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La pompa di calore per riscaldamento a pavimento si dimensiona sui consumi reali, più che sui soli metri quadri. Qui trovi dimensionamento, prezzo e consumi in bolletta e quanto costa il riscaldamento a pavimento per 100 mq, con taglie e incentivi 2026.

Partiamo dalla conclusione utile: a decidere la taglia giusta è l'energia che serve davvero a scaldare casa tua, più che i kW dichiarati in scheda tecnica.
Il pavimento radiante lavora con acqua a bassa temperatura, di solito tra 30 °C e 35 °C, ed è qui che la pompa di calore rende al massimo. A quelle temperature serve meno energia per lo stesso comfort rispetto ai radiatori tradizionali. Il punto di partenza reale sono i consumi e le dispersioni dell'edificio, prima ancora dei metri quadri.
Un dimensionamento fatto bene non guarda solo alla potenza per scaldare gli ambienti. Deve tenere insieme anche la produzione di acqua calda sanitaria, così l'approvvigionamento resta costante, e spesso un accumulo che immagazzina energia termica per rilasciarla quando serve. In molti impianti si aggiunge un backup, come una resistenza elettrica o una caldaia di appoggio, per i giorni più rigidi. Sono questi elementi a decidere la taglia, non la sola metratura.
In uno scenario tipico per una zona del Nord Italia, due case di 100 mq in classe C possono chiedere pompe diverse a seconda degli elementi accessori collegati al riscaldamento. Una villetta con ACS integrata e resistenza elettrica di riserva per i picchi invernali tende a richiedere 8-10 kW, contro i 3-7 kW di un impianto che scalda solo gli ambienti — con modelli come Daikin Altherma 3 R o Vaillant aroTHERM plus in questa fascia.
La potenza dipende soprattutto da quanto la casa disperde e da com'è costruita: isolamento e fabbisogno termico pesano più della superficie presa da sola. Gli elementi da mettere sul tavolo sono questi:
Il legame è facile da enunciare e delicato da azzeccare: i kW vanno rapportati insieme alla superficie servita e all'isolamento, mai a uno solo di questi. Sbagliare il conto qui si paga due volte: una taglia scarsa lascia scoperti i giorni più freddi, mentre una scelta abbondante alza il prezzo d'acquisto e fa lavorare peggio la macchina, che si accende e si spegne in continuazione.
C'è poi la resa reale del sistema, che dipende da superficie posata, passo di posa, massetto e inerzia termica. ✅ Una pompa che gira a regime costante consuma meno e dura di più: è questo l'obiettivo pratico, più che rincorrere il numero più alto sulla targa.
La taglia non si legge sul metro. Che tu debba scaldare 100, 150 o 200 mq, il numero di partenza sono le dispersioni termiche e le caratteristiche dell'edificio, più che la sola superficie. La potenza cresce con superficie e dispersioni insieme, e due case della stessa metratura possono chiedere pompe molto diverse.
L'errore più comune è scegliere i kW guardando solo i metri quadri, saltando il calcolo termotecnico che pesa isolamento e clima locale. Una pompa dimensionata bene dura di più e consuma meno. L'errore di taglia si paga comunque: nei picchi freddi se la macchina è scarsa, in bolletta e rendimento se è sovradimensionata.
Si parte da un calcolo dei kW necessari, che tiene insieme superficie e qualità dell'involucro. Conviene leggere le curve prestazionali del produttore alla temperatura di progetto, non il solo valore nominale in etichetta: ti dicono quanta potenza avrai davvero nel tuo clima, non in laboratorio.
Prendi una casa di 100 mq con impianto radiante e buon isolamento: il fabbisogno in genere si aggira tra 3 e 7 kW. È un buon riferimento per quel tipo di abitazione. Se però sali di superficie, la potenza non cresce in proporzione ai metri quadri: contano l'isolamento e la distribuzione del calore, più che un semplice moltiplicatore.
Con il pavimento radiante, che lavora a bassa temperatura, la potenza richiesta è spesso inferiore rispetto a un sistema ad alta temperatura. È un vantaggio concreto. 📉 Su superficie e isolamento nella media, una taglia medio-piccola è spesso sufficiente: costa meno all'acquisto e rende meglio nell'uso quotidiano.
Su 150 e 200 mq il fabbisogno va valutato con più variabili in gioco, altrimenti il rischio di sotto o sovradimensionare cresce. Si parte sempre dal calcolo termotecnico, poi entrano gli aspetti impiantistici. Ecco quelli che spostano davvero la taglia:
Prima di guardare il totale in fondo al preventivo, conviene capire cosa lo compone. Un impianto così si valuta su due fronti: quanto spendi per installarlo e quanto spendi per farlo funzionare, anno dopo anno. Il costo vero si legge sul lungo periodo, perché contano la durata dei componenti, la manutenzione e gli eventuali incentivi o detrazioni fiscali che riducono la spesa.
Per non fare confusione, tieni le voci separate: da una parte il costo di acquisto della macchina e dei materiali, dall'altra il costo di posa, cioè l'installazione vera e propria. Il costo di esercizio è la terza voce, quella che paghi ogni mese tra consumi e manutenzione. Sommare le tre voci senza distinguerle rende impossibile confrontare due preventivi con lo stesso totale ma contenuti diversi.
La sola macchina costa, a spanne, tra 6.000 e 15.000 euro. È un intervallo largo perché dipende da potenza, tecnologia, taglia ed efficienza del modello che scegli.
A muovere il prezzo sono soprattutto le caratteristiche tecniche e la configurazione: un monoblocco e uno split non costano uguale, e il marchio fa la sua parte. Che sia un Daikin, un Viessmann o un altro produttore, il dimensionamento pesa sul risultato più del marchio in etichetta.
Poi c'è quanto integri il sistema: collegarlo a un impianto fotovoltaico o a un accumulo alza il prezzo iniziale. Accessori come puffer, bollitore e unità idroniche servono spesso a farlo funzionare bene, quindi vanno messi nel conto fin dall'inizio.
Il prezzo chiavi in mano mette insieme fornitura, posa e avviamento. Vederlo scomposto ti aiuta a confrontare due preventivi che, a parità di cifra finale, possono contenere cose molto diverse. Un buon preventivo è dettagliato riga per riga: se te lo tengono vago, chiedi. Le componenti tipiche comprendono la fornitura della macchina — unità esterna e interna — e la componentistica idraulica: kit, accumulo, bollitore o puffer, collettori e regolazione. Ci sono poi la posa in opera, con i collegamenti idraulici ed elettrici, il collaudo e le pratiche di avviamento e documentazione, e infine i lavori accessori — adeguamenti idraulici ed elettrici, rifacimento del quadro, opere nel locale tecnico o sostituzione di un vecchio generatore.
Su cantieri complessi la voce dei lavori accessori può pesare parecchio, soprattutto in una ristrutturazione. È lì che due preventivi si distanziano, più che sul prezzo della macchina.
In uno scenario tipico — una villetta di 100-120 mq in classe C, zona climatica E — un impianto aria-acqua da 7-9 kW con pavimento radiante può richiedere tra 12.000 e 18.000 euro, tra macchina, kit idraulico, puffer da 200-300 litri e posa.
Modelli come Daikin Altherma 3 o Vaillant aroTHERM plus ricadono in questa fascia. 💶 Su una ristrutturazione con vecchi radiatori, i lavori accessori tendono a pesare per un ulteriore 15-25% del totale.
Oltre al controllo annuale di routine indicato nel libretto d'impianto, la legge impone anche una verifica periodica dell'efficienza. Per gli impianti tra 12 e 100 kW il DPR 74/2013 richiede un controllo di efficienza energetica ogni 4 anni, eseguito da un tecnico abilitato: se il rendimento è sceso di oltre il 15% rispetto al valore iniziale, va ripristinato con una tolleranza del 5%. Il DPR 146/2018 aggiunge i controlli sulle perdite di gas fluorurati, obbligatori per contenere le emissioni del refrigerante in atmosfera. Tenere il libretto aggiornato non è solo un obbligo di legge: torna utile anche se un giorno vuoi vendere casa o accedere a un incentivo.
Il pavimento radiante lavora a bassa temperatura e distribuisce il calore in modo uniforme: comfort alto e spesa contenuta. Con una pompa di calore ben regolata puoi ridurre il consumo elettrico fino al 25% rispetto a una gestione poco curata, a parità di condizioni d'uso. 📉 È però un margine legato alla regolazione quotidiana dell'impianto, più che un taglio automatico in bolletta.
Quando valuti i costi, tieni separati l'investimento iniziale e la spesa annua di esercizio. Installare un radiante può costare più di un sistema tradizionale, ma le bollette nel medio periodo tendono a essere più basse. Il conto torna sul lungo periodo, e vale per 80, 100 come per 150 mq.
La bolletta annua non dipende da un numero solo, ma da un insieme di condizioni. Il rendimento stagionale pesa più di tutto e si misura con il COP e lo SCOP, cioè quanto calore rende la pompa per ogni kWh di elettricità che consuma: il COP è il valore istantaneo, lo SCOP la media sull'intera stagione. Attorno a questo dato ruotano gli altri fattori:
A parità di superficie, la spesa annua cambia soprattutto con il fabbisogno termico reale (kWh per metro quadro), la coibentazione e il tipo di immobile: nuovo, ristrutturato o energivoro. Una villetta nuova da 150 mq ben coibentata può consumare meno di una vecchia da 80 mq. Il costo annuo pesa quanto l'investimento iniziale nel calcolo della convenienza reale.
C'è poi la differenza tra nuova costruzione e ristrutturazione. Posare il radiante in una casa già abitata richiede spesso lavori più invasivi, e questo pesa sul costo dell'opera. Il contesto di partenza cambia le carte: conviene metterlo in conto prima di firmare, non dopo.
Il pavimento radiante ha molta inerzia termica: scalda piano e trattiene a lungo. Per questo conviene tenerlo acceso in modo continuo, invece di rincorrere accensioni e spegnimenti che fanno impennare la spesa. Cronotermostati, regolazione climatica e controllo per zone servono proprio a rendere i prelievi più lineari, tagliando avvii e picchi.
Rispetto ai radiatori, il pavimento lavora con temperature di mandata più basse, e questo si traduce in meno energia richiesta. La bolletta ne risente in positivo: a parità di comfort, spendi meno per scaldare.
Se poi abbini un impianto fotovoltaico e un accumulo, una parte dell'elettricità che consuma la pompa la produci tu. ☀️ L'autoconsumo abbatte la quota elettrica e ti rende più indipendente dalla rete, soprattutto nei mesi soleggiati.
Per farti un'idea concreta: una pompa di calore aria-acqua abbinata a pavimento radiante, in una casa di 100-120 mq ben isolata, consuma indicativamente tra 2.500 e 4.500 kWh l'anno di elettricità per il solo riscaldamento. È solo un ordine di grandezza — cambia con clima, isolamento e temperatura impostata — ma ti aiuta a farti un'idea prima di guardare la bolletta.
Più bassa è la temperatura dell'acqua, più la pompa è efficiente. Con la mandata tipica del pavimento radiante, tra 30 °C e 35 °C, il COP sale e la spesa scende. Bastano pochi gradi d'acqua in meno per far salire il COP: è il motivo per cui radiante e pompa di calore vanno così d'accordo.
Lo SCOP allarga lo sguardo all'intera stagione e dice quanto rende la macchina in media, tra mezze stagioni e mesi rigidi. Uno SCOP più alto vale meno elettricità prelevata su tutto l'anno, ed è il numero da guardare più del dato di targa istantaneo.
Il consumo annuo nasce da com'è fatta la casa e da come usi l'impianto: dispersioni e profilo d'uso pesano più di tutto. In pratica contano queste voci:
Per stimarla si parte dal fabbisogno termico annuo e lo si divide per il rendimento stagionale: consumo elettrico ≈ fabbisogno termico annuo ÷ SCOP. Moltiplicando i kWh così ottenuti per il prezzo dell'energia hai l'ordine di grandezza della bolletta. Resta una stima indicativa, non un preventivo, e cambia con clima, tariffe e uso reale.
Per leggere davvero la bolletta non fermarti ai kWh: guarda il costo per kWh, lo SCOP e il profilo d'uso. C'è differenza tra calore erogato e kWh prelevati dalla rete, ed è proprio quella differenza a misurare quanto è efficiente la tua pompa.
La pompa di calore sposta calore, non lo brucia. Preleva energia termica da una sorgente esterna e la porta, attraverso un circuito chiuso, all'acqua che alimenta il pavimento radiante. Un fluido termovettore trasporta il calore dalla macchina ai circuiti annegati nel massetto.
Nel pavimento il calore si diffonde soprattutto per irraggiamento, in modo uniforme e senza moti d'aria. Raggiunta la temperatura, l'elevata inerzia del sistema la mantiene stabile, ma chiede una regolazione precisa della mandata. Il risultato, rispetto ai terminali tradizionali, è un comfort più uniforme, senza stratificazione dell'aria calda in alto e fredda ai piedi.
Non tutte le pompe sono uguali. Le aria-acqua, le acqua-acqua e le geotermiche si distinguono per la sorgente da cui prelevano calore, e questo cambia sia la resa stagionale sia l'investimento iniziale. La sorgente decide costi e rendimento più della potenza sull'etichetta.
Infine lo schema dell'impianto conta quanto la macchina. Uno schema progettato male perde rendimento e crea problemi di comfort, che poi paghi in bolletta per anni.
Il costo cambia parecchio da una tipologia all'altra.
Un impianto aria-acqua resta il più accessibile, in linea con i 6.000-15.000 euro di sola macchina visti in precedenza, perché non servono scavi né pozzi. Una pompa acqua-acqua pesa di più sul preventivo, tra pozzo di emungimento e autorizzazioni per l'uso della falda. La geotermica resta la più cara in assoluto, spesso tra 25.000 e 40.000 euro per un'installazione residenziale, perché le sonde verticali richiedono perforazioni importanti — un investimento che si ripaga con un rendimento più stabile negli anni.
La pompa trasferisce calore da una sorgente esterna all'acqua dell'impianto attraverso un ciclo frigorifero inverso. Compressore, evaporatore, condensatore e valvola di espansione lavorano insieme: è lo stesso principio di un frigorifero, usato al contrario per scaldare.
La regolazione climatica adegua la temperatura di mandata a quella esterna, così la macchina non produce acqua più calda del necessario. Meno gradi inutili significano meno sprechi e un comfort più stabile in casa.
Nel riscaldamento a pavimento la pompa fornisce acqua a bassa temperatura, di solito tra 30 e 35 °C, ai circuiti annegati nel massetto. È questa temperatura bassa a rendere efficiente il sistema, oltre che confortevole.
D'estate, se impianto e macchina sono predisposti, si può invertire il ciclo e far circolare acqua fresca, di solito intorno a 15-18 °C. Lo stesso impianto rinfresca gli ambienti, usando il pavimento anche per il fresco.
Lo schema mette in fila diversi componenti, dal lato macchina al lato pavimento. Sapere cosa c'è dietro il preventivo ti aiuta a capire se manca qualcosa. Gli elementi tipici sono questi:
Conviene distinguere due circuiti: il primario, lato pompa e sorgente, e il secondario, lato pavimento con collettori e circuiti radianti. Il bilanciamento idraulico dei circuiti è ciò che evita stanze calde e stanze fredde nella stessa casa.
Non tutte prelevano calore dallo stesso posto, e questo cambia sia la spesa sia la resa. Le tre tipologie principali si distinguono così:
La scelta dipende dal terreno, dagli spazi disponibili e da quanto sei disposto a investire in partenza. Un rendimento più costante nel tempo spesso ripaga la spesa iniziale più alta.
Sì, se l'impianto e la macchina sono predisposti per l'inversione di ciclo. In quel caso la pompa fa circolare nei circuiti annegati nel massetto acqua fresca, di solito tra 15 e 18 °C, invece di acqua calda. Il raffrescamento a pavimento è più delicato di quello di uno split: niente correnti d'aria dirette, ma anche una capacità di raffreddamento più contenuta nelle giornate più calde.
⚠️ Va gestita con attenzione l'umidità: serve un controllo del punto di rugiada per evitare condensa sulle superfici, quindi collettori e regolazione vanno dimensionati anche per questa funzione, non solo per il riscaldamento invernale. Chiedi all'installatore se l'impianto che ti propone è già predisposto, altrimenti il fresco d'estate resta solo sulla carta.
Il refrigerante è il fluido che circola nel circuito frigorifero e trasporta il calore dalla sorgente esterna all'acqua dell'impianto. Oggi la maggior parte delle pompe di calore residenziali usa l'R32, ma il Regolamento F-Gas UE 2024/573 sta cambiando le carte in tavola. Dal 1° gennaio 2027 sarà vietato immettere sul mercato pompe di calore monoblocco sotto i 12 kW con un refrigerante a GWP — il potenziale di riscaldamento globale del gas — pari o superiore a 150: una soglia che l'R32, con GWP 675, non rispetta.
Il sostituto più diffuso è il R290, cioè propano, con un GWP di appena 3. ⚠️ Rende bene ma è infiammabile, quindi l'installazione richiede requisiti di sicurezza specifici secondo la norma EN 378, tra distanze minime e ventilazione del locale tecnico. Il passaggio ai soli refrigeranti naturali per questa fascia di potenza sarà completo dal 1° gennaio 2032: una transizione già iniziata, non una scadenza lontana.
Utilizza il cursore per selezionare l'area disponbile per l'installazione dell'impianto.

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