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Entro il 2026 il Prezzo Unico Nazionale lascia spazio ai prezzi zonali: ecco cosa cambia davvero in bolletta, zona per zona.

💡 Il passaggio da PUN ai prezzi zonali cambia il modo in cui si forma il prezzo dell'energia elettrica che paghi in bolletta. Oggi il PUN, cioè il Prezzo Unico Nazionale, è un prezzo medio dell'energia all'ingrosso uguale per tutta Italia. I prezzi zonali, al contrario, sono differenziati per area geografica: cambiano in base a domanda e offerta locali, disponibilità di infrastrutture e produzione di energia nella zona.
Qui conviene fermarsi su una distinzione che la riforma rende urgente: il prezzo zonale di cui si parla oggi è un prezzo all'ingrosso, calcolato dal GME (il Gestore dei Mercati Energetici), non ancora la voce che leggi in bolletta. La trasformazione in un prezzo zonale retail, applicato davvero ai consumi di famiglie e imprese, è l'oggetto della riforma 2025-2026, non un dato già disponibile. Capire questa differenza spiega perché l'argomento genera tanta confusione: si parla di due prezzi diversi con lo stesso nome.
L'Italia è, oggi, l'unico Paese europeo che applica un prezzo unico su tutto il territorio nazionale. Ad eccezione delle pompe di calore, ogni acquirente di energia elettrica italiano paga il PUN invece di un prezzo differenziato per zona, mentre il resto d'Europa lavora già con mercati suddivisi per area. È questa anomalia, maturata per ragioni di semplicità del mercato, a rendere il mercato elettrico italiano il caso che la riforma UE vuole correggere.
La transizione dal Prezzo Unico Nazionale alle tariffe zonali dell'energia scatta dal 2025, e apre una fase di transizione energetica nel sistema di prezzo dell'elettricità in Italia. Non è un passaggio che avviene in un giorno solo: il 2025 segna l'inizio del percorso, non il momento in cui tutto cambia all'improvviso. Per chi legge la bolletta, questo significa che il PUN resta il riferimento ancora per un periodo, mentre il nuovo sistema si costruisce intorno a lui.
Il punto di partenza aiuta a misurare il cambiamento. Nel febbraio 2024 il PUN era sceso a 87,63 €/MWh, il valore più basso dal luglio 2021: un mercato all'ingrosso tornato relativamente tranquillo dopo la crisi energetica degli anni precedenti. È questo il livello da cui parte il confronto quando i prezzi zonali arriveranno davvero in bolletta.
La riforma del mercato elettrico europeo nasce con un obiettivo duplice: più energie rinnovabili in rete e meno oscillazioni di prezzo per famiglie e imprese. Negli ultimi anni la fluttuazione dei prezzi dell'energia ha pesato parecchio sulle bollette, ed è proprio quella fluttuazione che il legislatore europeo vuole ridurre, aumentando la resilienza del sistema energetico europeo.
Un punto va chiarito subito: la riforma non riscrive il meccanismo con cui si forma il prezzo dell'energia elettrica. Il mercato resta basato sul prezzo marginale, lo stesso principio di oggi. Per attutire gli shock a breve termine, la riforma punta su due strumenti contrattuali — i PPA e i CfD, approfonditi più avanti in questo articolo — oltre che su nuovi investimenti nelle rinnovabili: correttivi dentro il mercato attuale, non un mercato nuovo.
La riforma UE del mercato elettrico ha già definito sei misure concrete:
Il 14 marzo 2023 la Commissione Europea ha proposto la modifica alla regolamentazione del mercato elettrico che ha dato il via a tutto il processo. La proposta tocca quattro testi normativi: l'Electricity Regulation, l'Electricity Directive, la Renewable Energy Directive e l'ACER Regulation — il pacchetto che insieme ridisegna le regole del mercato elettrico europeo.
A completare il quadro c'è la REMIT, la Regulation on Wholesale Energy Market Integrity and Transparency: il regolamento richiamato dalla riforma per rafforzare trasparenza, sorveglianza e integrità del mercato elettrico e per impedire abusi di mercato. È la parte della riforma che riguarda più da vicino la fiducia nel sistema: regole uguali per tutti gli operatori, e controlli più stretti su chi le aggira.
L'analisi di mercato indica tre motivi principali dietro la spinta verso i prezzi zonali:
⚠️ Non esiste ancora, oggi, un valore ufficiale di prezzo zonale per il 2026. Quello che si può raccontare con certezza è il calendario normativo che porta al passaggio: la data in cui potrebbe scattare, e i due scenari ancora aperti su come cambierà il sistema.
Secondo l'art. 13 del D.lgs. 210/2021, l'Italia potrebbe superare il PUN a partire dal 2025. È il riferimento normativo che fissa la possibilità del cambio, non ancora la certezza della data definitiva.
RSE ha delineato due scenari alternativi per quella scadenza. Nel primo, lo status quo resta in vigore e il PUN continua a essere il prezzo di riferimento. Nel secondo, il PUN viene superato e nascono mercati zonali veri e propri, con un prezzo distinto per ciascuna zona del Paese. Quale dei due prevarrà dipende dalle decisioni che arriveranno nei prossimi mesi.
La cifra manca perché la decisione stessa non è ancora stata presa: il sistema oggi si trova nel bivio tra i due scenari di RSE, status quo oppure superamento del PUN, e nessuna fonte ufficiale ha pubblicato un valore di prezzo zonale valido per il 2026. Qualunque numero circolasse oggi sarebbe una stima non verificabile, non un dato della riforma. Il modo corretto di muoversi, nell'attesa, è seguire il calendario normativo invece di un prezzo che ancora non esiste.
Il prezzo zonale orario nasce nel Mercato del Giorno Prima (MGP), dove ogni giorno si contrattano prezzo e quantità di energia elettrica per il giorno successivo. Il meccanismo è semplice nel principio: il prezzo che si forma oggi in asta è quello che varrà domani, zona per zona, in base al rapporto tra domanda e offerta locali. È da qui che parte tutta la filiera dei mercati dell'energia descritta in questa sezione.
Il Mercato Infragiornaliero (MI) è composto da più sessioni successive nello stesso giorno, pensate per correggere quello che si è deciso nel MGP. Non è un mercato parallelo: è un aggiustamento continuo, sessione dopo sessione, che permette di modificare prezzo e quantità già fissati in precedenza man mano che arrivano informazioni più aggiornate su domanda, offerta e produzione — per esempio quella degli impianti rinnovabili, più difficile da prevedere con largo anticipo.
Il Mercato per il Servizio di Dispacciamento (MSD) serve a tenere in equilibrio la rete in tempo reale. Qui Terna, il gestore della rete elettrica italiana, acquisisce le risorse necessarie per risolvere le congestioni interne alle zone, costituire riserve di elettricità e bilanciare il sistema istante per istante. È il livello del dispacciamento MSD a garantire, concretamente, che la corrente non manchi mai: gestisce gli squilibri che il MGP e il MI, da soli, non possono prevedere del tutto.
Nei mercati dell'energia — il Mercato del Giorno Prima e il Mercato Infragiornaliero — operano diversi soggetti, ciascuno con un ruolo preciso:
L'impatto dei prezzi zonali non è uguale in tutta Italia: dipende dalla zona in cui vivi o lavori. Alcune aree rischiano di pagare di più, altre di pagare meno di oggi, ed è proprio questa differenza territoriale il cuore della riforma.
L'analisi di RSE indica effetti opposti da nord a sud. La Sicilia, storicamente penalizzata da prezzi zonali più alti, finora è stata avvantaggiata dal PUN unico nazionale — ma con il passaggio ai prezzi zonali potrebbe trarne beneficio, grazie alla crescita delle rinnovabili sull'isola e allo sviluppo della rete di trasmissione.
Per la zona Nord vale lo schema opposto. È un'area che storicamente ha pagato meno con i prezzi zonali rispetto al PUN nazionale; con il superamento del PUN rischia quindi di trovarsi penalizzata, perché destinata a registrare prezzi più alti delle altre zone del Paese.
Nessuna fonte disponibile oggi quantifica l'impatto in euro o in percentuale sulla bolletta di una famiglia o di un'impresa. L'effetto dipende dalla zona: chi vive in Sicilia e chi vive al Nord non partono dalla stessa situazione, quindi nemmeno l'effetto finale sarà lo stesso. Diffida di qualunque stima di risparmio generico, promessa uguale per tutta Italia: con i prezzi zonali il «quanto cambia» resta sempre una domanda locale, mai nazionale.
⚠️ Un indice "prezzo zonale" unico e pubblico, paragonabile al vecchio PUN, oggi non c'è ancora. Chi cerca un numero aggiornato deve guardare al portale ufficiale del Gestore dei Mercati Energetici (GME), dove sono pubblicati gli esiti reali dei mercati elettrici all'ingrosso, zona per zona.
Il GME, il soggetto che fissa i prezzi di equilibrio dell'energia negoziata, pubblica gli esiti dei mercati all'ingrosso zona per zona sul proprio portale ufficiale. È lì che si trovano i prezzi reali del Mercato del Giorno Prima e del Mercato Infragiornaliero, aggiornati giorno per giorno: la fonte corretta per chi vuole seguire l'andamento del mercato elettrico, non una stima di terzi.
Quello che si trova oggi sul portale del GME è un dato all'ingrosso, calcolato zona per zona per il mercato elettrico, non ancora il prezzo zonale retail che finirà in bolletta con la riforma. Finché la riforma non sarà pienamente operativa, consultare il GME significa guardare il mercato all'ingrosso, non la propria bolletta: due numeri diversi, anche se nascono dallo stesso meccanismo di prezzo.
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