazione dei consumi, con sistemi di misura dedicati quando l'impianto serve più utenti.

5. Costo di installazione di una colonnina e agevolazioni IVA applicabili

Per stimare correttamente quanto costa installare una colonnina serve distinguere il prezzo dell'hardware dal costo chiavi in mano: il primo è il solo dispositivo, il secondo include opere elettriche, pratiche burocratiche e certificazioni. Fermarsi al listino della wallbox restituisce una cifra parziale, spesso lontana dalla spesa reale. Il costo chiavi in mano è il riferimento corretto per valutare l'investimento e calcolare l'incidenza del bonus.

Sul totale incidono anche le agevolazioni IVA, che cambiano l'economia complessiva dell'intervento. L'aliquota applicabile dipende dalla qualificazione dell'intervento, dalle caratteristiche del bene installato e dalla tipologia di immobile: la differenza tra aliquota ordinaria e aliquota agevolata può spostare in modo sensibile il prezzo finale. Le agevolazioni IVA non escludono gli altri incentivi fiscali disponibili, e vanno valutate in combinazione con il bonus colonnine per ottimizzare il beneficio complessivo.

Quali voci compongono il costo di installazione di una colonnina di ricarica?

Il costo si scompone in più voci, ognuna con un peso variabile sul totale. Il dispositivo di ricarica, colonnina o wallbox con la sua elettronica di gestione, è il punto di partenza, a cui si aggiungono la posa e la manodopera per installazione, attivazione e collaudo dell'impianto. Pesano poi le opere elettriche e murarie, dalla linea dedicata al quadro fino alle protezioni e all'adeguamento del contatore, e infine la progettazione e le pratiche, che comprendono dimensionamento, adempimenti amministrativi e certificazione finale.

Sul prezzo pesano alcuni fattori tecnici ricorrenti. La potenza della wallbox o della colonnina è il primo, seguito dalla distanza tra il punto di consegna e il quadro elettrico: più lunghi i passaggi cavi e più complesse le opere murarie, più sale la spesa. Anche un eventuale adeguamento della potenza contrattuale incide in modo diretto sul totale.

Nelle installazioni domestiche la variabilità è ampia proprio per queste ragioni strutturali. Un garage o un posto auto lontano dal contatore richiede scavi, passaggi cavi lunghi e talvolta un quadro dedicato, mentre una wallbox a ridosso del contatore di casa si risolve con poche opere. Le configurazioni più onerose nascono dalla distanza e dagli adeguamenti elettrici, voci che è bene mettere a preventivo prima dell'inizio dei lavori.

Come incidono agevolazioni, rimborsi e limiti di spesa sul costo effettivo?

Il bonus colonnine è un contributo che copre l'80% del prezzo di acquisto e posa della colonnina o della wallbox, lasciando a carico del beneficiario il 20% delle spese ammissibili. Su questo 20% si gioca la convenienza effettiva dell'intervento, perché è la quota che resta definitivamente a chi installa, al netto del rimborso.

I massimali fissano un secondo limite oltre alla percentuale. Per i privati il rimborso domestico arriva fino a 1.500 euro, per i condomìni fino a 8.000 euro sulle parti comuni; per i professionisti in regime forfettario l'infrastruttura non deve superare i 20.000 euro di valore, mentre per le imprese il canale di domanda cambia a seconda che l'impianto sia sotto o pari/superiore a 375.000 euro. Massimali e soglie di valore determinano sia l'importo recuperabile sia il canale procedurale da seguire.

Sul costo reale pesa anche la tempistica del rimborso. Le spese vanno documentate e il contributo arriva solo dopo, a valle delle verifiche: tra installazione, domanda e liquidazione passa tempo, e questo sposta sul beneficiario l'intero esborso iniziale fino all'accredito. La dotazione di fondi pubblici, pari a 40 milioni per il 2022 e il 2023 e ridotta a 20 milioni per il 2024, aggiunge un rischio ulteriore: a sportello aperto le risorse possono esaurirsi prima della scadenza, quindi conviene presentare domanda nei primi giorni della finestra.

6. Tariffe di ricarica per auto elettriche in Italia: come si calcola il prezzo al kWh

Il prezzo della ricarica in Italia si misura in euro per kWh, ma il dato grezzo non basta a confrontare le offerte: incidono anche le tariffe a tempo, i costi di accesso o di sessione e le condizioni degli abbonamenti. Per orientarsi sul mercato 2026, conviene tenere a mente alcuni ordini di grandezza. La ricarica domestica con wallbox si aggira intorno a 0,25 euro/kWh, pari a circa 4 euro ogni 100 km; la pubblica in corrente alternata sale tipicamente tra 0,50 e 0,70 euro/kWh (8-11 euro/100 km) e la fast in corrente continua tra 0,56 e 0,70 euro/kWh, con punte fino a 0,82 euro/kWh sulle stazioni ad altissima potenza (HPC).

Dietro la cifra finale ci sono tre componenti che conviene tenere separate: il costo dell'energia, la quota fissa della fornitura e l'ammortamento dell'impianto di ricarica. L'ammortamento, insieme ai costi fissi, abbassa il costo unitario man mano che cresce l'energia erogata nel tempo. Conoscere questa scomposizione cambia il modo di leggere le tariffe e aiuta a valutare quando un investimento in wallbox privata ripaga rispetto alla sola ricarica pubblica.

Come si compone il prezzo della ricarica al kWh?

Il prezzo al kilowattora è la somma di più voci. Il nucleo è il costo dell'energia, a cui si aggiungono gli oneri del gestore e le eventuali commissioni di sessione o costi fissi, che variano da operatore a operatore. Su molte reti pubbliche scattano poi sovrapprezzi legati al tempo di occupazione della colonnina, pensati per liberarla a ricarica conclusa. Il tipo di ricarica è la variabile che pesa di più: la corrente continua (DC) costa sistematicamente più della corrente alternata (AC) a parità di operatore, perché l'infrastruttura fast è più costosa.

Per calcolare il costo reale di una ricarica completa servono i kWh effettivamente immessi in batteria, non quelli teorici. Una parte dell'energia si perde nella conversione e nell'efficienza di carica, quindi i kWh fatturati superano quelli accumulati: le perdite di conversione vanno messe in conto nel calcolo. Si moltiplicano i kWh per il prezzo unitario e si aggiungono eventuali costi di sosta, di sessione o di abbonamento per ottenere il totale.

Gli incentivi all'installazione, come il bonus colonnine, non toccano la tariffa energetica ma agiscono sull'ammortamento: riducendo il costo iniziale dell'infrastruttura, abbassano il costo medio per kWh sull'intero ciclo di vita dell'impianto. Restano però legati a finestre di disponibilità e a risorse limitate, quindi vanno pianificati e non dati per scontati nel calcolo di convenienza.

Quando conviene la ricarica domestica rispetto a quella pubblica?

La ricarica domestica è quasi sempre la più economica, soprattutto sfruttando fasce orarie favorevoli o contratti con prezzi notturni: a circa 0,25 euro/kWh contro 0,50-0,70 euro/kWh della pubblica AC, il differenziale è netto. Il divario per chilometro raddoppia o triplica passando dalla wallbox di casa alla colonnina pubblica, e cresce ancora sulla fast DC.

Il confronto pratico serve a quantificare due cose: il risparmio annuo di un veicolo elettrico e il tempo di rientro dell'investimento in una wallbox privata. Per chi percorre 15.000 km l'anno la differenza tra ricarica domestica e pubblica può valere diverse centinaia di euro, e con il bonus all'80% sull'installazione il rientro dell'investimento nella wallbox si accorcia sensibilmente. La convenienza è massima per chi può ricaricare a casa la notte e usa la rete pubblica solo per i viaggi lunghi.

Per fissare gli ordini di grandezza aiuta uno scenario di riferimento, da leggere come ipotesi di lavoro e non come misura puntuale. Considerando un'utenza domestica tipo che percorre circa 15.000 km l'anno con un consumo intorno ai 15-17 kWh/100 km, il fabbisogno annuo può collocarsi sui 2.300-2.500 kWh: ricaricata a casa a circa 0,25 euro/kWh, questa energia tende a costare nell'ordine dei 580-620 euro l'anno, contro i 1.350-1.500 euro che la stessa quantità richiederebbe intorno a 0,60 euro/kWh sulla pubblica AC. Il risparmio annuo della ricarica domestica può così attestarsi tra i 750 e i 900 euro in uno scenario di questo tipo. Su una wallbox da circa 1.500 euro chiavi in mano, scontata all'80% dal bonus colonnine fino a un esborso netto intorno ai 300 euro, il rientro tende a maturare entro il primo anno d'uso; anche senza incentivo, resta in genere sotto i due anni.

Resta utile distinguere il prezzo al kWh tra ricarica domestica, pubblica lenta e fast charging, perché i differenziali pesano sul costo finale. Operatore, potenza erogata, localizzazione e servizi aggiuntivi spostano la tariffa anche a parità di tipo di ricarica: sulle reti di Enel X Way, Be Charge, A2A E-moving, Ionity o Plenitude On the Road lo stesso kWh può costare in modo diverso. Confrontare le reti prima di abbonarsi evita di pagare un sovrapprezzo evitabile sui chilometri percorsi più spesso.

Prezzo indicativo della ricarica per tipologia, in €/kWh e in € ogni 100 km (mercato 2026).
Tipo di ricarica Prezzo (€/kWh) Costo per 100 km
Domestica con wallbox circa 0,25 €/kWh circa 4 € / 100 km
Pubblica in corrente alternata (AC) 0,50 – 0,70 €/kWh 8 – 11 € / 100 km
Fast in corrente continua (DC) 0,56 – 0,70 €/kWh
Altissima potenza (HPC) fino a 0,82 €/kWh
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Domande Frequenti

Chi può richiedere il bonus colonnine per privati, condomìni, imprese e professionisti?
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Quanto copre il bonus colonnine di ricarica e quali sono i massimali per privati e condomìni?
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Quali spese sono ammissibili con il bonus per l’installazione di una wallbox o colonnina?
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Come si presenta la domanda per il bonus colonnine di ricarica tramite Invitalia?
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Quali documenti servono per ottenere il contributo per l’installazione di una colonnina di ricarica?
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Quando si apre la finestra per richiedere il bonus colonnine e quali scadenze bisogna rispettare?
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In quali casi l’installazione di una colonnina richiede CILA, SCIA o altri titoli abilitativi?
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Quali requisiti tecnici e norme CEI vanno verificati prima di installare una colonnina di ricarica?
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Come si calcola il costo reale di installazione di una colonnina di ricarica con incentivi e IVA agevolata?
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